CASSANDRA – parte I

Serie: The Herald from Tevinter


Il viaggio di ritorno da Kirkwall si rivelò essere più lungo del previsto e decisamente più infruttuoso di quanto Cassandra avesse in mente. Si era recata nei Liberi Confini alla ricerca della Campionessa di Kirkwall per convincerla a tornare con lei nel Ferelden e aiutarli a governare nel caos dilagante nel Thedas Meridionale. Le sue speranze erano state vane: aveva trovato una città in preda al caos e invece della Campionessa tornava indietro con un nano e un templare.

Nessuna notizia nemmeno da Leliana, in viaggio verso Antiva dove per l’ultima volta era stata avvistata Verne Cousland, che dopo aver sconfitto l’ultimo Flagello entrò a far parte dei Corvi di Antiva, seguendo la strada del suo compagno, Zevran. Anche dell’Eroina del Ferelden nessuna traccia. La Divina Justinia stava per ricevere notizie molto amare dalle sue due figlie predilette, forse per la prima volta da quando Cassandra ne aveva memoria. Lei e Leliana non avevano mai fallito nel servire la sovrana del Trono Raggiante da quando si trovavano al suo servizio, ma proprio nel momento più importante entrambe facevano ritorno da lei con nient’altro se non un fallimento.

Non aveva idea che non ci sarebbe stato nessuno a cui fare ritorno.

Gli uomini che si recarono al Tempio in soccorso trovarono un solo superstite, una donna. Riferirono che la videro uscire con le proprie gambe dal Tempio ancora in fiamme; dietro di lei una figura femminile, avvolta da una verde luce accecante. Una visione che non aveva niente di reale. Molte furono le ipotesi sulla misteriosa figura che accompagnò la donna fuori dal Tempio, ma si iniziò a diffondere la credenza che si trattasse di Andraste. La donna era uscita dal Tempio, ma non proveniva dal suo interno. Lo spirito verde scomparve, seguito da una sorda esplosione accecante. La donna veniva dall’Oblio.

La donna che salvarono al Tempio delle Sacre Ceneri si scoprì essere Visenya Rhaenirys della Casata dei Figli del Sole Anarieli di Qarinus, del circolo di Vyrantium, una maga del Tevinter. Lunghi capelli corvini, alta e slanciata, dal fisico snello e atletico, ma elegante. Occhi di un verde così intenso che sembravano aver catturato il colore delle foreste, che brillavano persino nell’oscurità della prigione. La pelle diafana rifletteva la luce delle torce, una rarità nelle terre del Nord, che indicavano il suo nobile lignaggio e la purezza del suo sangue. Una bellezza austera e terribile che rifletteva la sua indole. Era come osservare il ghiaccio di un lago in un tramonto di inverno. Bellissimo e intangibile. Placido e tranquillo all’apparenza, ma con un turbine che si agitava sotto la superficie, all’apparenza sopito, tanto grande e potente da poter smuovere le montagne.

Cassandra provava un’inspiegabile attrazione per quella donna, qualcosa che la faceva dubitare della sua colpevolezza, ma non avevano altri sospettati se non lei.

Le girava intorno, incapace di guardarla negli occhi: temeva che quello sguardo di acciaio, più incandescente dello stesso Sole, riuscisse a guardare dritto nel profondo dentro di lei e a trovare i segreti sepolti nelle più remote profondità del suo animo. Oltre a ciò, provava una pericolosa fiducia nei confronti della loro prigioniera e temeva che confrontandosi con lei in modo diretto avrebbe finito per mentire a sé stessa se avesse continuato a pensare di ritenerla colpevole, ma al momento non aveva altra scelta. Si sforzò di essere la solita Cassandra, dura e inflessibile, ma questa volta forse ciò non sarebbe stato sufficiente.

“Dimmi perché non dovremmo ucciderti subito. Il conclave è stato spazzato via. Tutti i partecipati sono morti. Tranne te”.

La prigioniera restò in silenzio, il suo sguardo fisso su quello di Cassandra si indurì. Non era uno sguardo di sfida, ma era come se fosse rimasta offesa dalla domanda.

Cassandra proseguì. Se anche non fosse stata lei la responsabile comunque avrebbe dovuto sapere qualcosa. La cicatrice che portava sulla mano provava che non era certo rimasta estranea agli eventi

“Spiegami questo”. Chiese afferrando la prigioniera per il polso.

La mano sinistra della prigioniera recava una fresca cicatrice sul palmo interno: la natura della cicatrice non era dovuta a nessun’arma di questo mondo; se la si osservava da vicino sembrava uno squarcio che al suo interno aveva catturato una strana e intensa luce verde. Era pura energia.

Visenya si guardò la mano e anche se non era così era come se avesse viso il marchio su di essa per la prima volta: “Non credo di potere”.

“Cosa significa che non credi di potere?”. La pazienza di Cassandra era arrivata al limite: lei e Leliana avevano fallito nel loro compito, il Sacro Concilio era stato fatto saltare in aria e con esso tutti i più importanti dignitari del Thedas Meridionale, inclusa la Divina… non aveva neanche avuto l’occasione di congedarsi da lei un’ultima volta… e ora il mondo era pervaso dal caos e lei non aveva certo tempo da perdere in inutili interrogatori. “Stai mentendo!”. Afferrò Visenya e la scosse con forza. Fu subito fermata da Leliana, fino a quel momento rimasta in silenzio nell’ombra. “Lei ci serve Cassandra!”.

Cassandra lasciò andare la prigioniera, che non sembrò particolarmente sconvolta dall’avvenimento.

Leliana si rivolse a Visenya con un atteggiamento quasi materno, il quale instillò nuovi dubbi in Cassandra sulla colpevolezza della loro prigioniera. Leliana non era certo famosa per essere una donna misericordiosa… “Cominciamo dal principio. E’ vero che sei il nostro unico sospettato, ma ci sono elementi che ci fanno dubitare della tua colpevolezza. Se ci aiuterai a capire per te ci sarà una possibilità. Ricordi cosa è accaduto? Come tutto ha avuto inizio?”.

Visenya inspirò, sostenendo senza problemi lo sguardo di Leliana. “Non cercate di addolcirmi la cosa. Di qualunque cosa mi sospettiate è evidente che sia parecchio grave. Non ho bisogno né di essere protetta né di essere intimidita. Sono solita affrontare le conseguenze di ogni mia azione, ma non ho idea di cosa stiate parlando. Davvero non posso spiegare questo” disse accennando alla mano marchiata “né altre cose. E’ come se mancasse qualcosa nella mia testa, non so cosa sia accaduto”. Vagò con lo sguardo attraverso la prigione nella quale si trovavano. Per la prima volta sembrava essere confusa, smarrita. Ricordare le costava parecchia fatica. “L’ultima cosa che riesco a ricordare chiaramente è il Tempio. Mi trovavo davanti alla statua di Andraste, dove erano custodite le sue Sacre Ceneri. Dopo di allora…”. Si interruppe, incerta su cosa dire, come se non fosse sicura di quello che successe.

Leliana la incoraggiò a proseguire: “Va avanti”.

“E’ come se avessi sognato a lungo, ma sono certa che non si trattasse di un sogno. Ricordo solo che mi ritrovai a scappare da qualcosa in un luogo oscuro e indefinito, il luogo di un incubo, e poi… ricordo una donna”.

“Una donna?”.

“Lei si protese verso di me, tendendomi la mano. Mi protesse da quello che mi stava inseguendo e poi mi spinse via e fu come… risvegliarsi. Dopo di che mi sentii sempre più pesante, sempre più debole. Credo che sia caduta in terra e allora mi addormentai davvero. Mi sono risvegliata in questo luogo”.

Leliana si girò verso Cassandra, il suo sguardo indicava una certa preoccupazione. Negli anni passati al servizio della Divina, Cassandra e Leliana avevano avuto modo di interrogare parecchie persone per conto dell’Altissima, in modo ufficiale o meno. Avevano entrambe esperienza in questo genere di cose, faceva parte delle loro mansioni come Mano Destra e Mano Sinistra della Divina. Sapevano riconoscere la menzogna nelle parole, nei visi e nei corpi delle persone. Entrambe parevano concordare che di essa non vi fosse traccia in Visenya. Se la responsabilità degli avvenimenti al Tempio non era la sua, non avevano idea di quale strada bisognasse percorrere per risolvere il mistero e se la prigioniera non fosse riuscita a ricordare niente la loro situazione sarebbe andata ancora peggiorando…

Stavano perdendo tempo. Cassandra, nonostante fosse dotata di una mente brillante, non amava perdersi in congetture. Era una donna pratica e preferiva le azioni e i fatti alla filosofia. Era necessario fare qualcosa e forse lei sapeva che cosa.

“Vai all’accampamento Leliana. La condurrò allo squarcio”. Visenya aveva passato i giorni seguenti all’esplosione in uno stato di incoscienza, più vicina alla morte che alla vita. Il movimento e l’aria fresca le avrebbero giovato e, inoltre, ripercorrere la strada per il Tempio e vederne ciò che rimaneva l’avrebbero aiutata con la memoria.

Liberò Visenya dalle catene.

“Cosa è accaduto?”.

“Lo vedrai con i tuoi occhi”.

Serie: The Herald from Tevinter


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