
Chivalà
Questa storia è ambientata nel paese di Chivalà.
Chivalà è un paese molto grazioso alle pendici di una montagna.
I suoi abitanti sono persone normali abituati ad un tipo di vita abbastanza tranquilla, divisa tra la pastorizia, l’agricoltura e il turismo.
L’unico problema di questo paesino è il loro re. Un omino piccolo piccolo e tarchiatello che si divertiva, in base al suo umore, a decretare leggi insensate.
Se una mattina si svegliava e il getto della doccia non era abbastanza forte decideva di razionare l’acqua per tutti, così succedeva che magari tu eri bello bello sotto la doccia, tutto insaponato e l’acqua si bloccava!
Sapete che noia quando si interrompe l’acqua in quel momento!
E solo per un capriccio del re.
Se invece al mattino la brioche non era abbastanza buona se la prendeva con tutti i panifici costringendoli a cambiare e rifare tutte le loro ricette.
Oppure se dalla finestra del suo studio sentiva troppe risate dei bambini, vietava ai bambini di uscire.
La popolazione era stremata da tutte queste insensatezze.
Un gruppo di cittadini Chivalesi decise quindi di riunirsi in assemblea per studiare un piano d’attacco contro il noioso monarca.
Pensa che ti ripensa ad un omino venne in mente una idea:
“Chiediamo aiuto alla grande strega che vive sulle montagne!”
La strega era una bellissima strega bianca con lunghissimi capelli color dell’oro, lei non faceva brutti incantesimi ma decise comunque di aiutare gli abitanti; avrebbe chiesto aiuto al vento che si sarebbe intrufolato nel palazzo del re e gli avrebbe rubato la capacità di parlare; o almeno lo avrebbe reso balbuziente.
Il giorno seguente la strega bianca chiamò a se tutti i suoi poteri, fece un patto con il vento il quale si insinuò su per le scale del palazzo fino ad entrare nella camera del re, e mentre lui era li che dormiva e russava, il vento gli entrò nelle narici e nella gola portando a compimento l’incantesimo.
Il mattino il nostro re si alzò e non si accorse di niente, oltretutto viveva da solo, anche la moglie lo aveva lasciato a causa del suo brutto carattere. Fece la sua doccia, per fortuna calda e copiosa al punto giusto, mangiò la sua solita brioche e poi si affacciò con sguardo incattivito alla finestra, caso volle che proprio li sotto, in quel momento, passarono due innamorati che si baciavano ardentemente e questa cosa gli diede un fastidio enorme; quanta volgarità in quel gesto!
Quindi si sistemò alla scrivania e subito scrisse la legge del giorno:
“Si vieta a tutti i cittadini di stare vicini, è d’obbligo mantenere l’un l’altro almeno un metro di distanza!”
Quindi si affacciò alla finestra tutto tronfio e fiero per declamare la sua nuova legge:
“U-u-u-u-u-u- u-u-u-di-di-di di te-te-te-te-te teeeee”
Ma cosa gli stava succedendo? Non riusciva a parlare, le parole gli uscivano frastagliate e spezzettate, solo per dire udite aveva impiegato tantissima fatica!
“O-o-o-o-o-o-o-o-r-r-r-r-r-r-r-r-di-di-di-di-di-di-di-di-noooooooo a-a-a-a-a-a-a-a tu-tu-tu-tu-tu-tu-tti-tti-tti-tti-tti”
Il re continuava a parlare cocciutamente, era completamente sudato e la vena del collo era diventata così grossa che gli stava scoppiando, si era fatto tutto paonazzo, ma non si fermava e andò avanti.
Intanto i cittadini avevano bloccato le loro azioni quotidiane, chi sapeva quel che era successo rideva sotto i baffi, gli altri invece erano stupefatti da quel che stava succedendo.
Il re prese un grosso respiro e tentò di andare avanti.
“Di di di di di di di di di di sta sta sta sta sta sta sta sta staaaa reeeeee ad un mm-mm-mm-mm-mm-mm-mm-mm-mm-mm-mm-mm-mm-“
Ma poi non riuscì più ad andare avanti, aveva troppo sforzato le sue corde vocali e li si bloccò; continuando a ripetere “Stare a un mm-mm-mm-mm-mm-mm-mm…
I cittadini quindi capirono che dovevano stare ad un mm di distanza cioè ad un millimetro; ma che strana legge era questa? Cosa era saltato in mente al re?
Comunque erano abituati alle stranezze del loro ditta-re quindi seguirono quello che aveva richiesto.
Certo non era sempre bello dover stare ad un mm di distanza perché capitava che quando ti incontravi con qualcuno per strada dovevi avvicinarti all’altro e stare veramente molto vicino.
Metti che ti capitava uno con le ascelle puzzolenti o il fiato pesante!
Altre volte invece stare così vicino era molto bello e si creavano nuove coppie e nuovi amori; alla fine non era una regola così male.
Fu così che gli abitanti iniziarono a conoscersi meglio e si creò una bellissima energia, nacquero nuove famiglie e tutti erano felici.
Tutti tranne il re il quale sconfortato dai suoi problemi di voce decise di lasciare il trono e andare a vivere isolato; pensate tutto questo solo per una m in più!.
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Molto leggera e coinvolgente!…abbinata al periodo, anche molto profonda. È una di quelle letture che puoi leggere ad un bambino per i suoi toni colorati e divertenti, ma che ad un adulto lasciano un sorriso amaro stampato sulla faccia. Maaaa! Pur sempre di sorriso si tratta! Molto piacevole.
Grazie Maria! Ma che bellissime parole! Sono super felice che ti sia piaciuto! Grazie di cuore! ❤️❤️❤️
Ciao Viola, spero che prima o poi raccoglierai queste fiabe in una raccolta; sono davvero spassose. Quando ho letto del bacio, come Alessandro, ho subito pensato a quest’epoca e al distanziamento sociale. Per fortuna il metro è diventato un millimetro ed è tornato l’arcobaleno 😀
Ciao Micol! Grazie mille… in effetti ci sto lavorando su, o almeno sto cercando di sviluppare una storia breve per trasformarla in un libro, anzi quando sarà pronta se vorrai mi farebbe piacere avere un tuo parere 🙂 Sul distanziamento sociale hai pensato benissimo e in effetti questa storia l’ho scritta durante la quarantena!
Una fiaba divertente e fantasiosa come nel tuo stile, e in un’epoca di distanziamento sociale anche molto indicata.
BRava
Ciao Alessandro! Grazie mi fa molto piacere che ti sia piaciuta! In effetti questa storia l’ho scritta proprio nel periodo di lockdown! Riflettendo sul metro di distanza!