Ci sono le maniglie dietro, lo sai?

Serie: Il fresco profumo di fieno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: [Pronto? Ciao Davide, scusa se ti disturbo, sono Valentina... la mamma di Nicolò, ti ricordi?]

Il passato di Davide riaffiora improvvisamente alla sua memoria, impedendogli di parlare per qualche secondo. Molti ricordi d’infanzia che sembravano persi appaiono vividi.

– … Ciao! Sì mi ricordo! – Gli manca terribilmente Nicolò, da morire. Fino a qualche minuto prima neanche ricordava la sua esistenza, ma solo perché aveva represso per anni quella nostalgia fino a dimenticarla.

– Ecco, ci sono qui tua zia Patrizia e tuo zio Claudio, mi hanno chiesto di chiamarti perché dovevi arrivare quasi un’ora fa da noi…

Davide vorrebbe sfogare tutta la rabbia accumulata sui suoi zii, che invece di rispondere vanno in casa di altri per chiamarlo. Ma non può farlo, sa che ad una certa età non può aspettarsi una grande conoscenza della tecnologia. Sospira, ringrazia e spiega il suo viaggio.

– … se quindi qualcuno potesse venire a prendermi, mi farebbe un enorme favore.

– Ti mando Nicolò, va bene? Resta lì tesoro, ci vediamo tra poco!

Saluta e riattacca. Davide si siede a bordo del marciapiede, lo zaino non è molto pesante ma decide comunque di posarlo a terra. Non sa come si dovrà comportare davanti al suo amico d’infanzia che non rivede da anni, e non sa nemmeno come sia cambiato fisicamente.

Inizia ad essere stanco, quindi smette di pensare e apprezza il tramonto che ha davanti. Un rosso intenso sfuma fino al blu notte, verso Est, dove le prime stelle iniziano a vedersi brillare.

Il rumore di un motorino giunge da lontano.

Con esso, una figura snella e appena muscolosa sopra ad un ciclomotore nero lucido si avvicina.

Davide si alza in piedi, provando una strana paura, quella di non piacere più al suo amico. Se ancora, dopo tutti questi anni, si può definire tale.

Il coetaneo rallenta fino a fermarsi davanti a lui, toglie il casco. Indossa un paio di pantaloncini beige, sporchi di terra, che risaltano le gambe muscolose, ma proporzionate, del giovane. Colorito abbronzato, di chi lavora nei campi tutto il giorno e resta a riposare sul prato fino alla sera. Una peluria scura, che tende a confondersi con la carnagione, ricopre le gambe di Nicolò, e lo stesso vale per le braccia. Mani ancora annerite per la terra toccata. Non sembra più il bambino che è stato. Davide studia il resto del corpo del ragazzo, provando invidia per la pancia piatta che lui non ha. Alza poi lo sguardo, fino al volto: tratti duri, simili a quelli del padre, zigomi segnati. Occhi azzurri. Non li ricordava COSÌ azzurri. Riccioli castani.

Riguardandolo velocemente nell’insieme, sembra un adone in versione campagnola: non curato, ma comunque un gran bel ragazzo. L’espressione è seria, severa. Davide riesce a sorridere imbarazzato, alza la mano in segno di saluto.

Voce maschile, da uomo adulto che ha già vissuto una vita di duro lavoro, addolcita dall’accento toscano.

– Vediamo… Piuttosto pallido, quasi glabro, sbarbato… – Nicolò lo guarda dall’alto in basso – …biondo scuro, occhi verdi… quattrocchi. E quella pancetta? – L’espressione si fa più rilassata, ridacchia.

Davide arrossisce per l’imbarazzo. In effetti, confrontato a lui è piuttosto brutto. Anche in generale forse non si definirebbe più di “carino”, nessuno l’ha mai fatto.

Nicolò continua, divertito.

– Non sei cambiato molto, sai? A parte gli occhiali e, appunto, la pancia.

Davide abbassa lo sguardo, incrociando le braccia sotto al petto in modo da nascondere per quanto possibile anni di mancata attività fisica.

– E sei anche il solito musone! Si, sicuramente sei tu quello che devo riportare a casa!

Davide sorride alle parole di Nicolò, forse davvero non è cambiato nulla tra loro. Indica il motorino.

– Non male il tuo cavallo, oh principe azzurro venuto a salvarmi!

– Visto? – Replica Nicolò – Direttamente dalle scuderie del re! Come stai?

Davide apre la bocca, ma non risponde subito. Tutte queste emozioni assieme lo scombussolano.

– Sono felice… felice di rivederti. – Afferma poi deciso, sorridendo.

– Anche io sono felice, Davide… Dai, salta su, parliamo a casa va bene?

Il ragazzo annuisce ed indossa il casco prestato dall’amico. Sale dietro a Nicolò, cercando di non farsi sbilanciare dal peso dello zaino. Posa le mani sui suoi fianchi, e una vampata di calore lo fa arrossire, sotto al casco. Si sente imbarazzato a toccare il corpo del giovane, è un pensiero stupido e lo sa.

– Ci sono le maniglie dietro, lo sai? – Ride Nicolò, anche lui da sotto al casco.

Davide leva subito le mani dai fianchi del ragazzo e le stringe alle maniglie dietro, sperando che quell’episodio sia dimenticato presto da entrambi.

Serie: Il fresco profumo di fieno


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. Ciao Gabriele. Ho iniziato oggi la tua serie. Mi piace l’alternanza fra la narrazione e il dialogo con spaccati di campagna nel mezzo. Si preannuncia un’estate particolare, vissuta a mille nel periodo più sognante, quello giovanile. Mi piace anche come hai delineato bene i personaggi che sembra di vederli su quella strada polverosa che taglia i campi nel mezzo. Infine, aggiungo che i colori dell’amore sono tantissimi, bello scriverne e percepisco che tu lo saprai fare molto bene. Buon proseguo di serie, nell’attesa dei prossimi episodi.