Cacciatori e prede

Serie: Micio


La ricerca da parte del grillo di una melodia da "frinire" come richiamo, diventa pretesto per parlare d'amore, mentre un topolino teme di diventare preda del felino

Il fischio del treno e lo stridio delle sue ruote nei pressi della stazione distraggono i tre animali. Il topo, facendosi quanto più invisibile, si gratta i dentini, rosicchiando un pezzo di legno. Il grillo, scende dalla spiga, per mettersi al sicuro dietro al felino che pensieroso si sistema la coda tra le zampe.

«A cosa pensi, amico mio?» chiede Cris.

«Mi chiedo perché la natura animale sia crudele e perché non possa essere  diversa. Insomma, mi faccio delle domande, senza sapermi rispondere.»

«Io non mi faccio i tuoi pensieri, perché, pur essendo grillo, non ho grilli per la testa, caro mio. So però, perché lo vedo e lo sento, che c’è chi scappa e chi rincorre, chi ha la meglio e chi soccombe, chi vive a danno di un altro che muore!»

«Se posso dire la mia» si intromette il topolino, tirando fuori il musetto dal suo nascondiglio «è una questione che riguarda sì la natura, ma anche la coscienza di ognuno!»

«Ma da dove sei uscito che parli così bene?» esclama stupito il grillo.

«Sarà uscito dalla mamma, no?»

«Non intendevo in quel senso. È un modo di dire, quando qualcuno, a prima vista insignificante, dice qualcosa di interessante. Ecco.»

«Mi stai dicendo che questo pedante e saccente topolino comincia a esserti simpatico?»

«Beh, non mi dispiace. Riguardo alla coscienza, credo che potrebbe aver ragione se si potesse affermare che al di là dei condizionamenti genetici e sociali, l’individuo è libero di scegliere come comportarsi.»

«Beh, se l’individuo non fosse libero di scegliere il proprio agire, sarebbe alla mercé di un burattinaio che lo manovra come meglio gli pare.» chiosa il topo «per per cui non avrebbe né meriti né colpe!»

«Come un automa privo di volontà!» concorda l’insetto, saltellando sul muretto. «Tu cosa ne pensi, Micio?»

«Riguardo alla mia coscienza…»

«Aspetta, aspetta!» lo interrompe il grillo «che mi è venuta l’ispirazione giusta per una bella melodia.»

«Un’altra delle tue?»

«Sentila che questa è buona!» asserisce, frinendo la canzone.

«Allora, com’è?» chiede entusiasta.

«Guarda, commuove così tanto che è difficile non mettersi a piangere!»

«Quindi, va bene?»

«Non direi proprio.»

«E perché?»

«Non ci arrivi?»

«Dove?»

«A capire.»

«Ah, pensavo di dover partire.»

«Mi spiego meglio: il tuo canto è così commovente che per tutta la durata dell’incontro con la tua bella, non faresti altro che asciugarle le lacrime.»

«Per tutte le antenne dei miei avi, così non andrebbe bene!»

«Ma non avevi detto di essere un sentimentale?»

«Sì, ma piangere, distoglierebbe dal fare altro!»

«Capisco: piangere non fa bene all’amore.»

«Devo cambiare melodia, altrimenti anziché fare festa consumerei solo fazzoletti!»

«Eh, sì!»

«Ma cosa dicevi a proposito della tua coscienza?» taglia corto, per cambiare discorso.

«La mia coscienza?… Riguardo alla mia coscienza» continua schiarendosi la voce «io sono nato gatto e sono gatto nel mio essere nato gatto. A parte questo, io sono d’accordo con voi due, in quanto non abito solo eredità genetiche immodificabili; in me, ci sono comportamenti che, seppure innati, possono essere cambiati. Infatti, io vivo anche l’esperienza del pensiero che mi aiuta, attraverso la ragione, a capire e a vivere la vita, come più essa si addice al mio volere. Così l’istinto di uccidere per mangiare mi ripugna, anche se sono consapevole che potrebbe tornare a far parte del mio presente, qualora non avessi altra scelta che quella di procacciarmi il cibo macchiato di sangue!»

«Oh, sei vegetariano, per lo più, dunque?» domanda il topolino, sporgendosi da una fessura del terreno.

«No, non lo sono.»

«Mangi o non mangi la carne?»

« Io non caccio la carne, anche se la mangio!»

«Oh, che esempio di notevole coerenza essere contro la caccia ma mangiare la carne cacciata da qualcuno altro!»

controbatte il topo.

«Ti do ragione, topo impertinente! D’altra parte non saprei veramente di cosa nutrirmi, in alternativa alla carne!»

«Vuoi che io ti faccia l’elenco delle proteine vegetali?»

«No, perché le conosco.»

«E quindi?»

«Quindi, io non sono un cuoco.»

«Cosa c’entra?»

« Nel senso che al mio pasto provvede mio padre putativo».

«Tuo che?»

«Un vecchio umano che mi dà vitto e alloggio, che mi tiene al caldo e a cui voglio addirittura bene.»

«Come potresti non essergli affezionato, dopo tutto quello che ti dà?» obietta il grillo, saltellando su una spiga di grano.

«Voglio bene al vecchio umano, perché mi piacciono le sue coccole e perché mi permette di stare qui a parlare, senza che il mio istinto abbia il sopravvento su di me e su di voi.»

«Beh, se è vero ciò che dici, ti va dato merito che sei veramente bravo nel tenere a bada il gioco del gatto con il topo!» commenta il roditore, mettendo fuori il muso bianco.

«Però, mangi ciò che altri uccidono!» gli fa notare Cris.

«Sì, è vero. Il mio vecchio mi nutre con scatolette che contengono carne. È così.» si scusa Micio.

«A differenza degli umani che potrebbero fare a meno di macellare anime innocenti e cibarsi solo di alimenti vegetali» ribadisce il topolino.

«Oh, gli umani lasciamoli stare! Quelli sono così limitati che, pure avendo la possibilità di stare tutti bene, fanno la lotta a chi sta meglio a discapito degli altri!» sentenzia la bestiolina saltellante.

Continua...

Serie: Micio


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