Che Nottata – Quella di un amico di Arturo- Parte 2
Mentre facevo il primo sorso pensavo: cazzo, stasera va a finire male.
In quel periodo mi ero un po’ staccato dal gruppo di amici che avevo. Non so, qualcosa stava cambiando e anche loro mi stavano un po’ stretti. Così il venerdì sera, invece di incontrarmi con loro al bar, prendevo la macchina e mi avventuravo da solo nella Firenze notturna che tanto amo.
Di solito, se incontravo personaggi interessanti e con il mezzo pezzo di coca che avevo preso da Mohammed, iniziato da solo e finito poi in compagnia del personaggio di turno, le cose andavano talmente bene che lui a una certa voleva ricambiare, poi ritoccava a me, e via dicendo fino alle bho del mattino.
Ecco, il personaggio di turno quella sera era Ringhio. Il mezzo iniziato lo avevo in tasca, quindi appoggio la birra sul bancone, lo guardo e gli dico: “Oh, si va in bagno!”
Lui mi guarda: “Ce l’hai te?”
Io confermo con lo sguardo e mi avvio verso il bagno. Lui mi segue.
A volte certe situazioni nascono così spontaneamente. Sembra quasi che quel momento con quella persona in quel bar lo hai già vissuto, da come tutto scorre bene.
Il bagno era vicino alla zona slot, si prendeva un corridoio per arrivarci. Le luci rosse soffuse e l’ambiente erano gli stessi del bar, ma l’odore di acido e di vomito del piscio ristagnato — ed eravamo solo nel corridoio — mi dava l’impressione di entrare in un cesso alla Trainspotting.
Aperta la porta il bagno si presentava stranamente pulito. La luce era molto più accesa. A sinistra c’erano due porte con due latrine dentro, zona evacuazione. A destra un bel lavandino in marmo con doppia zona lavaggio e uno specchio a parete che copriva tutta la zona.
Mentre mi guardo intorno Ringhio mi dice: “Bada che piano in marmo, frà! È perfetto per fare due colpi.”
Lo dice con la faccia di un bambino euforico che non vede l’ora di aprire un regalo.
Io: “Che non eri un fenomeno lo avevo capito, frà. Ma dai!”
E lui: “Perché?”
Lo guardo. Non aveva capito che pippare davanti all’ingresso non era una buona idea. Sarebbe stato inutile spiegarglielo, quindi gli dico solo: “Secondo me è meglio chiudersi in uno dei due cessi. Lì non ci rompe nessuno i coglioni.”
Sorride: “Oh, sei il numero uno, non ce n’è storia.”
Grande Ringhio!
Deciso, si fionda nel cesso. È agitato come un bambino. Una volta entrati chiudo tutto e tiro fuori il necessario. La zona evacuazione era piccola, lo spazio preciso per fare solo quell’atto tanto umano che è cacare e pisciare.
Eravamo così appiccicati che gli sentivo i battiti del cuore. Il cesso era sempre stranamente pulito. Non capivo da dove venisse la puzza del corridoio, perché lì dentro l’odore era sparito.
Pressati come sardine riesco a fare due righe e una sigaretta sul cellulare, con Ringhio che ogni secondo alternava: “Oh dai, ti devi muovere, frà!”, poi: “Oh ma quanto ci metti?”, poi: “Oh ma che hai fatto?”
Lo lascio sfogare. Finché non ho finito io, lui non fa niente. È brutta la smania. Gli chiedo se ha qualcosa con cui fare un pippotto. Tira fuori uno scontrino stropicciato, lo arrotola e me lo passa.
Tiro io. Tira lui. Preparo la sigaretta. Apro la porta e in qualche modo riusciamo a sganciarci.
“Oh, è bona cazzo!” mi dice. “Oh, mi stai simpatico.”
Pausa, tirata.
“Dopo vieni con me, si va a prelevare e se ne prende un altro. Offro io!”
Io: “Ma allora i soldi ce l’hai?”
E lui: “Ce lo si! Ce l’ho precisi, ma siccome tu mi stai simpatico mi garbava fa’ serata con un altro mezzo.”
Lo guardo: “Lo sai che ti dico? Mi stai simpatico anche te. Ne prendo un altro anche io, almeno la serata dura di più.”
Gli faccio l’occhiolino. Lui: “Lo sapevo che eri il meglio! Ora si va e si spacca il mondo!”
E io: “Lo vedrai che si combina, frà!”
La coca aveva già fatto il suo effetto. Eravamo gasati entrambi, euforici, fratelli, pronti a conquistare qualcosa.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
I tuoi personaggi sono veri. Potrebbero frequentare il bar sotto casa mia.
Sono curioso di vedere in quali casini si caccieranno. 🙂
Ciao
Ciao. Mi fa piacere che il testo ti sia piaciuto, grazie. Questo era l’obiettivo: farli sembrare già in giro, prima ancora di scriverli.