
Cominciare per finta
Serie: Quelli dall'anima trasparente
- Episodio 1: 7:00
- Episodio 2: Tre mesi prima…
- Episodio 3: Un 17 luglio come gli altri
- Episodio 4: Tanto niente dura per sempre
- Episodio 5: Un oceano di possibilità
- Episodio 6: Piccole crepe
- Episodio 7: Sprazzi di ordine nel caos
- Episodio 8: Si dia inizio ai giochi
- Episodio 9: RisiKo!
- Episodio 10: Cominciare per finta
STAGIONE 1
Succedeva spesso. Si perdeva in se stesso, si raggomitolava nei propri pensieri complessi, si dimenticava di tutto, come se spegnesse l’interruttore che teneva accesa la mente. Come un blackout temporaneo. E non aveva idea di come liberarsene.
Ocra viveva la propria vita così, a scatti, un noioso film con brevi interruzioni pubblicitarie mute ed invisibili. Con vortici di grovigli confusi e grumi di ricordi ardenti infilati nella memoria. Era una tortura, la sua esistenza. Era arrivato ancora intero alla terza riunione di quella specie di seria pagliacciata, Verde aveva finito di dividere in gruppi e lui si ritrovava vicino a Lilla e a un volto più o meno sconosciuto: si trovava vicino a Ciano; le sue gambe tremanti e l’espressione terrorizzata suggerivano che non sarebbe durato ancora molto all’interno del Consiglio. Tornò di nuovo nella propria sfera murata. Pensò allo stupido ruolo che gli era stato assegnato, quello di “innovatore”: cosa doveva innovare, se ancora non c’era alcuna base? Ciano, Lilla e lui. I fantastici tre innovatori del niente. Si accorse che, più rifletteva, più sprofondava.
Si decise quindi a concentrarsi su ciò che gli stava succedendo intorno, considerando che ormai la riunione era cominciata da più di un tre quarti d’ora e non aveva sentito una parola di ciò che gli altri stavano dicendo. Si strinse a Lilla per darsi forza. Lei lo lasciò fare senza mostrare emozioni.
Malva, tornato sconfitto dalla propria passeggiata alla ricerca di Marrone, alzò la mano con fare energico, e Verde gli diede fiducioso la parola.
“Dicci, Malva.”
“Secondo me dovremmo prendere più gente!”
“L’ha già detto Verde” gli fece notare Turchese. Era contenta che Malva fosse tornato, ma sapeva che quella sarebbe stata solo una delle uscite alla ricerca di Marrone.
“Mi sa che non stavo ascoltando. Però è comunque una bella idea, io approvo!”
“Malva, c’è stata la votazione cinque minuti fa e tu non ti sei espresso.”
Prima che Malva potesse rispondere, Verde sbottò.
“Asor, zitto, laggiù!” tuonò, esasperato dal brusio in fondo alla sala.
“C’è Arancione che canta, ma va bene…” mormorò lui.
“Rimaniamo concentrati, per favore. Ci serve più gente, e i nostri due ricercatori non stanno trovando nessuno. Non m’importa dove cercate, ho bisogno che peschiate più persone possibili: trovate qualcuno, per l’amor del cielo! Il fatto che non stiate facendo nulla è ingiusto nei confronti dei vostri colleghi, che, a differenza vostra, lavorano.”
“Cercare più gente? Non avevamo detto che avremmo finalmente dato inizio ai giochi?”
“Asor, finito di contraddirmi? Sì, l’avevamo detto, e il nostro carissimo Grigio infesterà il prima possibile il Colosseo, ma abbiamo bisogno di braccia e menti… Qui voi state facendo un po’ schifo.”
Fu con quella frase che si concluse la terza riunione.
***
Alla fine della riunione, quando ciascuno era tornato ai propri compiti, si erano ritrovati tutti e quattro nell’ufficio di Asor, come promesso. I due ricercatori di risorse non stavano ricercando, l’ispettore non stava ispezionando, l’amministratrice delegata non stava amministrando. Tanto Verde era barricato nel proprio studio come al solito, quindi nessun pericolo.
“No, no, stai barando, stai contando le carte!”
“Indaco, è Scala Quaranta, mi spieghi come si fa a contare le carte?”
Indaco sbuffò guardando il proprio mazzo. Stava perdendo, di nuovo.
“Signori, signori, abbassiamo un po’ la voce” li richiamò Asor.
“Ispettore, sei davvero un paranoico” lo schernì Turchese.
“Perdonatemi, ma qualcuno ha capito cosa deve fare Asor? Perché questo cazzeggia tutto il giorno…”
“E tu invece sei il miglior lavoratore di questo modo, giusto? Capisco che trovarsi in coppia con Arancione non sia un’auspicabile situazione, ma dovresti fare qualcosa… Che ne so, tipo il tuo lavoro” disse Turchese.
Arancione storse il naso.
“Verde ha detto che da domani si lavora seriamente. E che Asor si deve occupare della sicurezza. Deve assicurarsi che i nuovi colleghi non siano potenziali minacce, che ne so, amici di Marrone. Tu dov’eri quando ne stava parlando?”
“Non stavo seguendo” ammise Indaco.
“Vorrei far notare che ci stiamo dando tutti del tu, indice della serietà di questo posto.”
“Asor, Verde pretende che usiamo il lei, ma con noi usa il tu. Chi è, Luigi XIV!? O lo usiamo tutti, o non lo usa nessuno.” spiegò Turchese.
“Chiuso!” esclamò Arancione, buttando sul tavolo le ultime carte.
“Possibile che tu vinca sempre!?”
“Te l’ho detto, Turchese, bara” si lamentò Indaco, emettendo un sospiro di sconfitta.
Turchese si voltò verso Asor, aspettandosi una reazione anche da lui, ma il fantasma sembrava distratto.
“Tutto bene?”
“Sì” mentì lui. In ogni caso, “tutto bene” era una domanda stupida, perché non andava mai tutto bene; c’era sempre qualcosa fuori posto, nel mondo.
“Dov’è finito il cretino che disegnava gatti sulla lavagna della sala riunioni?”
“Non sono più sicuro di voler essere parte di tutto questo. La situazione è così confusionaria che mi sembra sbagliata. Siamo sicuri che Verde sia il buono di questa storia?”
“Asor, che stai dicendo? Tu lavori per lui, come noi. Non pensi davvero che Verde sia una cattiva persona, giusto? Ci ha dato qualcosa per cui andare più o meno avanti, in qualche modo, seppur traballanti e perennemente zoppicanti. Non sei contento? Guardati intorno: hai un ufficio meraviglioso, uno scopo, uno stipendio, noi. Ho il sospetto che fossi parecchio solo, prima di arrivare qui al Consiglio. Ora hai me, Indaco e il tuo vecchio amico Arancione! Guarda, guarda ciò che hai. Verde potrà essere poco simpatico e troppo autoritario, ma ci dà un obiettivo, e io lo apprezzo per ciò che fa. Penso che dovresti apprezzarlo anche tu. Voglio capire cosa ti turba tanto del Consiglio.”
Asor non aveva una risposta, si trattava di un sentimento di disagio costante, di un brivido tiepido di stupida insoddisfazione.
“Ocra è un’ameba, Ciano una bomba ad orologeria, Malva un violento e Verde un despota. Aggiungiamoci anche noi, che non facciamo niente dalla mattina alla sera. Marrone resta un’oggettiva minaccia, chi lo sa cosa ha in mente. Ci sono troppe cose che non funzionano. Non lo so, sento che questa storia non finirà bene.”
Serie: Quelli dall'anima trasparente
- Episodio 1: 7:00
- Episodio 2: Tre mesi prima…
- Episodio 3: Un 17 luglio come gli altri
- Episodio 4: Tanto niente dura per sempre
- Episodio 5: Un oceano di possibilità
- Episodio 6: Piccole crepe
- Episodio 7: Sprazzi di ordine nel caos
- Episodio 8: Si dia inizio ai giochi
- Episodio 9: RisiKo!
- Episodio 10: Cominciare per finta
Ciao Viola. Se ho ben capito, i fantasmi sono coloro che sono morti violentemente? Quindi forse devono cercare un modo per concludere il senso della loro esistenza terrena? Mi piace l’idea che tra i fantasmi ci siano anche personaggi dell’antica Grecia (Marrone forse è Callicrate?), seguiti fedelmente dal terrore. Brava, Viola!❤️❤️🩷
Ciao Concetta, la questione sarà chiarita definitivamente molto a breve, per ora preferisco non svelare troppo.
Temo che i personaggi dell’antica Grecia siano parte dell’eredità ingombrante del liceo… Forse alla fine a qualcosa è pur servito. Ti ringrazio del commento! ❤