Chissà se ti troverò mai…

Chissà se ti troverò mai. Sai a volte me lo domando. Forse rileggerò questa nota con te affianco e rideremo pensando che alla fine è successo, ci siamo incontrati e la nostra storia è iniziata, o forse no. Forse ritroverò questa nota come mi succede di solito, ovvero per caso. A volte mi viene la fissa di guardare cosa ho scritto tempo fa per sentirmi almeno un po’ cambiato; per potermi dire “bravo, non sei rimasto nello stesso punto in cui ti eri incastrato e da cui non riuscivi ad uscire” e sarà probabilmente cosi il modo in cui ritroverò questa nota.

Forse da solo la notte immerso nei pensieri, oppure di giorno, un po’ più distratto, che la leggerò ma ci capirò poco perché il rumore del giorno mi fa perdere l’essenza di queste parole che a volte sembrano avere senso solo di notte, quando le scrivo.

Forse dovremmo creare un dizionario dei significati per le parole diviso per ore. Per esempio, dalle 7 del mattino alle 22 la parola “solitudine” ha un certo significato, dalle 22 alle 7 del mattino ne acquisisce un altro. Di giorno è un momento che ci appartiene ma sembra lontano, di notte invece è tutto ciò che fa parte di noi e da cui non possiamo dileguarci. Di giorno la solitudine non sembra un avversario cosi temibile: basta incontrare qualcuno e subito scompare, si dissolve. Di notte, invece, è il mostro che ci perseguita, ci tormenta, e nonostante non vogliamo la sua presenza, ci segue in continuazione: dalla cucina alla camera da letto fino a tormentare l’anticamera del sonno e con la pretesa di voler entrare pure nei nostri sogni per ricordarci sempre della sua incommensurabile presenza.

Non era partita cosi però questa nota. Non volevo parlare della solitudine, volevo solo parlare di te. Che forse un giorno ti incontrerò, o almeno questo è quello che spero. Non mi interessa se sarà indimenticabile, perfetto, oppure emotivamente forte; a me basta che accada. A volte non serve dire tante cose o farne altrettante tante. Nella vita bisognerebbe usare di più la matematica: ridurre tutto ai minimi termini per poterlo godere appieno. Ed I minimi termini della nostra esistenza è la presenza. A me basta quella. Poi certo,le cose nella vita si complessificano e si differenziano e successivamente sta a noi scegliere qualcosa piuttosto che qualcos’altro, però questo viene dopo. O prima? non importa. L’unica cosa che conta è la presenza. Se ci sei tutto ha senso, se non ci sei un po’ meno. O almeno, faccio più fatica a trovarlo. Ma alla fine tutto torna a te perché se non trovo un senso, mi dico che prima o poi arriverai e lì, sì che allora tutto avrà avuto senso.

Basta però, non voleva essere una nota romantica o cose simili. Anzi mi sento stupido ora ad avere scritto tutto questo. Ma sai cosa? Come mi ha fatto scoprire mia madre in questi giorni si dice “ciccian’culo” dalle sue parti. Tradotto chissenefrega.

Oppure più poetico, sti cazzi. Ma si, dai! Le cose non sempre devono essere fatte per qualcosa, a volte devono essere fatte per qualcuno. E forse questa nota sull’ iPhone è fatta per te, oppure per me che ho bisogno di scriverla.

Non è questo l’importante, ma ritorno a quello detto prima, l’importante è la presenza. Anche questa nota è una presenza. C’è. È qualcosa che è stato pensato e scritto. Punto. Nella vita, la presenza basta e avanza. È motivo di energia: se apprezziamo la presenza di qualcuno che ci ama siamo pronti a sopportare tutto.

Lasciamo stare va. Vado a dormire, forse è meglio.

Se mai qualcuno leggerà questa nota, voglio solo dire una cosa. Spero che la mia presenza nella tua vita sia stata, in qualche modo, davvero una presenza presente e non una presenza assente. Spero di averti trasmesso qualcosa. Magari anche qualcosa che non ti va bene di me ma anche quello è una forma di presenza perché vuol dire che ti ho dato in qualche modo spunto per capire cosa non ti piace e questa è una grandissima forma di presenza perché vuol dire che non ti sono stato indifferente.

Forse è questa la mia più grande paura, l’indifferenza. Mi fa paura come l’indifferenziata: l’idea di mettere tutto assieme perché non si le cose non si possono più dividere, dato che sono tutte troppo contaminate tra loro, mi spaventa. Non vorrei essere il cartone della pizza sporco, perché non è né cartone né pizza e finisce nel cumulo di spazzatura a cui non si sa dare un posto.

Vado a dormire ora, sperando che, rileggendo questa nota la prossima volta, io provi disgusto come quando rileggo tutte le cose che scrivo: questo vuol dire che mi farà schifo ma non mi sarà indifferente. La butterò uguale eh, però almeno nel cassonetto delle “note stupide dopo la mezzanotte” vicino alla plastica, ma non nell’indifferenziata.

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