Castigo

Serie: My Lai


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il soldato ha perso la ragione.

L’udienza è breve.

Non c’è un tribunale vero. Solo quattro uomini in uniforme. Un tavolo. Un verbale già scritto.

Ci guardano con fastidio, come fossimo spazzatura lasciata sotto il sole.

“Eccesso di forza.”

“Condotta impropria.”

“Crimini di guerra?”

Una risata soffocata, un foglio accartocciato.

“Congedo con disonore.”

Basta così.

Nessuno di noi finirà davvero in prigione. Lo sapevamo già.

Davis si aggiusta la giacca. Williams si passa una mano tra i capelli.

Io firmo senza leggere.

Non chiedo niente.

L’aria fuori è troppo pulita.

La luce mi scava dentro, le voci mi graffiano le orecchie.

Davanti al cancello, Williams si accende una sigaretta. La prima boccata gli si ferma in gola, tossisce. Rido. Un suono secco, vuoto.

«Libertà, fratello.»

Non rispondo.

Davis mi dà una pacca sulla spalla. Sorrido. Falso.

Li guardo allontanarsi. Si confondono con il resto del mondo. Con la gente normale.

Resto fermo.

Non ho nessun posto dove andare.

Il mondo sa.

Cammino tra la gente che sa. Sa cosa ho fatto.

Lo vedo nei loro occhi.

Il vecchio con il giornale che mi fissa di sfuggita mentre fuma. Lo sa.

La donna con il bambino in braccio che mi incrocia sul marciapiede e abbassa lo sguardo. Lo sa.

Il cassiere che mi dà il resto con le mani bianche di paura. Lo sa.

Non parlano, non mi accusano. Ma lo sanno.

Ogni passo scricchiola sotto il peso di quello che ho fatto. Ogni sguardo si appoggia sulla mia pelle e scava dentro.

L’ho ucciso io. L’ho stuprata io. Ho riso. Ho goduto. Ho sparato. Ho guardato. Ho lasciato che succedesse. Ho spinto. Ho affondato. Ho strappato.

Non dicono niente, ma mi vedono.

Un bar. Un bicchiere. Un altro.

La bottiglia scivola tra le dita. Il sapore è amaro, ma non cancella nulla.

«Ehi, amico.»

Una voce. Qualcuno si siede accanto a me.

Occhi spenti. Un altro come me. Uno che è tornato con il cervello strappato e pieno di fantasmi.

Ci fissiamo. Lui lo sa.

Mi porge una sigaretta.

Aspira il fumo. Lo lascia uscire piano.

«A volte sogno che sono ancora là.»

Non rispondo. Bevo.

«A volte sogno… che non siamo mai tornati.»

Resta fermo un secondo, poi ride. Una risata strozzata, sporca.

Io non rido.

Mi alzo.

Cammino.

Le mani in tasca, la testa bassa.

Un vicolo.

Ombre che si muovono nell’angolo della strada. Un uomo. Una ragazza. Lei protesta piano. Lui la tiene per un braccio. La spinge contro il muro.

La sua voce è bassa, viscida. «Dai, piccola, non fare storie.»

Lei scalcia. Lo spinge via. Lui ride.

Il sangue mi esplode nelle tempie.

Lo afferro.

Lo scaravento contro il muro.

Lui si dimena. Grida. Gli spacco la faccia con un pugno. Ancora. Ancora.

La ragazza urla. Non voglio sentire urla.

Colpisco anche lei.

Il suo corpo cade a terra. La bocca aperta, gli occhi sgranati.

Mi fermo. Il fiato corto. Il battito nelle orecchie.

Che cazzo hai fatto?

Guardo le mie mani.

C’è sangue. Sempre sangue. Sempre lo stesso.

Fuggo.

Corro.

I piedi scivolano sull’asfalto bagnato, il respiro si spezza. Il vicolo si chiude su di me, ombre che si allungano sui muri. Il cuore mi martella nel petto. Non mi fermerò.

Non posso fermarmi.

La notte mi inghiotte. Il sangue sulle mani è caldo, viscido, reale. Sempre reale.

Le voci nella testa sussurrano. L’hai fatto di nuovo. Lo farai ancora.

Una stanza d’albergo.

La luce gialla della lampada trema sulle pareti. Mi guardo allo specchio. Lo stesso viso. Gli occhi vuoti. La bocca secca. Non sono più un uomo.

Mi siedo sul letto. Apro la bottiglia. Bevo. Non serve a niente. Non basta mai.

La stanza si stringe. L’aria diventa spessa. Il silenzio rimbomba nelle orecchie.

Chiudo gli occhi. Lei è lì.

In piedi nell’angolo. Il vestito sporco. La pelle bagnata di pioggia e fango.

Gli occhi spenti. Le mani lungo i fianchi. La bocca socchiusa.

Non parla. Non serve.

Io so già cosa vuole dire.

Tolgo la sicura.

La pistola pesa sul palmo. L’acciaio è freddo sulla tempia.

Un respiro.

Due.

Tre.

Premo il grilletto.

Buio.

Silenzio.

E finalmente, niente.

Serie: My Lai


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