Confusione e liberazione 

Serie: Ombre e sussurri dal passato


Seconda stagione. Strettamente correlata con la precedente.

Alla fine, tornammo sulla riva, abbracciati. Le nostre fronti appoggiate l’una contro l’altra nuovamente, cuori che battevano all’unisono. Sapevamo che era tutto da capire, molto da affrontare, sulla spiaggia illuminata dalla luna, il futuro con lei, sembrava un po’ meno spaventoso.

Ogni momento con Ellen era surreale come la magia, o forse ogni istante con lei era così magico da sembrare irreale?

La magia venne interrotta dal suo telefono che squillava. Era tardi ormai, avevamo perso la cognizione del tempo, e forse anche la rabbia e il dolore di cui non parlavamo.

“E adesso che gli dico?” Mi domandò Ellen preoccupata. Con fretta si rimise il vestito, scostò i capelli all’indietro e mi guardò. Non avevo una risposta da darle. Poteva vedere nei miei occhi emozioni e rammarico. Eravamo vicini ma non allineati con i pensieri.

“Beh, intanto rispondi.”

Ellen esitò, poi prese il telefono e rispose. La sua voce era tesa mentre parlava, potevo sentire  frammenti della conversazione. Ogni parola captata era carica preoccupazione.

“Sì… Sulla spiaggia… Volevo fare il bagno di notte…”

Quando finalmente chiuse la chiamata, con gli occhi lucidi. “Mio fratello.” Disse semplicemente.

“Arrabbiato?” Avevo un nodo allo stomaco, ero invisibile e impotente. “Devi andare?” Chiesi, sapendo la risposta.

Ellen annuì lentamente. “Sì, devo andare.”

Cercai di sorridere, ma sapevo che il mio sorriso non brillava.

Lei fece un passo verso di me, allungando una mano per accarezzarmi il viso. 

“Meglio che io rimanga sola” sussurrò. Il tono della sua voce tradiva l’incertezza, e la sua lingua si intrecciò con la mia.

La guardai mentre si allontanava.

“Ti scrivo” aggiunse.

Il cuore mio si fece pesante, e la magia del nostro tempo insieme svanì. Restai nell’ombra, quasi nascosto, dietro un’auto parcheggiata sulla strada. La proteggevo con gli occhi, la vidi salire nella macchina del fratello. Si allontanò e io rimasi solo, avvolto da un senso di vuoto, a cui non volevo dar retta.

Con Ellen mi sentivo in uno strano limbo, senza purgatorio, solo paradiso o inferno. E l’inferno non l’avevo ancora conosciuto, non lo temevo. L’incertezza del nostro rapporto era una giostra di emozioni, oscillando tra euforia e aspettative, difficile da spiegare.

Mi incamminai a passi lenti sul marciapiede del lungomare, come se non volessi tornare a casa. Non era tardi, molti vagavano ancora, godendosi l’aria salmastra della sera. Il rumore delle onde che si infrangevano sulla riva era ancora un sottofondo. Aspettavo un messaggio di Ellen che non tardò ad arrivare.

Lo lessi, mi chiedeva dove fossi. Risposi che camminavo, chiesi se era successo qualcosa. Il fratello era molto arrabbiato e io ero stato incolpato di averla lasciata sola. Mi spiegò che avevano avuto un litigio e che lui se l’era presa con me per sfogarsi, per tutto. Infine mi disse di non preoccuparmi. Sarebbe passata. Probabilmente non avrei visto Ellen per qualche giorno tuttavia, lei continuò a scrivere di non preoccuparmi.

Continuammo a scambiarci messaggi. Mi faceva compagnia camminando distratto. 

La mia attenzione fu richiamata da una BMW 530 parcheggiata fuori una villetta; riconobbi la targa di un cliente dell’officina. Un tipo burbero che qualche giorno prima, in assenza del capo, mi aveva trattato molto male. In quell’istante l’ira mi morse.

Mi fermai per guardare attorno. Luci accese dalle villette, qualche risata notturna di un’estate che non dormiva mai. Ricordavo come quell’uomo aveva preteso, in modo molto scortese, che controllassi la pressione dei pneumatici. Gli avevo detto solo di attendere due minuti, non potevo lasciare in quel momento il lavoro.

Alzò la voce, urlando: “Muoviti, ragazzino scansafatiche, che devo andare a mare.”

Ed io, con indifferenza, controllai la pressione dei pneumatici. Evitai di incrociare gli sguardi, il suo compiacimento era palpabile. Non volevo guardare il suo volto mentre eseguivo gli ordini. Per giunta, c’ero abituato. Era solo l’ennesima umiliazione di una lunga serie, in quella occasione, un frammento di me stesso si spezzò.

Il ricordo delle sue parole esplosero in testa appena riconobbi la targa. Sorrisi amaramente e, con un moto di ribellione, mi avvicinai di soppiatto. Con le chiavi di casa, rigai l’intera fiancata della macchina, tracciando una profonda linea non del tutto dritta dal passaruota anteriore a quello posteriore. Il rumore metallico dello sfregio mi diede una strana sensazione di rivalsa. Non era vandalismo, ma liberazione.

Ripresi a camminare come se non avessi fatto nulla. Quella serata era stata fantastica: io, Ellen, la spiaggia, il bagno notturno. Lo sfregio era il culmine. Ne trassi perversa soddisfazione. Lo scrissi persino a lei, per provocare una sua reazione. Rimasi basito quando mi rispose: “Hai fatto bene, ma non lo fare mai più.” Le sue parole mi colpirono, mescolando approvazione e confusione.

Dopo circa un’ora, ero vicino a casa. Le luci della strada erano fievoli, gettando ombre lunghe e inquietanti.

Continuavo a messaggiare con Ellen, finché non mi addormentai nel letto, con il telefono ancora in mano. La sua ultima frase risuonava nella mia mente, una curiosa combinazione di complicità e avvertimento.

Rividi Ellen qualche giorno dopo. Il fratello, quando mi vide avvicinarmi a lei, non disse nulla. I nostri sguardi si incrociarono, facendo scintille. Perché non infieriva? Perché cercavo un confronto?

Con il suo silenzio pensava di mettermi a disagio, o forse mi disprezzava a tal punto da mostrarmi la sua indifferenza. L’ipotesi più plausibile era nei sorrisi di Ellen e nelle occhiate tra loro due. Anche se Antonio non approvava il nostro legame, rispettava la decisione di sua sorella, lasciandole la libertà di scegliere.

Durante quei giorni in cui non ci eravamo visti, avevamo messaggiato tutto il tempo possibile. Tramite semplici messaggi, mi accorsi di quanto Ellen fosse intelligente, complessa e con le idee chiare. Non capivo se fosse un angelo pronto a perdersi nelle fiamme o un angelo capace di cacciare demoni all’inferno. Inizialmente non comprendevo Ellen, ma col tempo assimilai qualcosa della sua mente per capirla meglio. Lei mi piaceva sempre di più, mentre il nostro legame mi offuscava. Ero sicuro di comprendere i suoi desideri.  Altre volte, invece, mi sentivo un estraneo nella sua mente, rincorrevo un sogno che non voleva essere afferrato. Mi lasciava  novantanove dubbi, ma il fatto che i nostri cuori battessero l’uno per l’altra non era tra questi. 

Desideravo baciarla, accarezzarla, sfiorarla, perdermi nei suoi occhi verdi. 

Quei giorni lontani si facevano sentire in tutta la loro mancanza solo quando ci abbracciavamo, come se la vedessi dopo un’intera vita.

Solo io e lei, in mezzo una stradina chiusa al traffico, con le persone che ci passavano accanto, persi in un abbraccio che esprimeva tutto il nostro affetto e la mancanza che sentivamo l’uno per l’altra. Lei era radiosa, aggraziata, snella e naturale come sempre. Quel momento era il nostro legame; lo desideravo, ma mi sembrava di non essere nulla per Ellen. Mi sentivo come un giocattolo importante.

Ci appartammo il più velocemente possibile, cercando il calore dei nostri corpi, tra baci profondi e carezze proibite dai battiti irrequieti.

***

Niccolò non riusciva a riposare. Quando chiudeva gli occhi, una tempesta di pensieri si scatenava. Fissava il soffitto della suite, accarezzando i capelli di Laura che riposava al suo fianco. I ricordi vagavano tra le scelte fatte, interrogandosi su cosa sarebbe potuto essere diverso. I crimini, sussurri del passato, risuonavano come un’eco tormentata. Il ticchettio dell’orologio al polso scandiva il ritmo di una vita che scorreva inesorabile, sottolineando il peso delle colpe e delle occasioni perdute. La luce del sole pomeridiano filtrava attraverso le tende, proiettando ombre danzanti sul muro, fantasmi che si muovevano nella stanza. Ogni fantasma era un invito a riflettere su Elena, su quelle scelte che lo avevano condotto a quel momento, in quella suite.

Si girò leggermente per osservare il viso sereno di Laura. La sua presenza gli dava conforto, ma sollevava in lui interrogativi sul futuro. Lei aveva bisogno di stabilità, con Niccolò non avrebbe potuto costruire una vita insieme. Eppure, lei spesso gli ripeteva di aver già vissuto e gestito male il tempo trascorso. Ora voleva godere di ogni attimo, senza impegni, abbracciando il momento presente.

Il cuore di Niccolò era un tumulto di emozioni; avvertiva battiti irregolari da quando aveva visto Elena. Si meravigliava di come, esternamente, apparisse calmo e in grado di sopportare la pressione, ma dentro di sé i pensieri lo provocavano, rievocando tutti i bei momenti vissuti.

Mentre rifletteva, sentì un movimento dietro di sé. Laura si era svegliata e lo guardava con occhi assonnati ma preoccupati.

«Tutto bene, Nico?» chiese, con una voce morbida e rassicurante.

Niccolò si girò verso di lei, un piccolo sorriso sulle labbra. «Sì, va tutto bene» rispose, anche se sapeva che dentro di sé la tempesta non si era ancora placata. «Solo un po’ di pensieri.»

Laura annuì, comprendendo più di quanto Niccolò avrebbe voluto. Cambiò discorso, distogliendo la sua mente dai ricordi infusi di Elena. Alzò il collo e guardò Niccolò. Con la mano libera accarezzò il petto dell’uomo, osservando l’enorme tatuaggio che si estendeva sulla sua pelle. Il demone che camminava mano nella mano con l’angelo, verso l’inferno, era una rappresentazione simbolica che aveva sempre suscitato la sua curiosità. Laura aveva capito da tempo che il demone era Niccolò, ma chi era l’angelo? Cosa significava in realtà? Non credeva alla metafora secondo cui tutti preferiscono l’inferno come soluzione ai problemi, come se attraversarlo portasse a grandi ricompense anziché tramutarle in male.

Serie: Ombre e sussurri dal passato


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Discussioni

  1. Meraviglioso come hai descritto la figura di Ellen, in bilico tra angeli e demoni, cura e condanna, che poi è lo stato di ogni passione, quando si rivela perché alla fine nulla esiste senza il suo opposto. Ma Niccolo’ sembra stare in un limbo, appunto..farsi portare, ma dove? E da chi?
    Molto efficace anche la divisione che continui a tenere, tra romanzo e realtà…

  2. “L’incertezza del nostro rapporto era una giostra di emozioni, oscillando tra euforia e aspettative, difficile da spiegare.”
    Difficile da spiegare ma facile da capire, se ci sei passato…

  3. Ciao Giuseppe, bello anche questo episodio. Ci sono alcune frasi che mi hanno colpito particolarmente come: “eravamo vicini, ma non allineati con i pensieri.” Continua a emergere un dualismo, una contraddizione tra i sentimenti di Ellen e Nico, tra i loro pensieri, nel loro rapporto. È molto interessante questo aspetto.
    Ti faccio i miei complimenti!

    1. Credimi sono indescrivibili i complimenti di una fantastica scrittrice come te. Tu e tante (per lo più donne siete☺️) mi state invogliando sempre più. Grazie ancora!

  4. “Il demone che camminava mano nella mano con l’angelo, verso l’inferno, era una rappresentazione simbolica che aveva sempre suscitato la sua curiosità.”
    Questa frase sembra un indizio prima di svelare il mistero di un passato non proprio esemplare?

  5. “La luce del sole pomeridiano filtrava attraverso le tende, proiettando ombre danzanti sul muro, fantasmi che si muovevano nella stanza.”
    Mi incuriosisce scoprire cosa si nasconde nel passato di Niccolò che lo fa sentire così perseguitato dai rimorsi.