Claudia

Serie: Donne: mille sfaccettature


Claudia era stata chiara con la figlia: “non più tardi di mezzanotte e mezza”.

Era quasi l’una quando Sofia rientrò a casa, con un’abilità da scassinatrice, infilò la chiave nella serratura girandola lentamente, fece tutto piano piano eppure le sembrava che nel silenzio tombale della casa fosse rimbombato l’eco del suo ritardo.

Aveva avvertito la mamma quando era uscita dalla discoteca, ma non poteva prevedere il traffico che le fece fare più tardi del pattuito.

Si tolse le scarpe sullo zerbino e cominciò a salire furtivamente la scala, in cima alla quale una tenue luce faceva capire che il ritardo era stato preso male e andava sottolineato. Si preparò alla ramanzina notturna ma, mentre poggiò il piede sull’ultimo scalino, la luce si spense.

Bene, avrebbe pensato chiunque.

Peggio, pensò Sofia. Quel detto non detto le faceva più male.

La mattina seguente ci fu un’ispezione militare da parte di Claudia: controllo delle braccia e delle pupille, annusata ai vestiti e apertura della borsetta. Sofia non ci fece caso più di tanto, ormai si era rassegnata alla patologica possessività  che la mamma manifestava verso tutti i componenti della famiglia. Erano suoi e solo suoi, era quasi arrivata al limite, mancava soltanto che segnasse il territorio e poi veramente sarebbe scesa troppo in basso.

Passò poi in rassegna il marito: quella camicia la metteva solo durante le riunioni importanti, come mai la indossava proprio quel giorno? Il marito era veramente un bell’uomo, reso così anche dal riflesso d’amore che lei gli trasmetteva: era veramente innamorato di Claudia e pazientava in questi momenti in cui la moglie creava disagio in casa. Ormai erano tutti usciti e Claudia si cominciò a preparare per andare al lavoro, anche se sentiva che c’era qualcosa che non andava. Apatica, davanti al pc aziendale, non faceva che ripensare a quella camicia.

Un sudore freddo cominciò a diffondersi per tutta la testa, come un gelido involucro di metallo e la gola le si stava stringendo come a soffocarla. Proprio non riusciva a concentrarsi, ma ormai troppe volte si era assentata dal lavoro per seguire le sue fantasie, o peggio ancora i suoi incubi. Era iniziato il film mentale in cui il marito si incontrava con l’amante e rideva di lei, si scherniva della sua ingenuità ma lei sapeva che doveva coglierlo in flagrante. In fretta e furia rimise tutto nella borsa, chiuse il pc e si incamminò verso l’uscita ma una donnona inviperita le sbarrò la strada. Era la sua responsabile e questa volta aveva finito la pazienza: se fosse uscita ancora una volta in modo ingiustificato sarebbe stata l’ultima.

Nella sua mente malata, per Claudia era meglio il licenziamento piuttosto che il dubbio che la stava rodendo come un doloroso tumore maligno.

La sede di lavoro del marito era sullo stesso isolato della scuola della figlia così, giusto per curiosità, diede un’occhiata all’imponente edificio e l’orrore le si dipinse sul volto in varie sfumature violacee: vide la figlia uscire fuori dall’orario scolastico di fretta e dirigersi verso l’ufficio del padre. No, non ce la poteva fare! Non le bastava il tradimento del marito, ma anche di sua figlia.

Parcheggiò l’auto e davanti il portone della ditta dove lavorava il marito, lo vide stringere le mani di una giovane donna visibilmente turbata. Probabilmente stavano progettando di rivelare la loro relazione, si continuava a ripetere Claudia, assetata di vendetta. Quando poi vide la figlia raggiungere i due le si bloccò il sangue nelle vene: conosceva anche lei l’amante del marito! E forse sarebbero andati a vivere tutti e tre insieme, lasciandola sola con la rabbia che le bruciava l’anima. Accecata ormai dal dolore, uscì dall’auto e come una furia in cerca di sangue, corse incontro alla ragazza e cominciò a spintonarla e insultarla in tutti i modi possibili. Sconcertati dal suo comportamento, marito e figlia la trattennero e, guardandosi reciprocamente con complicità, decisero di raccontarle la verità.

Clara era la figlia di una relazione che il padre aveva avuto prima di sposarsi e il senso di colpa, per un amore finito dal quale era nata una bimba, lo portò ad aiutare la mamma di Clara, sia economicamente che moralmente. Aveva fatto conoscere le due sorelle in modo da poter dare loro una vita più serena possibile. Ora Clara era corsa da loro perché la mamma aveva avuto un incidente e stavano per raggiungerla in ospedale.

Claudia sembrava un fantoccio di sabbia, senza forze: il velo della gelosia che le aveva appannato la vista sembrava che si stesse dissipando. Riuscì anche a capire che se erano stati costretti a tacerle una cosa così importante era perché lei aveva creato uno scudo verso di loro e verso il mondo che li circondava.

Decise di non cercare per il momento un nuovo impiego, doveva lavorare su se stessa e aprirsi agli altri, lasciando respirare la sua famiglia. Cominciò dal volontariato e cominciò proprio dall’ospedale dove era ricoverata la mamma di Clara: le stette vicina e le chiese della sua vita, accettando l’idea di questa nuova e particolare famiglia allargata.

La gelosia l’aveva bruciata e la fiducia la fece rifiorire.

Serie: Donne: mille sfaccettature


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Discussioni

  1. Ciao Isabella, i mali che affliggono la nostra mente spesso sono davvero peggiori di tutti gli altri mali, perché, inconsapevolmente, non ci permettono di vivere con serenità né con noi stessi, né con gli altri. Si continua a vivere con la morte nell’anima, annebbiati come Claudia da oscure fantasie che vanno oltre la medesima realtà. Leggerti per me è sempre stimolo di positiva riflessione, e in questo caso non solo per quanto riguarda la gelosia, ma anche per via della conclusione in riferimento alle famiglie allargate, altro tema da te sfiorato come la stessa solidarietà verso i più sfortunati. La speranza non arriva solo dalla consapevolezza di sé, ma anche dall’incontro con gli altri. È sempre un piacere incontrare le “tue” donne e vederne il percorso di rinascita! Un caro saluto, alla prossima?!

    1. Ciao Antonino,
      ti ringrazio per il tuo commento. Infatti io dico sempre che siamo noi la gabbia di noi stessi. Con fatica ma dobbiamo cercare sempre di reagire, facendoci anche aiutare. Cerco sempre di finire le storie in positivo piena di speranza… ?

  2. Ciao Isabella, che bello incontrare una delle tue “donne”! 🙂 Come di consueto sei riuscita a ricostruire alla perfezione il male che consuma Claudia, simile a un cancro. Mi piace anche la luce che lasci intravedere alla fine di ogni tuo racconto: bisogna sempre lasciare spazio alla speranza.

  3. Ciao Francesca,
    grazie per il tuo commento. In effetti la paranoia è il peggior nemico di noi stessi se non riesci a combatterlo da dentro e con una forza inaudita. Ho dato a tutte le mie donne la possibilità di uscire dal tunnel dei loro disagi, un po’ di speranza ci vuole sempre…. ?

  4. Le paranoie femminili distruttive… è bello come hai mostrato, in così poco spazio, le emozioni di tutti. Felice che Claudia sia riuscita a “redimersi”… anche perché vivere così è PESANTE ???.