
Coca Crack Ero Fumo (Emmanuel)
Serie: Insonnia
- Episodio 1: Insonnia
- Episodio 2: Olga
- Episodio 3: Claudia
- Episodio 4: Il Professore
- Episodio 5: Coca Crack Ero Fumo (Emmanuel)
- Episodio 6: Emmanuel
- Episodio 7: Tarek
- Episodio 8: Il Generale (Italo)
- Episodio 9: Italo
- Episodio 10: Valeria
STAGIONE 1

Lascio la chiesa della Santissima Trinità alla mia sinistra e continuo per l’omonima via. La musica scandisce i miei passi lenti. Mani in tasca, spalle dritte e sensi all’erta. Il pezzo di strada che sto per affrontare, nonostante l’ora, è vivo di un’umanità difficile, ai margini. Il gruppo di tre neri fa capolino all’incrocio con Via Annibale da Bassano. Come ogni notte a segnare l’inizio del percorso dello spaccio che si snoda fino all’ingresso Arcella della stazione. Piccoli gruppi di africani che sostano a distanze precise all’imbocco delle vie laterali in attesa dei clienti che poi vengono accompagnati nelle stradine interne più nascoste per lo scambio.
Spengo la musica. Non abbasso lo sguardo quando gli passo a fianco. Dissimulo sicurezza. Un leggero fischio richiama la mia attenzione quando li supero. Mi volto a guardare il più vicino dei tre. Nonostante la stazza è giovanissimo, un viso acerbo dai tratti dolci segnato sulle guance da caratteristici segni tribali.
– Coca, crack, ero, fumo? – mi cantilena la mercanzia.
Rifiuto gentilmente l’offerta.
Mi volto e continuo la mia lenta e nervosa passeggiata decidendo di proseguire verso la stazione per un giro che mi riporterà a casa percorrendo un anello di vie e vicoli. Un viaggio al limite della notte dilatato dalla luce soffusa dei lampioni e da un silenzio quasi irreale interrotto solo dalla solita cantilena cocacrackerofumo ogni volta che incrocio un gruppo di spacciatori.
Il riflesso blu delle luci di una volante appare in fondo alla strada. Una veloce e silenziosa mobilitazione svuota ogni angolo di strada. Rimango solo. Mi guardo attorno stupito a godermi quell’attimo di nulla, come se fossi rimasto l’ultimo uomo sulla terra. La sensazione dura solo un’instante perché la volante si avvicina velocemente, rallenta e si ferma salendo sul marciapiede tagliandomi la strada.
Fastidio, più che paura. Sdegno per quell’improvvida interruzione.
Scendono in due. Un omone sulla cinquantina con capelli brizzolati e barba sfatta di qualche giorno la cui divisa fatica a contenere il fisico strabordante. Probabilmente il capopattuglia. Un ragazzo giovane simil palestrato con la faccia da bambino, i capelli da Big Jim e uno sguardo non proprio intelligente.
– Documenti prego – mi dice quello più anziano avvicinandosi.
Il collega mi si posiziona leggermene dietro a chiudermi una possibile via di fuga. La mano appoggiata all’arma nella fondina.
– Buonasera agente! Non ho i documenti con me. Abito a trecento metri da qui – rispondo voltandomi leggermente accompagnando il braccio alzato ad indicare un punto a cazzo.
– Sono uscito per una passeggiata senza pensare di portarli – e con la consapevolezza che la cosa sarebbe potuta suonare sospetta aggiungo – Soffro di insonnia e fare due passi mi aiuta a far passare il tempo.
I due agenti si guardano velocemente, poi il falso magro mi pianta gli occhi addosso con un’espressione tra lo scherno e il rassegnato all’ennesima cazzata della giornata.
– Si avvicini al veicolo e svuoti le tasche sul tetto. Prima quelle della giacca e poi tutte le tasche dei pantaloni – mi ordina con tono aggressivo.
Faccio quello che mi chiede e inizio a tirare fuori l’intero corredo autunno inverno del fumatore compulsivo con problemi di alitosi e disposofobia: pacchetto di tabacco, un accendino bic nero, due confezioni di cartine piccole, un fazzoletto usato, il sacchetto dei filtri, un altro fazzoletto usato, una scatola di mentine, le chiavi di casa, le chiavi della macchina che anche se sono a piedi non si sa mai, un accendino bic rosso, una banconota da venti euro, una ricetta medica di almeno due anni prima, una scatolina di liquirizia forte, un paio di occhiali da sole, mezzo pacchetto di crackers sbriciolati e per finire il colpo di grazia. Un vecchio pacchetto di sigarette adeguatamente cannibalizzato di rettangoli di carta per un più che evidente utilizzo ludico che non avevo mai avuto il coraggio di buttare! Sai tu!
– Appoggi le mani sul tetto del veicolo e allarghi leggermente le gambe – mi dice secco accompagnando le parole con un gesto perentorio.
Nonostante la tentazione di farmi una grassa risata e mandarli piacevolmente a fare in culo eseguo l’ordine. Sposto l’accozzaglia di oggetti che avevano ricoperto il tetto della macchina con l’accortezza di imprimere una considerevole pressione alle chiavi di casa.
Due mani iniziano a palpeggiarmi neanche fossimo in una dark room nel distretto a luci rosse di Amsterdam. Parte dalla caviglia della gamba destra a salire. Poi la sinistra. Una sgrollata ai gioielli di famiglia e una mano a taglio tra le chiappe. Se non fosse che non amo le effusioni con gli sconosciuti avrei potuto anche eccitarmi.
Braccio destro, sinistro e poi il busto con entrambe le mani. Una passata a massaggiarmi la schiena e poi si allontana leggermente. A breve, penso, mi prende da dietro, per i capelli, schiaffeggiandomi le chiappe. Un leggero sorriso mi si disegna sulla faccia.
Serie: Insonnia
- Episodio 1: Insonnia
- Episodio 2: Olga
- Episodio 3: Claudia
- Episodio 4: Il Professore
- Episodio 5: Coca Crack Ero Fumo (Emmanuel)
- Episodio 6: Emmanuel
- Episodio 7: Tarek
- Episodio 8: Il Generale (Italo)
- Episodio 9: Italo
- Episodio 10: Valeria
Scritto e descritto molto bene. La scena con gli sbirri strappa, inevitabilmente, un sorriso.
Grazie Giuseppe!
Mi auguro non ti sia dimenticato, nel cambio stagione, di togliere dal pacchetto che usi per fare i filtrini quella piccola “caccola” di fumo, lasciata li perché non si sa mai. Sempre intrigante l’incontro con gli sbirri!
🙂 🙂 🙂 si si, nessuna dimenticanza 🙂 🙂
Non fai sconti a chi non se li merita. Ammetto, e non dovrei, la leggera eccitazione che ho provato quando mi sono ‘immersa’ nella scena dell’incontro con le forze dell’ordine. Ammetto, ancora, che non sta bene pensarlo, ma che è davvero così. A quelli siamo in mano. Dall’altra parte ci sono le persone vere, quelle che si riscoprono a vivere e tornare a vivere ogni giorno e ogni notte, come fossero nuovi, perché altro da fare non c’è, altre opportunità non ci sono. Il divario sociale si sta facendo più profondo perché chi sta dall’altra parte chiude gli occhi oppure non sa guardare. Le persone si muovono, e questo non lo puoi impedire, i figli vanno e vengono. Se non ci sono opportunità , l’uomo se le crea. Fingere che non sia così è anacronistico e ridicolo come quei due. Bravissimo
Grazie Cristiana, condivido appieno l’analisi! Sempre felice della tua attenzione!
E io che pensavo che soltanto dalle borse delle donne, quando le svuoti, esce di tutto, e invece…
Scherzi a parte. Sono sempre personalissimi gli oggetti che ci portiamo appresso, e dicono molto di noi, se li ascoltiamo. Mi è molto piaciuta la scena delle tasche svuotate. È come se mostrandoci quali oggetti porta con se, e mettendoli in bella mostra, il protagonista si mettesse lentamente “a nudo” perdendo le difese…e mostrandoci come si senta perso anche lui in questi viaggi notturni. Quasi come la ricetta medica di due ani prima o il pacchetto di sigarette per uso ludico che si era scordato di avere. Sfodera, sul finale, un atteggiamento nuovo, come di sfida…che adesso vado a vedere come va a finire…
La descrizione del contenuto delle tasche non si discosta molto dalla mia realtà perchè odio marsupi, borselli o accessori simili… quindi accumulo/dimentico oggetti più o meno utili che ciclicamente scompaiono e riappaiono magicamente ad ogni cambio di stagione! Ormai è quasi un rito, ogni Marzo/Ottobre mi preparo a ritrovare oggetti che pensavo persi o a trovarne alcuni che mi fanno tornare con la memoria al momento in cui li avevo a portata di mano! Alcuni addirittura rimangono li quasi con intenzione scaramantica! Sono un disastro! 🙂 🙂 Grazie Grazie Grazie
Ciao Piergiorgio, mi ha divertito leggere questo episodio, sentire i pensieri del protagonista.
Ottima anche la scelta del titolo, mi ha subito incuriosita.
La domanda è: che razza di tasche possono contenere tutte quelle cose?😂
Molto bravo!
Ciao Melania,
grazie mille! Spero si capisca che il racconto in realtà è diviso in due, finisce nel prossimo!
Si, si ho visto, appena riesco lo leggo😄