
Clara e il mago
Serie: Clara e il mago
- Episodio 1: Clara e il mago
- Episodio 2: L’aquila Audace
- Episodio 3: La fine del mago
STAGIONE 1
1
Girolamo era un ragazzo di circa vent’anni. Due cose gli piacevano più di tutte: mangiare e dormire. Era piuttosto grasso, direi obeso perché non faceva nessun tipo di esercizio. Questa sua inerzia era cominciata l’anno prima quando suo padre era morto, stroncato da un infarto. Da allora, si alzava dal letto solo per mangiare. Sua madre, Loretta, aveva cercato in tutti i modi di sollecitarlo e di spronarlo ma lui era caduto in una sorta di depressione a cui non riusciva a sfuggire. La situazione economica della famiglia non era delle più rosee. Loretta riusciva a malapena a mettere in tavola da mangiare e non era poca cosa per via dell’appetito di Girolamo. Quel benedetto figlio non voleva saperne di andare a lavorare ed erano in grado di andare avanti solo grazie ai sussidi dello stato e a qualche piccolo prestito da parte di amici, nonché tramite i lavoretti di sartoria che, ogni tanto, la povera madre svolgeva.
Loretta aveva tentato in tutti i modi di farlo uscire un po’ e di farsi degli amici. Gli aveva comprato, con molta fatica, un cellulare e un computer usati. Pensava che il figlio si sarebbe appassionato a qualcosa, ma così non fu. C’era stato un momento in cui ci aveva sperato ma dopo pochi giorni Girolamo li aveva lasciati a prendere polvere. Il suo unico amico era il letto.
La mattina del 7 giugno, Loretta andò nella stanza del figlio per svegliarlo, cosa strana perché non saltava mai la colazione. Lo chiamò varie volte: “Girolamo. Girolamo!”, il figlio non rispondeva. La povera madre si preoccupò tantissimo e pensò che fosse morto, poi notò che stava russando. Era incredibile, come poteva non averla sentita? Continuò a chiamarlo varie volte ma non si svegliò. Stava per chiamare l’ambulanza ma ci ripensò, meglio attendere un altro po’, non voleva fare una brutta figura nel caso Girolamo si fosse svegliato poco dopo. Attese un’altra ora ma non cambiò niente. Decise di chiamare il medico di famiglia. Il dottore arrivò poco dopo ma non riusciva a credere alle parole di Loretta, come era possibile che una persona non si svegliasse? Questa non l’aveva mai sentita, ma dovette ricredersi. Anche lui tentò in tutti i modi di svegliare Girolamo, lo chiamò, lo scosse, gli versò un po’ d’acqua fresca in faccia e addirittura provò a tappargli bocca e naso ma il ragazzo si dimenò violentemente e tornò a respirare senza svegliarsi. Il dottore gli alzò le palpebre e gli puntò la luce negli occhi: i riflessi c’erano ma allora cosa significava? Non riusciva a comprenderlo. Chiese alla madre se il figlio facesse uso di farmaci o droghe ma ella negò decisamente dicendo che non usciva mai e non aveva problemi di salute. Il povero medico non sapeva che fare, disse alla madre di lasciarlo dormire e che prima o poi si sarebbe svegliato da solo. Disse che, se avesse avuto problemi, poteva chiamarlo.
2
Quando andò a dormire quella notte, Girolamo non immaginava di fare un sogno tanto vivido e soprattutto così lungo. Non andò a dormire molto tardi, non controllò l’orario ma dovevano essere circa le undici.
Il sogno cominciò con lui che si trovava su un prato pieno di fiori, era scalzo e riusciva a sentire l’erba sotto i piedi. Come in tutti i sogni, non sapeva che stava dormendo. Tutto gli sembrava così reale. Era vestito con una maglia e dei pantaloni chiari e leggeri. Il prato continuava su per una collina e in lontananza, in cima, si intravedeva un albero. Era una quercia molto alta e piena di fronde. Girolamo rimase attonito nell’osservarla e intanto avanzava velocemente su per la salita. Solo quando giunse in cima si accorse che, all’ombra della quercia, c’era una ragazza seduta che stava piangendo. Il suo animo fu turbato, doveva aiutare quella povera fanciulla. Giunse in prossimità della pianta e si avvicinò alla ragazza ma ella non sembrò accorgersi di lui e continuava a piangere con il viso tra le mani.
“Come vi chiamate bella fanciulla? E perché piangete?”, le chiese con dolcezza.
La giovane alzò lo sguardo e rimase stupita alla vista di Girolamo. Nei suoi occhi ci fu come un lampo di speranza risvegliata.
“Mi chiamo Clara. Siete un cavaliere, forse voi potete aiutarmi.”
Girolamo si stupì a essere chiamato cavaliere ma quando si guardò le mani, il petto e i piedi, scoprì che non era più scalzo, era vestito di tutto punto con un’armatura. Si adattò subito al suo nuovo vestito come facciamo tutti quando sogniamo, e la cosa non gli parve nemmeno così strana.
La ragazza, intanto, aveva smesso di piangere e continuava a guardare Girolamo con il volto segnato di lacrime. Lui le chiese quale fosse il suo problema e che avrebbe fatto di tutto pur di aiutarla.
“Un mago brutto e malvagio voleva sposarmi ma, quando io ho rifiutato, ha rapito la mia famiglia, mia madre e mio fratello, li ha portati sulla montagna nel suo palazzo e ha giurato che non li lascerà finché io non lo sposi.”
Girolamo non poteva tollerare un tale sopruso, essendo un cavaliere era suo dovere aiutare i meno fortunati.
“Dove si trova il palazzo del mago?”
“Su quella montagna”, e gli indicò un monte che si intravedeva all’orizzonte.
“Ti aiuterò sconfiggendo questo stregone.”
La ragazza parve rasserenarsi. Lo ringraziò più volte, gli chiese il suo nome e promise che lo avrebbe aspettato sotto quell’albero confidando che l’impresa sarebbe riuscita.
Girolamo cominciò a incamminarsi. Come in ogni sogno il viaggio durò pochissimo anche se lui non se ne accorse. In breve tempo fu ai piedi della montagna e cominciò a salire. Si aspettava delle resistenze da parte dei servitori del mago. Infatti giunto nei pressi di un piccolo ponte che attraversava un torrente si sentì chiamare. Era la voce di suo padre e sembrava provenire da sotto la costruzione. Questo richiamo coincise con la voce della madre che lo chiamava per svegliarlo.
Scese velocemente sotto il ponte pensando di trovare suo padre ma, invece, vide che a chiamarlo era un mostro con il corpo di uomo e le gambe di capra con tanto di corna e che sapeva imitare la voce del suo familiare.
“Chi sei?”, gli chiese Girolamo senza aver paura, aveva la sua fidata spada al fianco ed era consapevole che poteva tagliare qualsiasi cosa senza difficoltà.
“Sono solo un fauno, proteggo i boschi, i campi e le greggi di questa montagna. Tu, invece, cosa ci fai qui?”
Girolamo si fidò del mostro e ingenuamente gli disse dove stava andando e perché.
“Ti aiuterò”, disse il fauno, “mi sembri stanco e assetato, perché non bevi un po’ d’acqua dal torrente? Ti assicuro che è fresca e ti disseterà.”
Non se lo fece ripetere due volte, effettivamente aveva sete dopo una notte passata a russare nel letto. Si chinò e cominciò a bere e sembrò davvero che l’arsura che aveva in bocca diminuisse. A chi non è mai capitata una cosa del genere?
Mentre era chino a bere si sentì spingere. Il fauno gli prese la testa e la premette sott’acqua. Girolamo non poteva respirare. Quest’apnea coincise con il momento in cui il dottore gli aveva tappato bocca e naso. Mille furono i pensieri che gli si affacciarono nella testa. Evidentemente quel fauno era un nemico agli ordini del mago e chissà quanti ne aveva uccisi ingannandoli allo stesso modo. Non poteva fallire, aveva promesso a Clara di riportarle la madre e il fratello.
Cercava di dimenarsi ma la stretta era forte. Non riusciva a pensare lucidamente ma gli venne in mente un’idea. Era forte, sì, ma era piuttosto piccolo e leggero rispetto a lui. Con un colpo di reni, sollevò il fauno prendendolo per la mano e lo scaraventò nel fiume davanti a sé. Finalmente tornò a respirare e nello stesso momento in cui si era dimenato nel letto. Poi estrasse la spada.
“No, no, non mi uccidere!”, ma il colpo era già stato caricato. La testa del fauno, con tanto di corna, saltò dal collo e cadde nell’acqua che si era colorata di rosso.
Serie: Clara e il mago
- Episodio 1: Clara e il mago
- Episodio 2: L’aquila Audace
- Episodio 3: La fine del mago
Indubbiamente l’idea dell’autore d’associare realtà e sogno così da creare una storia dallo stile fiabesco a doppia visione: reale e immaginaria, è qualcosa di molto interessante.
Inoltre alle volte capita realmente che alcuni sogni possano far maturare mostrando nuove prospettive, concezioni che nella vita razionale della realtà possono sfuggire; cosa che ho potuto notare in prima persona.
Ho trovato molto interessanti poi e ben congegnati i collegamenti degli eventi tra i due “mondi”; sono molto curioso tempo a mio favore di leggere il seguito.
Bel lavoro.
Capita, alcune volte, di fare dei movimenti mentre dormiamo. Da qui l’idea di “unire” i due mondi. I sogni sono una parte importante della nostra vita visto che dormiamo per un terzo di essa. Ogni sogno ha il suo valore, anche quelli che non ricordiamo. Buona lettura.
Era da molto tempo che non leggevo una storia che dà voce a un narratore onnisciente. Sì, la testa mozzata del fauno mi ha fatto optare decisamente per una favola scritta per un pubblico adulto. Anch’io ho apprezzato il parallelismo fra gesti compiuti nel sogno e nella realtà.
Grazie, ci credi se ti dico che le mie storie sono sempre ispirate a sogni che faccio? Che fantasia eh? 😅
I sogni sono importanti, aiutano a vivere bene!
Chi non vorrebbe fare un sogno come questo di Girolamo? Concordo col commento precedente, di Carlo: sembra una favola “cresciuta” 🙂
Bello anche il parallelismo tra ciò che accade nel sogno e i gesti di chi sta attorno al protagonosta nella realtà.
Molto bello, sembra proprio una fiaba per adulti. E sarebbe bello sognare come il protagonista! Attendo il seguito con interesse.