Cenere e scintille 

Titoli di nomi stranieri di negozi con insegne luminose si snodano nel panorama e il Sole è oramai un linea sottile, un ricordo lontano. Le persone spengono le luci, chiudono le porte, abbassano le serrande come per serrare i loro sogni. La notte si distende sulla città come un manto nero ma è una notte silenziosa, priva di stelle. 

Sul tetto del più alto palazzo della città siede un uomo sulla ventina, che da quell’altezza non è altro che un puntino come gli altri. In effetti non ha niente di diverso dagli altri; il suo respiro con il freddo prende forma nell’aria come nuove idee come qualunque respiro, i suoi occhi brillano sotto la luce del giorno o di un’emozione come qualunque sguardo, il suo cuore batte fra i 70 e gli 80 battiti al minuto come qualunque cuore ma non pulsa per le stesse cose. 

Lui si emoziona per le poesie, per la musica, per le parole che avrebbe voluto sentirsi dire, sentirsi gridare. Lui si emoziona se nota qualcosa di diverso nello specchio la mattina di un nuovo giorno, se nota che la sua ombra è più grande di lui, se nota che di lui, talvolta, rimane solo l’ombra.

Guarda inerme la città. Ha le gambe a penzoloni come se si fosse stancato di avere il terreno sotto i piedi, qualcosa a cui aggrapparsi. Dalla sua bocca escono cerchi di fumo che si propagano come una nuova corrente per attraversare i contorni delle case. 

Ormai di quello strumento mortale restano cenere e scintille e una lunga scia di morte che come un aureula circonda l’uomo.

Lui non vede tutto questo.

Lui vede un cielo nero privo di punti a cui aggrapparsi, vede delle case che non gli apriranno mai la porta, che non gli accenderanno mai la luce. Vede dei palazzi che come alte ambizioni si innalzano senza che qualcuno sia in grado di raggiungerli con il dito. È salito perché pensava di poter vedere qualcosa di diverso da quel l’altezza, di poter vedere un po’ di luce nella notte, pensava di poter far parte di essa come tutte le cose nascoste, come i segreti, nascondendosi dal giorno.

Tuttavia la sua visuale non è cambiata.

Ma all’improvviso vede una stella cadente, che gli passa fulminea davanti, pennellando la vasta distesa.

É un segno pensa, è un segno. Cerca di raggiungerla sporgendosi un po’ dal tetto e sì eccola, guarda, è vicina, la puoi toccare. 

Si sporge ancora un po’, eccola, ora che guarda meglio, ci sono anche le stelle stanotte.

Si sporge ancora un po’ e un’altra stella cade dal cielo. Un secondo dopo, di lui, rimane solo la cenere le scintille. 

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