Carenza d’affetto
“Madame, sto per darvi un’indiscutibile prova del fatto che i vostri desideri sono per me ordini ai quali non mi posso sottrarre”.
Il marchese de Sade finì di preparare il frustino ungendolo con del lardo caldo, spalmandolo lentamente e ponendo una meticolosa cura nel far penetrare il grasso in ogni piccola screpolatura del cuoio. Ci mise qualche minuto a condurre a termine l’operazione e, in questo tempo, mai staccò gli occhi dalla donna che, immobile, gli stava legata di fronte appesa a una trave.
Lei, dopo aver osato a soccombere alla cedevolezza, sembrava assente. La sua nudità, non ancora completa, pareva ora inibirla e nello sguardo vi si leggeva un lontano barlume di pentimento.
“Siete sempre stata la più bella femmina di Francia…”, disse lui coprendole gli occhi con una benda di raso nero.
“Donatien, vi prego. Io non…”.
“Voi cosa? Siete solo una puttana. Come tutte, del resto”.
Il turgore del membro pulsava battiti sincroni al cuore mentre i due organi si scambiavano reciprocamente il comune bollente sangue.
L’afrore di acri umori sprigionati cominciava a mescolarsi nell’aria muffa della stanza in penombra.
Il marchese sollevò le vesti della donna e si mise in ginocchio dietro, annusandole accuratamente il posteriore.
Dopo qualche minuto il volto congestionato gli si deformò e la furia atavica dovette essere liberata.
Il colpo fu inferto.
La donna urlò. E poi ancora, e ancora, mentre il dolore e il godimento l’avvolgevano nel contempo.
“Maledetta… Non m’importa rientrare da dove sono già uscito, chiedo asilo al vostro culo. Ogni altro orifizio è solamente un ricettacolo di immonda sozzura. Voglio il culo. E voi sapete bene quanto me con quale ardore desideriate concedermelo”, le sussurrò montandola.
“No… Donatien… no…”.
Ma il deciso assalto di lui soffocò quella debole e poco convinta protesta.
Infine la liberazione avvenne per entrambi perché, dopo una così veloce e scomposta erezione del tempio, il crollo era inevitabile.
Lei ora piangeva, ma non per il dolore, straziata, confusa, rassegnata.
“Quale vergogna. Quale orrore. Morirò fulminata. Adesso che farò? Ma voi… voi siete divino.”
“Sono divino, dite? Allora prima di iniziare ad adorarmi, potreste cominciare col volermi un poco di bene, madre mia”.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Kadnas, sarò sincera, a costo di attirarmi strali. No, non mi piace, l’ho trovato inutilmente volgare e fastidiosamente maschilista, molto diverso da altri tuoi racconti che ho apprezzato. Spero tu non me ne voglia.
No problem. 🖤