Butto giù

Le parole non trovano forma. Le dita premono sui tasti della tastiera senza una direzione, senza una meta, spinte dal solo istinto di voler dire qualcosa. Cosa? Mi scappa un sorriso, ma continuo a scrivere, e le parole escono e prendono forma. O almeno così credo. Non ho il coraggio di leggerle, ma continuo a scrivere. Ho un dubbio e mi domando: ho realmente qualcosa da dire e scrivere? Un altro sorriso, e senza rendermene conto ho scritto qualcosa. Cosa? Ma alla fine, per scrivere devo dire qualcosa? Devo dare davvero significato alle parole?

Il bicchiere, col suo liquido dal colore ambrato, mi chiama. Lo ascolto, lo afferro e lascio il suo liquido entrare nella mia bocca. Il sapore è dolce e la bocca amara, e le parole continuano a uscire e continuano ad accavallarsi l’una su l’altra. Alzo lo sguardo, quasi intimidito, nel leggere quello che sta venendo fuori, e la timidezza alla fine ha la meglio sul coraggio. Lo riabbasso e continuo a premere i tasti, come se stessi cercando qualcosa oltre di essi. Ma non lo trovo e continuo. Tocco nervosamente il mouse: le mani sono sudate, me ne accorgo e lo lascio stare, come se il mio tocco umido gli desse fastidio. Ma è solo un mouse.

Mi giro verso il bicchiere: è vuoto. Ma proprio lì accanto c’è un pacchetto di sigarette che mi ero promesso di non toccare. Era lì da giorni, ma cazzo, il bicchiere è vuoto e mi sale un dubbio: lo riempio o ne accendo una? Fanculo, le faccio tutte e due.

Allora mi alzo, prendo la bottiglia con il liquido del solito colore che c’era nel bicchiere prima, e lo riempio. Poso la bottiglia e afferro nervosamente il pacchetto. Tiro fuori una sigaretta, ma prima di accenderla lascio che il nuovo liquido del solito colore entri nella mia bocca, sempre amara, e subito dopo accendo la sigaretta e lascio che il suo fumo si mescoli al dolce amaro che avevo già in bocca. Ora quello che sento è schifo puro. Ma continuo a bere, a fumare e a premere tasti.

Alzo lo sguardo e quello che mi trovo davanti agli occhi è una serie di parole messe in fila in più righe. Sono tante. Hanno senso? La domanda è più forte della voglia di scoprirlo e allora afferro il bicchiere e stavolta, non degusto: butto giù. Alzo di nuovo lo sguardo e il sorso di prima ha lo stesso senso delle parole che mi trovo scritte davanti ai miei occhi. Hanno senso? Tocco il mouse, ma stavolta le mani non sono sudate. E questo mi basta.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Si narra che molti grandi scrittori riuscissero ad essere piú creativi anche grazie al bere; nonostante l’ alcool offuschi la lucidità mentale e faccia strage di neuroni. A piccole dosi, magari, sigaretta e alcool placano l’ ansia, passa la sudorazione e comincia la “creazione”.

  2. Mi è piaciuto perché riesci a rendere fisico il blocco: non “spieghi” l’ansia di scrivere, la fai vedere nelle mani, nel mouse, nel bicchiere che chiama. È un pezzo che gira in tondo e proprio quella ripetizione dà l’idea della spirale: alcool e fumo come carburante e come sabotaggio insieme. Il finale è bello nella sua modestia: non arriva una rivelazione, arriva un micro-segno che vale più di una certezza.

  3. Ciao Daniele, è stato bello leggere il tuo testo e rivedermi in questo flusso di coscienza. Complimenti per lo stile: mi piace il ritmo che riesci a dare.

  4. Il tuo testo descrive con efficacia il tormento del blocco creativo, utilizzando un ritmo sincopato che restituisce bene l’agitazione del protagonista. Mi piace molto l’uso dei dettagli sensoriali e fisici per dare corpo a uno stato mentale astratto.