Carnevale

Serie: Agenzia Sullivan & Soci


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Le villette tutte uguali avevano iniziato la routine mattutina che avrebbe portato uomini e donne al lavoro e i bambini a scuola, su tutti i pianeti era sempre la stessa storia, e Prison Planet 001 non faceva alcuna differenza. Rimasi appoggiato ad un palo del telefono mentre fumavo una sigaretta, nella testa cercavo di capire come riuscire a farmi aprire la porta dalla moglie di Vincent; le luci erano accese in quello che doveva essere il salone, ogni tanto, si scorgeva una figura alta e una molto più bassa. A giudicare dalla cosa, quindi, avevamo a che fare con una madre e un ragazzino che faceva i capricci per non essere mandato a scuola quel giorno. La mente viaggiò alla mia infanzia sulla nave dell’esercito, ogni santa mattina accadeva lo stessa a me e a tutti i miei compagni di classe: nessuno voleva apprendere niente o, peggio, essere interrogato. La vita, però, funziona diversamente e ti pone sfide anche se non vuoi raccoglierle, giunsi alla conclusione che c’era un solo modo per farsi dare il benvenuto dalla signora Marlow: la società idrica. Se c’era un’altra cosa uguale in ogni angolo della Repubblica era che la società dell’acqua faceva schifo e il loro servizio era di pessima qualità, spesso uomini e donne suonavano i campanelli incaricati di risolvere questo o quel guasto, questo o quel malfunzionamento; per questo portavo sempre la spilla dell’azienda in tasca, per un periodo avevo svolto quel lavoro davvero, perciò mi sarebbe stato facile fingermi un tecnico. Buttai il mozzicone per terra, quello rotolò lungo il marciapiede fino a cadere in strada, vicino ad un tombino, passai una mano tra i capelli per rimetterli in ordine e mi preparai a sfoderare il mio magico sorriso.

“Buongiorno, immagino che lei sia la signora Marlow” ebbi cura di mostrare tutti e trentadue i denti alla donna bionda e sfatta di fronte a me.

“Sì, sono io, mio marito non è in casa, se lo sta cercando” si abbottonò la camicia da notte che era aperta fino a mostrare un accenno di seno.

“Oh, sì, sarebbe stato meglio che avessi trovato il signor Marlow ma va bene comunque. Mi è stato segnalato un malfunzionamento nello scarico della fogna e dovrei controllare il bagno, se fosse possibile.”

“Ci costerà qualcosa questo intervento?” gli occhi vispi, la bocca piegata ai lati come se fosse pronta a ricevere la notizia della morte di un caro.

“No, no, si figuri. La nostra politica in merito è molto chiara: quando c’è qualcosa che non va il cliente non deve pagare mai. L’intervento sarà del tutto a carico dell’azienda” tornai a sorridere nel tentativo di rassicurarla.

“Va bene, allora può entrare. C’è anche mio figlio con me, non ci faccia troppo caso: è un po’ irrequieto” un sorriso imbarazzato le deformò il viso solcato dalle rughe di chi aveva passato i quaranta.

“Ci so fare con i giovanotti, non si preoccupi.”

La madre si spostò di lato, accanto alla porta, per farmi passare, fu in quel momento che notai sulla sinistra accanto a me tre paia di scarpe ordinate per grandezza. Avrei dovuto, in qualche modo, scoprirne il numero ma non era il momento di fermarsi. Il corridoio nel quale ci trovavamo era arredato come centinaia di altri, un mobile per posare chiavi e altro e poi nulla fino alla fine; sulla destra un arco ci conduceva al salotto, poi solo una porta chiusa.

“Il bagno dove si trova?”

“Lì” la donna indicò l’unico punto possibile.

“Chi è, mamma?” la voce squillante di un nanerottolo mi trapanò il cervello, odiavo i ragazzini, per fortuna non correvo il rischio di averne.

“Si può presentare? O Jake non la smetterà più, se non riceve attenzioni si innervosisce” gli occhi della madre avrebbero convinto anche il peggior criminale del mondo.

“Certo.”

Entrai in sala, sulla destra una grande foto olografica della famiglia al completo troneggiava sopra al caminetto, la belva era seduta sul divano, i capelli rossi come quelli del demonio, lo sguardo vispo che mi scrutava dall’alto verso il basso. Presi posto accanto a lui e gli porsi la mano, continuò a scandagliare ogni dettaglio di me, nemmeno fosse stato un poliziotto con un sospettato, alla fine si decise a ricambiare il cortese gesto.

“Io sono Kenny, e tu?”

“Jake. Giochiamo alla guerra?”

“Quante volte ti ho detto che non si chiede agli sconosciuti se vogliono giocare alla guerra?” la donna si era avvicinata a noi, la bocca tirata in un sorriso d’imbarazzo “mi scusi, le ho detto che è irrequieto.”

“Si figuri, sono abituato ai bambini, non ci faccio caso. Beh, ora devo risolvere un grandissimo problema che potrebbe distruggere il mondo, ma dopo possiamo fare tutto quello che vuoi: affare fatto?”

“Si! Giochiamo alla guerra” il mostro si alzò di scatto e cominciò a correre per tutta la stanza con il rischio di prendere qualche spigolo dritto nell’occhio, il viso era diventato rosso come un pomodoro.

“Controllo gli scarichi e le faccio sapere.”

Mentre la donna teneva a bada il demonio filai al bagno, accanto a quello c’era la camera degli sposi, ne approfittai per dare un’occhiata ma non trovai altro che foto di un matrimonio che non funzionava più da una vita, dormivano in letti separati, forse aspettavano solo che il figlio crescesse un po’ prima di mettere la parola “fine”. Intanto le urla del marmocchio continuavano a fracassarmi i coglioni, gli avrei sparato in mezzo agli occhi se solo non avessi rappresentato la giustizia. Prima di uscire dal bagno mi gettai un po’ d’acqua sui capelli, per simulare il sudore di uno che ci aveva messo l’anima.

“Ha trovato qualcosa?”

“Oh no, per fortuna è tutto a posto, c’era solo un problema di pressione dell’acqua che non riusciva a defluire correttamente. Niente di insormontabile, risolveremo dalla centrale.”

“Adesso giochiamo?”

“Jake, il signore sta lavorando, proprio come fa tuo padre tutte le mattine, adesso non puoi disturbarlo.”

“L’accompagno.”

Una volta all’ingresso finsi di dovermi allacciare la scarpa, che avevo slacciato prima, così approfittai per dare un’occhiata: il numero di quelle di Vincent e del nostro amico combaciava.

Serie: Agenzia Sullivan & Soci


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. Grazie per essere arrivato fin qui Sergio. Sono molto contento che tu abbia trovato il tempo per leggere tutti gli episodi e li stia apprezzando!

      Sul fatto che il capo non stia facendo nulla mi avvalgo della facoltà di non rispondere!