
Catalanotia
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
«Che mi dici degli esseri fatati della Foresta Verde?» chiese Martino al corvo «Sono degli estranei anche loro?»
«No, per loro il discorso è diverso. Loro sono cittadini di Caturanga, la cui esistenza è regolarmente attestata nei regi registri di Caturanga. Quindi hanno gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri abitanti di questo regno.»
«Sì» continuò Martino «ma anche loro sono diversi?»
Arturo, pur rimanendo immobile, alzò leggermente il capo.
Non ricevendo subito una risposta, Martino insistette con la sua domanda: «Anche le fate della Foresta Verde sono diverse da noi umani? Anche con loro ci sono delle … come le chiamavi? Ah, sì: incompatibilità?»
Il corvo gracchiò lisciandosi le penne, poi disse: «Ragazzi, si è fatto tardi. Io vi consiglio di approfittare della vicinanza del fiume per riempire le vostre borracce e riprendere subito il viaggio».
Dopo una giornata di cammino, finalmente comparvero all’orizzonte i tetti rosati di un centro abitato.
«Ci stiamo avvicinando alla città di Catanalotia. Ci siete mai stati prima?» disse il corvo saltellando a pochi passi dai suoi compagni.
«No, veramente questa è la prima volta che ci allontaniamo così tanto da Asprapetra» rispose Martino.
«Vedrete» proseguì il corvo «qui la gente è molto ospitale».
«Ospitale come il tuo amico Pantagruele?» disse Martino lanciando un’occhiataccia all’uccello.
Il corvo gracchiò arruffando le penne nere.
«Avete poco da lamentarvi. Nel bene o nel male quel giorno ci avete guadagnato un lauto pranzetto a base di spiedini di carne.»
Al sentire nominare la parola carne, gli stomaci dei bambini iniziarono a brontolare.
«Dove stiamo andando» proseguì il corvo «c’è una mensa dove servono da mangiare gratuitamente ai poveracci come voi».
«A chi hai detto poveracci?» chiese Martino.
«A voi» rispose calmo il volatile «e, quando riceverete la vostra razione, non dimenticatevi di offrirne un po’ anche a me».
«Allora sei anche tu un poveraccio» sussurrò ghignando Martino.
«Certo» replicò il corvo «altrimenti non perderei tempo con due come voi».
Catanalotia appariva come una città in espansione, in cui vecchi edifici demoliti si alternavano ad altri in costruzione. Le vie principali erano piene di botteghe e negozi, in un tripudio di merce in vendita di ogni genere. Gli odori di carne e pesce freschi e di frutta e verdura appena raccolte si mescolavano alle fragranze di pane e dolci sfornati da poco, mentre le voci dei negozianti che chiamavano a raccolta i possibili acquirenti incontravano quelle della gente accorsa a osservare la mercanzia.
Il corvo condusse i due fratelli in una piazza dove una fila di gente attendeva il proprio turno per ricevere una scodella di minestra calda e un bicchiere di succo di mela. Gli chiese quindi di fare altrettanto in modo da ricevere ben più della solita razione di pane che si portavano dietro.
Quel giorno venne servita una zuppa di semolino e brodo di carne molto annacquato che non era un granché, ma con la fame che avevano, i tre viaggiatori non osarono certo protestare.
Improvvisamente, qualcosa catturò l’attenzione di Martino: una grande insegna raffigurante un’indovina nell’atto di fare predizioni attraverso una sfera di cristallo.
«Guarda Arturo, forse abbiamo trovato qualcuno che può finalmente dirci dov’è la mamma.»
«Ma noi sappiamo già dov’è la mamma» commentò Arturo «ti ho già detto che è andata nella Foresta Verde».
«Tu dici sempre che lei è partita per la Foresta Verde» disse seccato Martino «ma ammesso che sia vero, non sappiamo se ci è già arrivata. Magari quella persona potrebbe aiutarci. L’unico vero problema qui è che non abbiamo soldi per pagare».
«Dopo il tramonto non si paga» intervenne Arturo indicando un cartello affisso sotto l’insegna «guarda, è scritto così sulla porta d’ingresso».
Per accedere all’abitazione dell’indovina, Martino e Arturo dovettero salire per due lunghe rampe di scale buie, dopodiché si ritrovarono in un enorme stanzone con le pareti dipinte di verde smeraldo e una porta finestra che dava su un ampio terrazzo. L’indovina, una donna attempata e molto robusta, con i capelli raccolti in un turbante blu scuro, sedeva dietro a un tavolo. Le sue mani piene di anelli d’oro ondeggiavano sopra una sfera di cristallo. Intorno a lei c’erano un sacco di persone che sembravano anch’esse in fervida attesa di una divinazione.
«Uffa» sussurrò Martino «ci toccherà aspettare tanto. Io odio aspettare».
Improvvisamente la sfera si illuminò.
«Ecco, ci siamo» disse la maga «chiudete le tende».
Mentre qualcuno eseguiva l’ordine e la stanza diventava sempre più in penombra, tutti gli spettatori si accalcarono intorno al tavolo, spingendovi anche Martino e Arturo che si ritrovarono loro malgrado compressi in quella ressa.
Arturo sembrava dapprima terrorizzato ma poi molto affascinato, quasi ipnotizzato, da quell’oggetto che diventava sempre più luminoso e iniziava a riempirsi di colori vividi.
«Arturo» gli disse Martino «non ti imbambolare come al tuo solito, presta piuttosto attenzione a ciò che vedrai».
Tra lo stupore generale, nella sfera cominciò a profilarsi l’immagine di una donna giovane, bellissima e molto elegante, che si sistemava i setosi capelli biondi come se si stesse guardando allo specchio.
«Oh» esclamò una delle spettatrici «guardate che bel vestito di seta rosa ha oggi la Duchessa».
All’improvviso la Duchessa si rivolse in modo civettuolo direttamente al suo pubblico, come se potesse vederlo: «Vi piace il mio vestito nuovo? È una creazione del sarto reale di Nuova Flumenargia».
La sfera mostrò poi la nobildonna attraversare con levità un corridoio pieno di arazzi rosa ed entrare in un’enorme sala da pranzo con tende preziosamente ricamate, tutte rigorosamente rosa.
Seduti al tavolo da pranzo, imbandito con una tovaglia ovviamente rosa, c’erano un uomo e due bambini, un maschio e una femmina, anche loro con morbide capigliature dai riccioli biondi e gli occhi azzurri, talmente perfetti ed eleganti da sembrare due bambole.
Martino, a quella scena, sospirò. Si ricordò infatti che a quell’ora era solito sedersi a tavola con la sua famiglia per la cena. Ovviamente i pasti a casa sua erano un po’ più movimentati, con lui che faceva ogni sorta di dispetti a suo fratello, Arturo che brontolava infastidito, la mamma che sbraitava per la gran confusione e il papà che cercava di riportare la pace, non sempre con successo. Tuttavia quei momenti in cui la famiglia era riunita gli mancavano sempre di più, e la scena della famigliola felice e perfetta a cui stava assistendo non faceva che accrescere in lui la malinconia.
«Anche oggi ho qui con me un regalo per il piccolo Aldebrando» disse la Duchessa spalancando i suoi ammalianti occhi azzurri «un giocattolo costruito apposta per lui dal famosissimo Dedalo».
Detto questo, porse al suo bambino un pacchetto dorato. Il piccolo lo scartò avidamente, mostrandone poi il contenuto: un piccolo automa con le sue stesse fattezze, che ballava e cantava lo stesso motivetto in modo ripetitivo.
Quando la sfera si spense e le candele furono accese, gli sguardi meravigliati di tutti si tramutarono in sgomento.
«Il vestito che ho acquistato cinque giorni fa non è più alla moda, lo butterò e ne acquisterò uno identico a quello della Duchessa.»
«Ma avete visto che meraviglia le posate nuove della Duchessa, altro che quella vecchia ferraglia acquistata una settimana fa e che ora mi ritrovo in casa.»
Mentre scendevano le scale, Arturo chiese a Martino: «Ma che ci siamo venuti a fare qui? Alla fine mica ci hanno detto dov’è nostra madre».
«Ma hai guardato bene dentro la sfera?», disse Martino con aria sconsolata.
«Sì» rispose Arturo con lo sguardo trasognato «c’era tanto rosa, troppo rosa. Quando costruirò la mia casa, all’interno ci sarà piuttosto tanto bianco, al massimo un po’ di giallo.»
«Non intendevo questo» aggiunse Martino mentre si apprestavano a varcare la soglia del palazzo «hai visto il regalo che ha ricevuto Aldebrando?»
«Chi è Aldebrando?» domandò Arturo.
«Oh, ma allora tu non presti attenzione a nulla. Aldebrando è il figlio della Duchessa. Hai visto che bell’automa ha ricevuto? Io non riuscirò mai a fabbricarne uno così. Devo assolutamente averne uno originale costruito da Dedalo.»
«Ma con quali soldi? Noi non abbiamo niente.»
Martino rimase spiazzato.
«Hai ragione, allora devo assolutamente procurarmi dei soldi, così potrò andare nel negozio di balocchi e comprarmi tutti gli automi che voglio.»
«A proposito di balocchi» intervenne Arturo «avevi promesso di riaggiustare la mia scatola musicale. Quando lo farai?»
«Getta via quella vecchia robaccia, noi abbiamo bisogno di cose nuove.»
«Ho capito» disse sconsolato Arturo «proverò a ripararlo da solo, ma non so se ci riuscirò».
A Martino venne in mente un’idea.
«No, dammi pure la tua scatola. Ci penso io.»
Serie: Il figlio delle fate
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- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
A lettura ultimata, l’episodio ha confermato le mie sensazioni. Mode effimere, consumismo, apparire piuttosto che essere. Spero di cuore che il buon Martino continui a costruire i suoi automi: una visitina a Dedalo ci sta bene, ma solo per prendere ispirazione.
” c’erano un uomo e due bambini, un maschio e una femmina, anche loro con morbide capigliature dai riccioli biondi e gli occhi azzurri, talmente perfetti ed eleganti da sembrare due bambole.”
Non so perché, ma questa scena mi ricorda un video dei Ferragnez 😂
Ogni episodio una sorpresa sempre nuova, davvero un bel lavoro.
Ci vuole talento ed abnegazione per scrivere favole e racconti allegorici. Ingredienti che qui ci sono, secondo me sarebbe il top come audiobook
Ti ringrazio per il complimento! 🙂