Capodanno in giallo
«Scusi, signorina.»
«Sì?»
«Volevo solo un’informazione. Lei per caso è una prostituta?»
Raggiunsi Bocca prima che la ragazza gli assestasse un cazzotto sul naso. «Lo scusi, è ubriaco!» dissi spintonandolo via, mentre la ragazza, visibilmente alterata, sbraitava frasi ingiuriose al nostro indirizzo, fra cui percepii un «Brutta testa di cazzo» e «Froci impotenti».
Ci facemmo largo fra la ressa di gente devastata coi cappellini da festa che ballava nella villa dell’antiquario Manrico Lamberti, scelta come luogo per trascorrere il veglione di Capodanno.
Bocca era un amico di lunga data, ed era un tipo problematico per vocazione e viziato per educazione. Ma quando beveva, e questo succedeva sempre più spesso da che era all’università, perdeva ogni freno e diventava incontenibile. Per questo motivo avevo scelto una facoltà diversa dalla sua. Per stargli alla larga, perché ero stanco di toglierlo dai guai. E quel Capodanno sarebbe stato il canto del cigno della nostra amicizia.
Anno nuovo, amici nuovi.
Lo appuntellai a una colonna vicino al sontuoso buffet. «Ascoltami!» gli urlai «Tu adesso mangi delle tartine che ti fanno da spugna. E ti riprendi un po’, porcamiseria!»
«Ma…» replicò il demente ridacchiando.
«Niente ma. Abitualmente già al terzo Americano non ti si può più vedere. Con l’open bar di stasera quanto cavolo hai bevuto?» Non aveva finito di contare i drink che gli avevo già piazzato in bocca una fetta di pan brioche spessa come un dizionario. «Ingoia que’ e datti un contegno che fra poco è mezzanotte» dissi porgendogli una fiamminga di tartine al salmone che dovevano assorbire tutto quell’alcol.
E lo assorbirono, riportandolo a un velo di presentabilità.
Puntuale la mezzanotte arrivò con il consueto conto alla rovescia fatto di brindisini, baci sbagliati, e trenini appiccicosi. Come per magia eravamo nell’anno nuovo, anche se ci sentivamo uguali a prima.
Cioè, i soliti stronzi.
Poi, improvvisamente, un urlo sovrastò la musichetta brigicci bardò bardò.
Un urlo vero, non di festa.
Nel grande salone, disteso sul tappeto persiano, giaceva il corpo del padrone della villa, il signor Lamberti, noto collezionista d’arte e, evidentemente, di rancori. Aveva un cavatappi d’argento a forma di fallo conficcato nel cuore.
Seguì il panico. Qualcuno svenne, qualcuno sostenne chi sveniva, qualcuno chiese se il buffet fosse ancora disponibile.
«È morto» disse Bocca, inginocchiandosi accanto al corpo dell’antiquario.
«Complimenti, super detective» sbuffai facendomi largo fra il capannello di gente «lo vedo anch’io che non respira.»
La polizia tardava: la villa era il classico edificio isolato nel bosco con la strada ghiacciata e la nebbia per guarnizione.
Il nuovo anno appena nato mostrava già tutta la sua ostilità.
Qualcuno propose di chiudere tutti dentro ‘per sicurezza’. Insieme ad altri io annuii, ma Bocca sogghignò. L’idea di un giallo da risolvere per Capodanno lo divertiva come un pazzo.
Chissà che gli salta in mente adesso a quel dannato psicopatico, rimuginai.
Nonostante le mie accorate obiezioni, “Bocca no – Bocca sitzt – Bocca cuccia qua”, lo stolido iniziò a indagare aggirandosi circospetto fra gli ospiti, prendendo chissà quali deliranti appunti mentali. Lo osservai sbirciare nei bicchieri di champagne abbandonati un po’ ovunque, nelle scollature delle signore, e poi anche ascoltare le conversazioni sempre più concitate degli astanti con dissimulato disinteresse.
Stranamente, però, le sue scriteriate indagini andarono a buon fine.
Scoprimmo, infatti, che tutti odiavano questo Lamberti: la moglie tradita, il socio truffato, l’artista umiliato, persino il cuoco, a cui Lamberti aveva detto che il parmigiano sulle vongole era “stiloso”.
«Troppi colpevoli,» sospirai.
«Troppi onesti» ribatté Bocca con tono austero. «Per la legge dei contrari, noi dobbiamo cercare…il meno arrabbiato.»
Prima che lo mandassi a fare in culo sul serio, Bocca mi arpionò la mano a paletta indicandomi una nana grassa, intubata in un robe soirée rouge, seduta scomposta su una poltrona Luigi XVI, che mangiava del panettone con calma quasi offensiva.
«Sì vabbè, e adesso questa chi sarebbe?»
«La nipote di Lamberti» mi sussurrò Bocca «e non sembra sconvolta.»
«Ma tu come diavolo le sai tutte queste cose? Uhm, però in effetti sembra sollevata,» gli risposi oramai ipnotizzato anch’io dal suo delirio investigativo.
La affrontammo. La nana ingioiellata ci guardò come si guardano due eschimesi a Riccione.
«Mio zio meritava di morire» disse sputazzando via i canditi del panettone «ma non l’ho ucciso io.»
«Peccato» commentò Bocca facendole il baciamano. «Sarebbe stato elegante.»
A un certo punto il maggiordomo iniziò a sentirsi osservato.
Troppo osservato.
Nel salone della festa adesso tutti lo stavano fissando, scuotendo il capo.
Il maggiordomo accennò un inchino, e poi si licenziò.
«Seguiamolo, presto!» disse Bocca strattonandomi la giacca.
Lo trovammo in cucina, intento a lucidare posate già perfette.
Confessò senza resistenza.
«Vent’anni di servizio» disse. «Mai un grazie. Mai un aumento. Solo critiche. Quando ho visto quel pene d’argento… ho capito che era il momento.»
La polizia arrivò che gli ultimi fuochi d’artificio illuminavano fiocamente i finestroni della villa.
Il cadavere di Lamberti fu issato su una barella e trasportato via dal personale paramedico.
Il maggiordomo si costituì quasi subito agli sbirri che iniziarono, comunque, il solito trantran di domande e controdomande a tutti i presenti, come persone informate sui fatti.
Bocca e io ci lanciammo un’occhiata di superiorità. Naturalmente, ebbi il mio bel daffare per evitare che Bocca – per la sua delirante megalomania – dicesse delle astruserie agli inquirenti, facendoci incarcerare per direttissima senza processo. Ma bastò fare dei cenni ai poliziotti alludendo al suo etilismo, perché il nostro interrogatorio terminasse senza ripercussioni. Poi noi con questo cespite di Lamberti non avevamo veramente niente a che fare.
Anzi, saltò perfino fuori che eravamo due emeriti imbucati alla festa, cosa che ci attirò lo sdegno degli altri invitati.
Alle tre di notte, mentre le sirene si allontanavano, e tutti tornavano finalmente alle loro macchine, detti a Bocca una pacca sulle spalle: «Beh allora…buon anno…»
Ma Bocca scoppiò in una risata scomposta.
«Adesso che ti ridi, minchione?» gli domandai perplesso.
«Niente, niente ma stavo pensando che…»
«Che?»
«Che con me ti sei sempre divertito. O no?»
Ci pensai su un attimo, abbozzai un mezzo sorriso.
«No.»
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Simone. Non sai quanto ti invidio anche solo per esserti cimentato con un racconto giallo, genere decisamente complicato. E funziona bene, anche per il linguaggio non troppo politicamente corretto. E poi, il maggiordomo… 🙂
Ciao Antonio. E pensa, l’ho dovuto riscrivere più e più volte perché aveva un linguaggio ancora più politicamente scorretto (è una mia piccola battaglia). Grazie per l’apprezzamento. A presto.
A mio parere, una battaglia che ha senso!
👌
Ritmi, descrizione dei personaggi, atmosfere, contesti sociali che ricordano le trame dei romanzi di Agatha Christie.
Superba l’impietosa sfrondatura finale di Bocca, sconclusionato compagno di merende appartenenti ad un’epoca inevitabilmente superata, ormai diventato una anacronistica zavorra non più collocabile nel mosaico della vita del protagonista.
La ferocia riversata con sobria eleganza sull’inopportuno Bocca mi riporta alla memoria la brutale esecuzione, in stile Arancia Meccanica, del parimenti urticante Gostino, al punto da ipotizzare una identità
Siamo sempre lì, nella zona del crepuscolo fra vita passata e vita futura.
Mi sembrava che il giallo e il capodanno si combinassero bene insieme.
Forse ha funzionato.
Gostino e Bocca sarebbero sicuramente amici, o forse no – per eccessiva somiglianza.
L’accoppiata ha funzionato grazie alla tua mano
Bontà tua
Compenserò. in modo proditorio, nelle modalità a te note
Ciao Simone. Non sono mai stato un amante dei gialli, ma questo racconto mi ha completamente fregato. Ritmo perfetto, dialoghi fulminanti e una voce narrante che ti trascina dentro senza chiedere permesso. L’ironia è tagliente, i personaggi sono vivi (e parecchio storti) e l’ambientazione di Capodanno è una trovata splendida. Più che un semplice mistero, è una piccola commedia nera con il coltello tra i denti. Bravissimo.
Grazie Daniele, ‘piccola commedia nera con il coltello tra i denti’ mi lusinga tantissimo. Se trovassi la lampada di Aladino un desiderio sicuramente andrebbe alla possibilità di scrivere libri del genere black comedy. Grazie di essere passato.
Bravo Simone, sei riuscito a creare un giallo, con delitto in una festa e risoluzione del caso, con un testo breve e un detective a rischio di coma etilico. Un racconto che cattura l’ attenzione e fa sorridere, alla faccia del povero Lamberti, nella versione humor nero, ma leggero.
Un detective a rischio di coma etilico, ahah, ora sei tu a far sorridere me con questa definizione perfetta. Lamberti dopo il parmigiano sulle vongole era già spacciato.
Grazie sempre M. Luisa del tuo tempo.
“Bocca era un amico di lunga data, ed era un tipo problematico per vocazione e viziato per educazione.”
Non dico che questa frase mi ha fatto ridere, ma sorridere sí; insomma mi é piaciuta.👏 👏 👏
😀