Contrasti

Ormai erano mesi che Mara si era lasciata con il suo fidanzato storico e ricominciare una vita nuova e tutta sua le era particolarmente difficile. Le abitudini con lui erano state interrotte bruscamente, doveva trovare un nuovo equilibrio ma sentiva che il tempo per trovarlo sarebbe stato lungo.

Tutte le sue amiche la incoraggiavano a prendersi cura di se stessa: un parrucchiere, un massaggio al cacao, un po’ di sano shopping compulsivo. Ma niente, era caduta in uno stato di auto abbandono: non si truccava più, si pettinava a malapena. I suoi biondi capelli, una volta lucenti e sempre ben scalati, erano ormai secchi, come si sentiva lei dentro.

Poi un giorno finalmente decise che era ora di cambiare, e fu proprio la sua passione per il cinema a permetterle la svolta. Tutti quei film romantici e strappalacrime su donne abbandonate che alla fine, dopo una lunga analisi interiore, cambiavano vita migliorandola, erano stati fondamentali per il suo percorso. L’unica cosa che la rendeva felice in quel momento era prendere giacca e borsetta per andare al cinema: sola sì, ma pur sempre in fase di guarigione.

Finalmente era uscito il film che tanto aspettava e, pur sempre rimanendo ferma sul fatto di non voler rinnovare il suo guardaroba, si infilò una camicetta scozzese, un filo di trucco e uscì.

Fu lunga la fila per i biglietti, ma ne valeva la pena: niente e nessuno le avrebbe impedito di gustarsi la visione tanto attesa. Almeno così pensò fino a quando qualcosa ruppe il suo equilibrio appena conquistato.

Il solito idiota arrogante, che pensa che il mondo sia tutto suo senza accorgersi che le persone intorno a lui avrebbero potuto infastidirsi per i suoi atteggiamenti arroganti. Che suoneria fastidiosa! E anche il volume alto, poco consono alla situazione. Ma la cosa peggiore è che ebbe il coraggio di rispondere tranquillamente, mentre il film stava per cominciare. E non si prospettava una chiamata breve.

Mara decise di intervenire, perché questo tipo di persone proprio non le sopportava: un colpetto sulla spalla, uno sguardo che poco lasciava all’immaginazione e la frase “Ehi, caro mio! Il tuo percorso finisce qui!” accentuata dalle braccia incrociate a X, tipiche del noto programma. Tutta la sala sembrava divertita guardando la scena, e anche l’idiota non sembrava porsi il problema né del fatto di aver disturbato né della reazione di Mara.

Che serata pessima! Tornò a casa veramente di malumore e mentre girava le chiavi nella serratura già pensava ad una calda doccia ristoratrice. Appena entrata subito accese la segreteria telefonica e una voce sterile di donna le comunicava che il giorno dopo avrebbe avuto un colloquio. Era proprio il lavoro che desiderava, dai… la serata non era finita poi così male. A letto presto, pronta e riposata per l’indomani.

L’edificio era enorme, tipico di una multinazionale: questa volta aveva dato retta alle sue amiche e si stava presentando davvero bene. Un bel trucco, i capelli leggermente raccolti e il tailleur che da tempo giaceva inutilizzato nel suo armadio.

Terzo piano. Non aveva neanche dovuto attendere, il colloquio sarebbe iniziato puntuale. Bussò e Marco, il titolare, la fece entrare: era di spalle e stava sistemando alcune cartelle.

Già la sua puntualità nell’accoglierla gli fece guadagnare punti, che salirono alle stelle quando vide come era ben vestito: una giacca nera su un corpo asciutto abbinata a dei jeans di alta sartoria. Per lei, che non era generalmente amante della moda, fu comunque una piacevole vista.

Eccolo pronto per il colloquio, si girò e… oddio!! Tutti i punti guadagnati vennero persi in un solo istante. Era il maleducato del cinema: ancora se lo vedeva davanti con quella sua triste maglietta blu con le righe. Il viso era lo stesso, con quell’aria insolente da chi può avere tutto dalla vita. Marco la guardò con un’insolita curiosità e sicuramente la riconobbe perché alla fine del colloquio le disse che non era la persona adatta per quel posto. Ed incrociò le braccia a X come fece lei al cinema.

Gelo. Situazione imbarazzante. Non ci poteva credere che il destino fosse stato tanto crudele.

Mentre mestamente stava alzandosi per andare via, accadde una cosa che lì per lì la confuse: lui scoppiò in una sincera risata cristallina, dicendole che la sua determinazione nell’affrontarlo al cinema lo aveva affascinato. Pochi avevano avuto il coraggio di replicare i suoi arroganti atteggiamenti, anche quando ignoravano chi fosse. Il posto era suo.

***

Per settimane andò avanti l’atteggiamento strafottente di Marco: ogni volta che la incontrava in corridoio incrociava le braccia e, con il suo sorriso ammiccante, le strizzava l’occhio.

Ma che fastidio che le dava! Alla fine lei, che sicuramente era ben consapevole che il gesto che stava per fare le avrebbe potuto concludere la carriera, reagì d’istinto. Lo guardò in faccia e, con l’aria da scema, gli fece il verso simulando una risposta al cellulare.

Tutti i colleghi si fermarono a guardare la scena in un silenzio ovattato, dove era possibile percepire il battito del cuore accelerato di Mara. Lui, con il suo fare sempre così disinvolto, cominciò a ridere talmente forte che, non si sa come, coinvolse anche lei.

Poco dopo, lui la invitò a prendere un caffè in sala mensa e, tendendole la mano, chiese che le ostilità venissero definitivamente chiuse.

Il tempo ripara le ferite. Il tempo aiuta a superare anche i diverbi.

Da questa sincera risata nacque una splendida amicizia che li portò addirittura ad essere dei buoni confidenti. Era bello per Mara, che per molto tempo era sempre stata arrabbiata con tutto e con tutti, trovare una persona dall’animo leggero che la facesse sorridere.

***

Marco suonò il campanello con insistenza, dovevano sbrigarsi perché quel film, al quale voleva assolutamente assistere, era una première e non si poteva arrivare in ritardo. Mara scese giù di corsa e, non appena si chiuse lo sportello alle spalle, la macchina sparì nel traffico.

Il cinema era pieno e a fatica riuscirono a trovare dei posti, ma una volta seduti Mara, presa da un nostalgico ricordo, prese il cellulare e fece il verso al suo amico facendo finta di rispondere ad una chiamata. Lui incrociò le braccia a X e le diede un bacio sulla guancia con un tenero sorriso.

Scese il buio in sala e iniziò la proiezione.

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Discussioni

  1. Ciao Isabella. Innanzitutto ti ringrazio per avermi allietato la giornata con questo librick, dal sapore squisitamente piacevole. Ottimo modo di interpretare il lab, non c’è che dire! Bravissima! 🙂

  2. Ciao Isabella, il tempo che lenisce grandi delusioni riassume il tutto, e poi, un brutto e sgradevole incontro finito con la fioritura di qualcosa di più di una semplice amicizia… lab azzeccato!!!

  3. Una lucida e interessante lettura su quello che è un malessere comune : lo scarso rispetto per gli altri. Ma, al tempo stesso, la sensazione che le cose possono cambiare in modo inatteso…a volte in meglio…a volte no. Mi viene in mente una frase… “rispetto per tutti, paura di nessuno”. E il tuo personaggio in qualche modo la rappresenta

  4. Ciao Isabella, la tua storia mi ha fatto venire in mente un cioccolatino tutto da gustare. Sarà l’ora, sarà la fame: non so. E’ piacevole, leggera al punto giusto. Un “bonbon” che ha acceso un sorriso e rischiarato una triste giornata uggiosa.