Come si combina un buon matrimonio

Serie: La madre del drago


(1486)

“Non riesco ad immaginare cosa possa avervi condotta qui.”

Lady Elisabeth Woodville, una donna di tempra. Aveva sposato in segreto Edward di York, e goduto del titolo di regina durante il breve regno di costui.

La cosa era costata la vita ai suoi due figli maggiori. Tutto il paese li conosceva ormai come i Principi nella Torre, la vox populi sottintendendo (con la consueta assenza di tatto sacrificata alla brevitas) che dalla Torre non sarebbero più usciti.

La bellezza tutt’altro che discreta di quella donna ancora giovane, due volte vedova, neanche le tragedie e la lunga reclusione all’Abbazia, ancorché volontaria, erano riuscite a domarla.

Lady Elisabeth era addirittura scintillante. Un grosso rischio, per una donna nella sua posizione.

Personalmente, Margareth si era sempre attrezzata per non scintillare. Era stata in qualche misura riconoscente al suo aspetto scialbo, che avrebbe precipitato altre nello sconforto.

Sapeva come apparire incredibilmente desiderabile, questo sì. Ma una delle clausole più importanti era che nessuno la vedesse arrivare. In tal modo, il colpo calava più duro sul malcapitato.

Ma Elisabeth Woodville non era di quelle che si adattano alle necessità. Quella stessa vita che per Margareth era stata una bestia difficile da domare, per lei era stata un giardino rigoglioso, dove quasi tutto è commestibile e saporito.

“Fino al giorno in cui qualcuno ti ammazza i figli.”

Quel pensiero le provocò un leggero brivido, costringendola a ricordare quale fosse il motivo che l’aveva condotta lì.

“Ho una proposta da farvi.”

Lady Elisabeth le fece cenno di accomodarsi su una sedia accanto al fuoco.

Ora che poteva vederla da vicino, notava i segni della lunga tensione sul volto di Lady Margareth.

Non l’aveva mai amata. Non era semplice, per le donne, amare altre donne. Era come se qualcosa congiurasse ad impedire la tenerezza del sentimento.

Ciascuna impegnata a lottare con le unghie e con i denti, incontravano nelle altre madri soltanto delle rivali, che, proteggendo il proprio sangue, mettevano inevitabilmente a rischio quello altrui.

Ma non poteva non ammirare il modo in cui aveva difeso il figlio, e la strategia rischiosissima che aveva messo in essere per porlo nel solo luogo al mondo dove sarebbe stato davvero al sicuro – sul trono inglese.

“Se solo avessi fatto lo stesso, i miei ragazzi sarebbero vivi.”

Un rigurgito di furia assassina le trapassò le viscere, come nel Vangelo.

“Di quale proposta parlate?” chiese, esibendosi invece in un grazioso cenno del capo, come se non vedesse l’ora di essere messa a parte di un tale segreto.

“Un’alleanza.”

“Non so immaginare a cosa vi potrebbe mai servire un’alleanza con me, ora che vostro figlio è re.”

Margareth rimase senza fiato per un istante. L’odio che era balenato nello sguardo di quella donna era stato riassorbito in un battito di ciglia.

“Non fossi esperta d’odio, non l’avrei neppure notato.”

In un secondo corresse la strategia che aveva pensato di usare. Non si trovava di fronte ad una donnetta sprovveduta, la cui ignoranza del gioco le aveva perduto due figli; no, questa Woodville era una giocatrice esperta.

“E dunque” si disse, provando quasi divertimento, ora, di fronte alla sua avversaria “di che cosa ha più paura, adesso?”

Non era una domanda difficile, a cui rispondere.

“Sono qui per proporvi un matrimonio” disse. “Il mio Henry e vostra figlia Elisabeth.”

La sorpresa sul volto dell’altra parve autentica.

“Voi credete…” le scappò detto, prima di potersi trattenere. Ma poi sorrise, quasi per disprezzare quel cedimento. “Non vi credevo una sciocca. Pensate forse che la saggezza consigli un’unione con la casa di York, proprio ora che i Lancaster hanno dimostrato la loro superiorità?”

Margareth lisciò la gonna, come se stesse riflettendo seriamente su quell’obiezione.

“Credevo che vi interessasse mettere i vostri figli al riparo da qualunque conseguenza di questa guerra, così lunga e spiacevole. I nemici di Edward… Molti alleati della casa Lancaster hanno subito danni gravi per mano dei vostri. Anche se la maggior parte di loro è incline a incolparne Richard…”

Lasciava le frasi non concluse, sperando che l’immaginazione di Elisabeth completasse il quadro nella maniera più disastrosa possibile.

“Intenti davvero nobili e generosi” commentò invece lei, inaspettatamente. “Nulla a che vedere con i vostri interessi, dunque?”

Presa in contropiede, Margareth si mosse con la destrezza di un mago di piazza, sventolando la mano che voleva fosse tenuta d’occhio, mentre nascondeva la verità sotto il mantello.

Non trovando sui due piedi nulla di meglio, agitò sotto gli occhi dell’ altra la verità.

“Non tengo alla vostra famiglia in maniera particolare. Ma un legame con gli York renderebbe la posizione di mio figlio assai più… stabile. Se mi capite.”

“Ah, certo. Il problema della legittimità della sua pretesa deve pesargli molto, ora che è re.”

Ci voleva un bel coraggio a giocare una carta del genere, quando su tutti i figli che la Woodville aveva avuto da Edward pesava il medesimo fardello!

Margareth sorrise forzatamente.

“I loro figli unirebbero Lancaster e York in un unico sangue… Dove sono i Principi che potrebbero attentare ad un simile diritto?”

“Non certo in Inghilterra… In questo, siete stata assai abile.”

“Che volete dire?”

“Girano voci, mia cara… Girano persino tra queste sante mura. Di come li abbiate messi uno contro l’altro, finché non è rimasto più nessuno. E ora venite da me, a propormi di legarmi al carro del vincitore. Per quanto ne so” la sua voce divenne un sibilo di rancore “potreste avere assassinato voi i miei ragazzi!”

Margareth rimase calma. Era dunque questo.

“In giro lo dicono” concluse Elisabeth. La sua espressione si era ricomposta, come se enunciasse né più né meno che un pettegolezzo un po’ sordido.

“E cosa posso dire per convincervi del contrario?”

“Nulla.”

“Nulla, infatti. E non intendo farlo. Non ha importanza cosa ho o non ho fatto ai figli che avete perduto, Elisabeth. Conta ciò che posso fare per proteggere quelli che vi restano. Oppure vi siete già rassegnata a perdere anche loro?”

Sapeva di avere vinto, naturalmente. All’intensità di quella vaga minaccia Elisabeth aveva scolorato in viso.

“Non oserete…”

“No?”

Rimasero in silenzio per qualche momento. Poi accadde una cosa del tutto imprevista.

Lady Elisabeth allungò una mano per prendere quella di Margareth. La strinse con forza, mentre le vuotava addosso un fiume di parole.

“Vi ho sempre ammirata. Non per i vostri delitti, che mi fanno orrore; ma per la vostra capacità di proteggere vostro figlio. Avrei voluto poter essere come voi, un mostro, all’occorrenza… Se solo avessi potuto, loro sarebbero ancora con me. Ma io non sono all’altezza di sostenere tanto orrore.”

Sbigottita, Margareth avrebbe voluto ritrarre la mano e pulirsela nell’abito.

Che andava blaterando, quella povera pazza?

Eppure, era soltanto la verità.

“Se accetto… Se la mia Elisabeth sposa il vostro Henry… Voi dovete giurarmelo! Giurate che sarà per voi come una figlia.”

“Io non…”

“Come una figlia! Come tale ne avrete cura, di lei e dei suoi fratelli e sorelle!”

Lady Elisabeth le si aggrappava alla mano come un uomo che stia affogando rischia di tirare sul fondo chi vuole salvarlo.

Margareth era sconvolta. Vedeva, per la prima volta fuori dai suoi incubi, il volto che lei stessa avrebbe avuto, se la vita l’avesse sconfitta.

“Promettete!”

“Sì, sì… Prometto.”

Mentre si allontanava a cavallo, sui bastioni intravide i ragazzini.

Ma quanti erano, per amor del cielo? Come aveva potuto pensare, quella scellerata, di conservarli tutti in vita, in tempi come quelli?

Quasi le venne da ridere, mentre spronava il cavallo.

“Tanto, alla fine non toccherà a lei” si disse. “Toccherà a me.”

Serie: La madre del drago


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Hai fatto un’analisi spietata e molto precisa di quelle che sono le ‘pecche’ nelle relazioni femminili. Quegli ostacoli che non si superano mai fino in fondo. Quelle inutili rivalità che giustificano il fatto che il mondo sia in mano ai maschi. Lo stratagemma finale è un colpo di teatro. Una donna che si spoglia della propria dignità in difesa dei figli non è cosa rara, tuttavia hai saputo creare intensità, un brivido che corre lungo la schiena. Da applauso.

  2. Questo episodio mi ha fatto venire i brividi, per l’intensità del racconto e per il dettaglio ed il realismo dei due personaggi, ottenuto pur mantenendo lo stile letterario dei racconti dell’epoca.
    Complimenti.