Coincidenze personali

Guardo questo tavolo su cui sto cucinando, il tagliere in legno sul quale vi è posato un pomodoro diviso a metà ed accanto un bianco coltello in ceramica, leggermente sporco di rosso.

Inizio a pensare ai mesi appena trascorsi, nei quali ho vagato senza meta, non so bene dove, senza destinazione e obiettivi.

Lascio che le cose succedano, attorno a me tutto sembra muoversi eppure ho avuto dei segnali recentemente.

Piccoli forse, niente di trascendentale, eppure li ho interpretati così.

Da dove posso iniziare? Forse dall’apatia, quella che si è insinuata lentamente nella mia vita e di cui non sono riuscita ad accorgermi prima che fosse troppo tardi. Le ho dato un nome però, è già qualcosa, non trovate?

Quando ho capito cosa fosse, quella non voglia di fare cose, quella che mi portava solo ad andare al lavoro, mangiare e dormire, ho capito che c’era qualcosa che non funzionava. Però cavoli risollevarsi è dura. Onestamente non ne avevo una gran voglia, in fondo non ho mai molto oziato nella mia vita; forse ad occhi esterni ma dentro ero sempre in subbuglio.

Mi stavo crogiolando, fino a quando non è divenuto tutto troppo.

Questo sì, lo sentivo, allo stesso tempo continuavo a non fare nulla.

Poi i segnali di qualcosa che mi voleva forse dare una spinta? Piccole cose che avrei voluto fare, per un motivo o per un altro non vi ero mai riuscita, ed ora mi ritrovavo faccia a faccia esse.

Voglio raccontarvi la storia di un libro, di quelli che si vedono in libreria, attirano i nostri sguardi ogni volta che vi entriamo e lo vediamo, ci soffermiamo sulla copertina, sulla trama, lo pesiamo tra le mani, accarezzandolo. Ci stuzzica.

Poi lo posiamo dicendoci che sarà per la volta dopo e così via fino a quando prenderlo e rimetterlo a posto senza mai portarlo via con noi diviene un rito.

Questo è quello che è successo a me con un titolo in particolare – non è importante quale. Ho provato generi differenti, alcuni mi sono piaciuti più di altri ed il fantasy insieme all’horror hanno sempre avuto un posto speciale. Genere preferito possiamo definirlo, così da capirci meglio.

Quel libro che prendevo e lasciavo ogni volta in libreria era di un genere diverso, che avevo già provato – a volte con scarsi risultati ed altri stupendomi – ma continuavo ad aver paura non facesse per me.

Eppure eccomi qua, con lui tra le mani dopo anni in cui quel titolo mi veniva in mente senza un apparente motivo.

Che sia tutto collegato? Possibile che abbia sempre fatto parte della mia mente, quelle parole in copertina, e sia giunto a me proprio quando ne avevo più bisogno?

Mi piace pensarlo. Dopo tutto quello che è successo sto arrivando a credere che le coincidenze nella vita siano rare, ogni cosa arriva a suo tempo e tutto ha un motivo. O quasi, perché comunque mi piace lasciare un minimo di dubbio.

Qualche settimana fa una mia cara amica mi ha fatto un regalo e vi era proprio lui: quel famoso libro. Mi è scappato da ridere e le ho raccontato questa enorme “coincidenza”: non penso sia un caso neanche che me l’abbia regalato proprio lei che sa quanto ami i libri, le parole, quali siano i miei generi eppure si è arrischiata in questa impresa, omaggiandomi con qualcosa che l’ha colpita.

“L’ho letto e mi ha lasciato tanto: spero sia lo stesso anche per te. Se così non dovesse essere abbiamo semplicemente qualcosa in più di cui parlare e confrontarci”

Queste sono state le sue parole e penso non vi sia regalo più bello di un libro che è stato letto e voler sapere il parere di una persona cara, come quasi a volerle donare un pezzettino di noi.

Lo trovo un gesto molto intimo.

Ammetto di essere stata riluttante nell’iniziare a leggerlo, per paura di deluderla dicendole che non mi aveva preso, non faceva proprio per me.

Invece mi sono ricreduta fin dalle prime pagine: vi era un’atmosfera lenta ma rilassata, parlava di cose che avevo passato e altre che stavo affrontando. Un modo di vivere simile al mio, dove ho seguito la protagonista passo dopo passo, mi sono rialzata leggendo, è stato come vivere dentro le pagine e toccare nuovamente la mia vita nello stesso momento.

Come se stessi rifiorendo, mi sono sentita proprio così. Per questo quando pochi giorni fa l’altra “coincidenza” mi è stata regalata sono tornata a ridere: stavo pensando di prendere un’orchidea. Dovete sapere che non sono abile con le piante, il mio pollice verde è latente, eppure le orchidee fanno per me. O per il mio bagno, penso sia più corretto dire così.

Ne volevo prendere una, ad ogni uscita ne guardavo di diverse, fino al regalo inaspettato: un’orchidea bianca, piena di boccioli.

Aspetto che si aprano, ogni giorno li osservo e mi sembra che tutto si stia muovendo. Mi sento come loro, sorrido nell’accarezzare delicatamente quella pianta, come se ne facessi parte io stessa.

Mi sto stupendo di come le cose più semplici stiano arrivando a me, tutto si stia sistemando.

Come se fossero tasselli di un puzzle e riuscissi a vederli.

Di come quei due regali siano perfetti separati e ancora di più insieme. Li ho avvicinati, sapete? Sta tutto così bene, mi dona armonia e voglia di tornare a vivere. L’apatia sta scomparendo, grazie a queste cose semplici. La luce sta tornando e ogni giorno mi schiudo un po’ di più.

A cosa è servito raccontare tutto questo? A nulla e a tutto, a fermarsi, pensare e ripartire.

A volte ci basta poco per tornare a respirare: un pensiero dalle persone giuste e possiamo tornare a cavallo.

Probabilmente tutto sfumerà, ma cosa costa cavalcare l’onda? Quello che ci insegnano questi piccoli segnali è che forse non esistono ma li vediamo perché ne abbiamo bisogno.

C’è bisogno di dare significato alle cose, c’è bisogno di credere in noi stessi e solo quando siamo pronti riusciamo ad aiutarci.

Torno a concentrarmi sul tagliere dopo questa introspezione, noto che sto sorridendo da sola in cucina. Il mio sorriso non se ne va neanche quando torno a tagliare decisa quel succoso pomodoro, il liquido rossastro che sporca tutto comprese le mie mani.

Dopo quel libro mi è tornata voglia di cose semplici… e di horror.

Oh, certe passioni non muoiono mai.

Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. non è proprio una storia, eppure lo è, se una storia non è fatta solo di avvenimenti ma anche, e nel tuo caso soprattutto, della descrizione della maniera del tutto personale in cui ciascuno sta al mondo.
    C’è uno stile nel vivere così come nella scrittura, e può essere elegante e intenso come il tuo.

  2. ‘A cosa è servito raccontare tutto questo?’ A molto, a mio parere, a far avvicinare a te il lettore. Sento che abbiamo una scrittura molto simile, evocativa, fatta di immagini e di odori. È veramente bello leggerti. Non c’è nulla di ridondante, le tue parole scorrono semplici in uno stile elegante. Molto brava.

    1. Ti ringrazio per queste parole, mi hanno davvero fatto piacere e sapere di essere riuscita ad arrivare anche in un genere che non è prettamente il mio è incoraggiante. Verrò sicuramente a leggere qualcosa di tuo!

  3. Ciao ❣️ mi è piaciuto molto questo flusso di pensieri. Capita a tutti di star a fare un qualcosa e poi la mente parte. È stato come fare un viaggio nella testa della voce narrante e per un istante essere la sua coscienza. Complimenti ❣️

  4. Una lettura molto piacevole e interessante.
    Mi ha colpito molto il fatto che sembri quasi una pagina di diario “mentale”, una riflessione interiore, come quando nei film fanno vedere un personaggio riflettere su qualcosa e poi, subito dopo, parte il flashback che lo narra.
    Il fatto che non sia un racconto “come uno se lo immagina”, ovvero una storia più o meno inventata, ma più come una finestra sul vissuto reale del protagonista, o dell’autore/autrice, che usa il racconto per sfogarsi e narrare qualcosa di sé, è molto intrigante e al tempo stesso induce a riflettere e a prendere per mano il narratore/narratrice, come se egli/ella ci stesse dicendo che si riuscirà a capire la storia solo immedesimandocisi con lui/lei.

    1. Ti ringrazio per le tue parole, poiché solitamente scrivo storie di tutt’altro tipo ma mi son voluta buttare in qualcosa di diverso, ci sta sperimentare e sapere che anche un racconto che non reputo troppo nelle mie corde, ma fa comunque parte del mio mondo, sia stato ben accolto 🙂