CangOro e la ricchezza

Serie: RACCONTI DA QUARANTENA - SECONDA PARTE


In una remota zona delle pianure australiane, aveva fatto fortuna un canguro molto sveglio, capace negli affari, fortunato quanto basta e lungimirante su alcuni investimenti.

Aveva portato il suo capitale da poche centinai di dollari a più di mezzo miliardo in soli quattro anni; era diventato proprietario di yatch club e di tennis club, di ristoranti stellati e locali per servizi notturni, di pozzi petroliferi e di una miniera d’oro.

Era ormai una star, un magnate, noto in tutto il paese e non solo, visto che stava per tentare una scalata ad una grande società di telecomunicazioni con base a Singapore.

Basso, robusto, sempre elegante, con una camicia arancione a fiori e shorts marroncini con ampie tasche; mai con le scarpe, sempre con le infradito, portava un berretto da baseball sulla testa, lasciando però uscire le lunghe orecchie appuntite. Al polso portava un rolex d’oro, comprato ad un’asta di beneficenza e gli piaceva farsi vedere con grossi occhiali da sole, scuri e di gran classe.

– Mi donano un’aria, come dire, professionale! – ripeteva sempre in pubblico, ostentando una grande sicurezza e determinazione.

La stessa forza di volontà che lo aveva portato lì, nel mondo in cui l’oro e i soldi possono comprare qualsiasi cosa, o almeno così si pensa.

Cangoro, questo il suo appellativo data la fortuna economica ormai consolidata, può comprare di tutto. Macchine, telefoni, abbigliamento a più non posso, barche e persino un aereo privato. Anche la compagnia di una bellissima cangura dell’est, dolce ma tenace, mai accondiscendente e molto, molto, focosa.

Ma quando si ritrova da solo, nel suo grattacielo alle porte di Sidney, con lo sguardo sul tramonto sulle acque di una delle baie più belle del mondo, ecco che qualcosa lo assale.

Impercettibile all’inizio, ma via via sempre più forte, intenso, ansiogeno. Un senso di vuoto, di impotenza, di incapacità. Qualcosa gli manca, eppure ha tutto.

Ma cos’è?

Prova a chiederselo in tutti i modi, senza tuttavia avere risposta.

Si scola un bicchiere di whiskey, sperando di trovare la risposta in fondo al bicchiere.

Ancora nulla.

Poi lo sguardo gli cade sulla famiglia di canguri che vive nella baraccopoli vicino al suo grattacielo, quella che viva dei sui scarti, della sua compassione e dei suoi rifiuti.

La risposta è lì, in quelle tenere carezze che si scambiano, sereni, i membri di quella famiglia.

A lui manca, ed è l’unica cosa che non può comprare. Una famiglia.

– Pazzesco – dice prima di andare a letto – Sono pieno di soldi, e non posso comprare ciò che di più prezioso al mondo vorrei.

Scolato l’ultimo bicchiere, si addormenta triste nel suo letto d’oro. Ricco, ma solo.

Tutto l’oro del mondo,
non vale un buon amico
(Bud Spencer)

Serie: RACCONTI DA QUARANTENA - SECONDA PARTE


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