
Conoscenti
17 maggio 2024
Niccolò Tasso, è questo il tuo nome? – Il poliziotto, fermo sulla soglia, teneva un foglio in mano e leggeva con voce monotona. – Nato a Bologna, il 9 agosto 2003? –
Niccolò annuì, consapevole di cosa lo aspettava. – Sì, signore. –
Lei è in arresto per l’omicidio di David Love. –
Il ragazzo non fece alcun tentativo di opporsi. Si lasciò ammanettare, tirando un lungo respiro prima di essere accompagnato fuori, verso l’auto della polizia.
David era stato finalmente trovato, senza vita, a pochi passi dal campus. Gli altri, probabilmente, erano già stati arrestati. Per Tasso, il primo anno accademico alla Duke stava per concludersi in modo ben diverso da come aveva immaginato.
13 novembre 2023
Niccolò. Niccolò. Tasso. Niccolò Tasso. TASSO.
– Niccolò? –
Una voce lontana, fuori dalla sua testa, lo svegliò. Aprì gli occhi stanchi, rendendosi conto di essersi addormentato sulla sedia. Di fronte a lui, sfocata, una giovane donna gli porgeva qualcosa: i suoi occhiali, caduti a terra. Niccolò si guardò intorno, confuso. L’ufficio era più grande del necessario, con mobili dei ruggenti anni ’90. Era l’ufficio della signorina Ward, la stessa che ora lo osservava, pallida come un lenzuolo.
– Mi hai fatto preoccupare. Non rispondevi, – disse lei, portandosi una mano al petto. Era giovane per il ruolo di consulente didattica, e molto affascinante. Indossava un paio di occhiali sproporzionati per il suo viso, i capelli castani raccolti in un’acconciatura ordinata. Nonostante la situazione, manteneva una gentilezza disarmante nei toni e nei gesti.
– Mi scusi, non volevo spaventarla, – rispose lui, strofinandosi gli occhi arrossati sotto gli occhiali tondi. Tasso era un ragazzo dai lineamenti delicati, con la pelle olivastra segnata da qualche imperfezione, e folti capelli neri che spesso gli coprivano il volto. I suoi occhi verdi erano piccoli e privi di una vera espressione.
Si era recato lì dopo la lezione per incontrare la sua tutor, ma mentre aspettava l’arrivo della signorina Ward e della stessa tutor, era sprofondato in un sonno profondo. La notte precedente non aveva dormito a causa dello smarrimento del suo alprazolam, il farmaco che lo aiutava a riposare. Aveva passato l’intera mattinata a inondarsi di caffè, ma senza ottenere alcun beneficio reale.
La signorina Ward si sedette alla scrivania. – Immagino che la vita fuori dal campus ti tenga sveglio fino a tardi, ma cerca di bilanciare le due cose, – disse con un sorriso indulgente. – Finché non arriva la tua tutor, ti va di raccontarmi come ti stai trovando qui? È molto diverso da casa? –
Niccolò rispose con una cortesia di facciata. – Sono fortunato, non è così diverso da casa. –
Era una bugia. Nulla, lì, poteva ricordare anche solo vagamente l’Italia. Ogni riferimento al suo paese sembrava una caricatura stereotipata, una versione distante e deformata. In quelle poche settimane aveva imparato una cosa: mai contraddire o correggere gli americani, soprattutto quando erano palesemente in torto. Il loro ego era grande quanto il loro continente, e lui non aveva intenzione di iniziare battaglie inutili. Preferiva adattarsi.
La signorina Ward sembrava davvero sollevata dalle sue parole. – Non sai quanto mi faccia piacere sentirti dire questo. È sempre difficile per gli studenti stranieri adattarsi a una nuova cultura. Hai incontrato altri italiani? –
Niccolò scosse la testa, fingendo una tristezza superficiale. – No, sfortunatamente ancora no. –
Un’altra bugia. Qualche giorno prima aveva conosciuto uno studente con un cognome tanto italiano che nemmeno lui riusciva a pronunciarlo correttamente. Nato e cresciuto in Virginia da genitori nati e cresciuti in Virginia, i cuoi solo i nonni erano immigrati italiani, lui si identificava tale. Se si fosse trovato in Italia probabilmente sarebbe stato riconosciuto cittadino italiano più di quei immigrati che avevano passato la loro infanzia e vita sul suono italiano. Tasso aveva preferito stargli alla larga, era fastidioso. Non aveva alcuna intenzione di accennare la verità alla signorina Ward.
– Sto notando che il tuo inglese è migliorato, la tua pronuncia sta diventando decisamente americana, – commentò lei con un tono incoraggiante.
– Merito del mio compagno di stanza, – rispose lui con un sorriso stanco. – Ama complicarmi la vita con termini che non ho mai sentito prima. –
La loro conversazione venne interrotta da un colpo leggero alla porta. La tutor era finalmente arrivata. La signorina Ward la fece entrare.
Tasso, che dava le spalle alla porta, non si scomodò nel voltarsi. Avrebbe aspettato che venisse lei da lui.
– Niccolò, lei è Camilla Willow, la tua tutor. –
Il ragazzo si alzò in piedi, fronteggiando una ragazza magra, dalla carnagione pallida e i lunghi capelli neri e lisci. I suoi occhi erano incredibilmente grandi. Le strinse la mano, e tanto era fredda dal sembrare morta. – Piacere, – disse lei senza reale interesse.
Il piacere è mio, – rispose Niccolò con cortesia, consapevole che avrebbe dimenticato il suo nome nel giro di pochi minuti. Faticava sempre a ricordare volti e nomi, indipendentemente dall’importanza della persona.
Quando i due studenti si sedettero, la signorina Ward porse la solita domanda cordiale alla ragazza. – Come va Camilla, tutto bene? –
– Sì, tutto bene, mi perdoni per i minuti di ritardo. – Il portamento di Camilla era rigido, il suo modo di parlare non differiva.
Tasso guardò l’orologio posto sul muro che segnava le 16:33. Quello era classificato come ritardo?
La signorina Ward fece un rapido gesto con la mano, segnalando che non c’era bisogno di scusarsi. – Non ce ne siamo nemmeno accorti, stavamo chiacchierando,- disse con un sorriso. Poi incrociò le mani sul tavolo e assunse un tono più formale. – Passiamo ai nostri doveri. Allora, il sistema di tutoraggio dell’università offre 120 ore da suddividere durante l’anno accademico, a vostra discrezione. Le lezioni possono avvenire anche nei weekend o durante le festività, se siete d’accordo. Camilla è del secondo anno, lo stesso corso che frequenti tu, Niccolò. Parla fluentemente italiano, nel caso avessi difficoltà con l’inglese. Lei terrà traccia delle ore e, in caso di necessità, potrete scrivermi. Ricordate che il tempo passato insieme deve essere dedicato esclusivamente allo studio.-
Niccolò annuì distrattamente. – Quindi da questo momento in poi la comunicazione avverrà esclusivamente tra me e lei? – chiese per sicurezza. Stava iniziando a percepire i rumori in maniera ovattata, la stanza pareva roteare, la sua attenzione sfuggiva con costanza.
Esattamente, – confermò la Ward. – Camilla mi contatterà solo al termine delle ore. Niccolò, sai già su cosa vorresti concentrarti? –
Camilla si voltò verso di lui, aspettando una risposta. Niccolò la guardò, cercando di combattere la stanchezza che gli appannava i pensieri. – Latino. –
– Certo. Quale parte in particolare? –
– L’analisi della Praefatio di Cornelio Nepote, – rispose lui, dicendo la prima cosa che gli venne in mente.
– D’accordo, tirerò fuori i miei vecchi appunti, – rispose Camilla in tono pragmatico.
La signorina Ward sembrava soddisfatta. Aveva lavorato sodo per convincere Camilla a prendersi in carico Niccolò, e finalmente potevano iniziare.
– Bene, ragazzi. Vi auguro buon lavoro, – concluse la Ward con un sorriso.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
Racconto interessante e criptico. Ammetto di non aver colto il filo e il significato. Ho provato ad andare a cercare il testo di Nepote e forse mi ha dato una chiave di lettura inquietante resa ancora più forte dal riferimento a Tasso, scrittore segnato dalla malattia mentale. Se i riferimenti sono voluti allora è qualcosa di geniale. Tuttavia credo che renderli più accessibili e chiari nella stesura, potenzierebbe di molto l’impatto del racconto sul lettore. Altrimenti rischia di restare accessibile solo a chi conosce bene letteratura e scrittori. Il che sarebbe davvero un peccato perché tu scrivi davvero molto bene.