Consegna speciale

Serie: Ginevra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il fotografo consegna alla famiglia la fotografia scattata alla piccola Ginevra, tastando il terreno per la sua ultima mossa

“Ti prego, prova a mangiare qualcosa” Anna stava cercando di imboccare il padre, steso a letto e reso debole dalla malattia.

“Nutritevi voi, per me oramai è inutile. Testamento l’ho fatto, voglio solo andarmene e non darvi più disturbo” l’anziano scostò il cucchiaio davanti alla sua faccia con gesto sonnolento, facendo ricadere poi la mano sul copriletto in maniera scomposta.

Anna sospirò, scuotendo il capo e posando il piatto sul comodino. Dalla soglia si affacciò suo fratello.

“Stai mangiando papà?” Flavio mise la testa all’interno della stanza, accennando un sorriso.

Anna si chiedeva come facesse ad essere sempre allegro, anche nelle situazioni più tristi cercava il lato positivo, di non farsi sopraffare dalla tristezza.

Ha tutto dalla sua parte, il vantaggio di essere un uomo pensò lei, sapendo che una volta morto il padre la tenuta e l’attività di famiglia sarebbero passate al fratello e nel caso della prematura scomparsa di lui a suo marito. Lei, anche se era la primogenita, non aveva diritto a nulla. Da un uomo all’altro: questo era il suo destino, senza mai poter decidere da sola della sua vita.

“Non vuole, è qua che farnetica” Anna rispose al posto del padre, il quale stava scivolando nel sonno.

“Ah, cosa dobbiamo fare con te?” Flavio avanzò nella stanza prendendo dalle mani della sorella il pranzo del padre e continuando a rivolgersi a lui.

“Lo vuoi capire che abbiamo ancora bisogno di te? Adesso, per favore, sforzati di mandare giù qualcosa”

Come ogni volta che Flavio parlava, il padre aprì gli occhi e lo guardò. Dava sempre ascolto al figlio, sia che fossero in accordo che non.

“Ho già detto ad Anna che sono stanco”

“Dovrai ripeterlo anche a me fino a stancarmi. Non me ne andrò finché non avrai buttato giù almeno tre cucchiai”

L’espressione del vecchio era un misto tra stanchezza e divertimento. Alla fine seguì la volontà del figlio.

“Nonno!”

I nipoti urlarono all’unisono quando videro l’anziano uscire in giardino. Si era ripreso abbastanza da decidere di voler stare all’aria aperta e sotto al sole del pomeriggio.

I bambini gli corsero incontro, chiedendogli come stesse e accompagnandolo alla sua sedia di vimini preferita, ricoperta di cuscini per renderla più morbida. Il nonno li intrattenne raccontando loro qualche storia di quando era giovane, di come aveva costruito la tenuta di famiglia e dei loro avi.

Tutti i bambini erano seduti davanti a lui a formare un semicerchio, chi a gambe incrociate e chi steso, chi con le mani a reggersi il volto e chi semplicemente lo fissava senza batter ciglio.

Proprio mentre stava terminando il racconto di come aveva incontrato la loro nonna qualcuno arrivò davanti all’alto cancello grigio della tenuta.

Era il fotografo.

Sorrise e alzò la mano salutando. Il nonno gli rispose, per poi chiamare qualcuno perché gli aprisse.

“Mi vogliate scusare se non mi alzo ma le forze sono poche e devo risparmiarle” l’anziano allungò la mano al fotografo che una volta entrato si era diretto subito dal capofamiglia.

“Non dovete neanche preoccuparvene. Sono venuto a portarvi la foto ritrattistica che ho fatto ad una delle vostre nipoti” il fotografo si guardò attorno e indicò la piccola Ginevra, seduta sull’erba e con lo sguardo basso.

La presenza di quell’uomo la metteva in agitazione, non le piaceva e sperava che guardando a terra lui avrebbe fatto finta di nulla. Purtroppo così non fu.

“Quale foto? Ho visto quelle di famiglia e devo complimentarmi con voi per il bel lavoro svolto, capisco perché siete divenuto così popolare in città. Nessuno però mi ha parlato di un singolo ritratto”

“Quando son venuto a consegnare le foto vi era una delle vostre figlie con la sua piccola e incantato dai suoi occhi ho chiesto di poterle scattare una foto, senza costi aggiuntivi. Era davvero un peccato non immortalare tale bellezza”

“Capisco” l’espressione del nonno si era fatta seria ma sempre cortese verso l’ospite.

Insieme estrassero la fotografia e l’ammirarono: tutti i presenti vennero percorsi da un brivido ma non lo dissero. Rimasero incantanti a guardare la foto di Ginevra in tutta la sua aura inquietante, incapaci di distogliere lo sguardo.

Un silenzio carico di tensione calò sul giardino e dentro di sé il fotografo sorrise: aveva avuto la conferma che il suo lavoro era ben riuscito.

“Un ritratto… interessante. Ginevra, vieni a vedere e ringrazia il signore”

Ginevra si alzò titubante. Sapendo che era meglio non disobbedire al nonno si avvicinò ma non alzò il viso.

“Solleva quella testa e fatti vedere. Tua madre non ti sta proprio insegnando l’educazione” il tono era duro e così Ginevra alzò il viso mentre il labbro inferiore iniziava a tremolarle. Lentamente gli occhi iniziarono a diventarle lucidi ma riuscì a non far uscire lacrime. Sapeva sarebbe stato solo peggio.

“È riuscito a catturare davvero bene i suoi occhi. Ne ha trovato qualcosa di buono, ha davvero talento” l’attenzione del nonno si era tornata sul fotografo e lo stava elogiando.

Questo gli accennò un inchino con le mani giunte davanti al corpo.

“Siete troppo buono. Ora devo andare ma spero di rivedervi presto. Buona giornata a tutti quanti” con queste brevi parole l’uomo si congedò, lanciando un sorriso in particolare a Ginevra, poco distante da lui, che cercava di non guardarlo. Lui le osservò gli occhi lucidi e pensò che non sarebbe mancato molto al completamente dell’anima della fotografia.

Mentre si avviava al cancello udì il nonno rimproverare la bambina per come si era comportata: doveva imparare a guardare in faccia le persone ed essere più espansiva, non poteva rischiare di mettersi a piangere per niente. Urlando di chiamare anche sua madre Anna sollevò il braccio, indicando con l’indice una finestra ai piani superiori, dicendole di andarci immediatamente.

Il fotografo vide bene dove indicava e sorrise: adesso sapeva qual era la camera di Ginevra.

Serie: Ginevra


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

    1. Ti ringrazio per i tuoi commenti e sono di spunto per la storia: a volte chi scrive non sempre vede quanto mette nei personaggi e questi commenti aiutano tanto a vedere oltre. Personalmente sono anche uno spunto. Spero che la storia continui a piacerti 🙂

  1. Che fotografo inquietante! Sto cercando di capire se sia una minaccia o meno… La storia del “completamento” dell’anima della foto, mi convince a metà. Sembra quasi volermi sviare, ma ovviamente aspetto il prossimo episodio per scoprire qualcosina di più! ♥ Bello! ♥

    1. Sto cercando di trattenermi dall’arrivare subito al punto come faccio di solito nelle mie storie. Questa a capitoli è una sfida anche per me e mi fa piacere sapere di aver creato queste sensazioni.

  2. In questo episodio sai descrivere molto bene l’idillio famigliare, le scene quasi bucoliche. Dietro le parole si respira una certa inquietudine e mi piace molto il dico/non dico circa fotografo. Mi chiedo anche cosa pensi o meglio sappia la bambina. Brava Sara