Contrattacco

Serie: Il Piano


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo la brutta esperienza all'hotel, i nostri due protagonisti sono costretti a nascondersi in un rifugio che sembra tranquillo..

Ho sempre preferito la montagna al mare per via delle temperature più basse durante la notte. Odio non poter dormire a causa del caldo e rigirarmi in ogni angolo del letto per cercare il minimo spazio al fresco disponibile.

Dopo il lavoro fallito all’hotel dovemmo nasconderci per un po’ a causa del mio amato fratellino che non aveva mai smesso di darci la caccia negli ultimi tre mesi. Una vecchia casetta nei pressi di un paesino sperduto fra le montagne diventò il nostro covo, dopo aver rattoppato Pete nel migliore dei modi. Passammo la maggior parte delle giornate ad aspettare che la situazione si tranquillizzasse, così da poter tornare alla vita in città e a qualche nuovo lavoretto. Certo, la convivenza forzata a cui eravamo costretti aveva i suoi alti e bassi, ma riuscivamo sempre a non azzuffarci troppo. Solo quando dimenticai di sostituire il rotolo di carta igienica finito con quello nuovo rischiammo seriamente di arrivare alle mani. Ma aldilà di tutto questo, riuscimmo a mettere da parte l’azione e il pericolo per un po’, anche se mai ci saremmo sentiti completamente al sicuro.
“Chissà quali sorprese ci riserverà oggi questo buco dimenticato dal mondo” disse Pete stiracchiandosi sul portico. Aveva un’aria particolarmente divertita.
“Non so cosa tu abbia in mente, ma oggi sarà una giornata meravigliosa all’insegna del riposo, del relax e del cibo vegano” dissi sfoggiando uno dei miei sorrisi migliori.

“È proprio qui che ti sbagli, amico mio” rispose lui, mostrando più denti di quanti ne ricordassi.
Ancora prima che riuscissi a chiedergli di cosa stesse parlando, Pete sparì all’interno della casa e, dopo una serie di rumori non ben definiti di oggetti spostati, venne fuori con uno scatolo gigante. Per poco non rimase incastrato tra gli stipiti della porta. Un po’ a fatica ne venne fuori, poggiò lo scatolone accanto a me sullo scalino del portico e aspettò tenendo le mani sui fianchi.
“Aprilo” disse accompagnandosi con un movimento del mento.
Aprii il cartone con la certezza che ciò che vi avrei trovato sarebbe stata l’ennesima pessima idea di Pete. Non appena riuscii a distinguere la griglia metallica di quello che sembrava un barbecue, realizzai cosa intendeva quando disse che mi sbagliavo. Pete era un convintissimo carnivoro, tanto che più di una volta ho avuto dubbi sulla sua posizione in merito al cannibalismo.
“E la carne dove dovremmo rimediarla?” chiesi cercando di nascondere l’entusiasmo, misto a un po’ di preoccupazione.
“In questo momento siamo circondati da cinghiali, cervi e chissà quali altri animali, e tu mi chiedi dove rimediare della carne?” disse con lo stesso tono di una maestra che cerca di spiegare un concetto molto stupido ad un bambino.
“Hai ragione. Allora buona caccia!” dissi, tornando con lo sguardo alla boscaglia di fronte al nostro rifugio.
“Va bene, stattene seduto qui mentre io, come al solito, mi faccio in quattro per animare questo buco di merda in cui ci siamo venuti a nascondere!” tuonò Pete allontanandosi verso l’interno della casa.

Non sentii più nulla, quindi immaginai il mio socio recuperare uno dei fucili nella sua camera e saltare verso un luogo imprecisato nel bosco. Tutto ciò continuando ad imprecare borbottando.

Dopo circa un’ora, Pete tornò vittorioso atterrando qualche metro più lontano dal portico assieme alla carcassa di un cinghiale. Io ero ancora seduto lì sugli scalini, come imbambolato a cercare chissà quale verità fra i rami e le foglie degli alberi mossi dal vento. Intanto Pete trascinò il cadavere più in là rispetto a dove era atterrato, sempre borbottando. Ci vollero svariati minuti e altrettante imprecazioni prima che il cinghiale fosse scuoiato e sventrato, il barbecue montato e il fuoco pronto a divampare. Quando tutto fu pronto, Pete infilzò alcuni pezzi di carne sullo spiedo e lo sistemò al di sopra della fiamma. Subito dopo, si accese una sigaretta quasi infilando la testa nel fuoco e poi venne a sedersi accanto a me.
“Speriamo che questo bestione sia buono quanto grande e cattivo. Nonostante gli avessi sparato tre volte, quello continuava a correre come un forsennato. Alla fine gli sono comparso accanto e l’ho sgozzato” disse Pete facendo trasparire più fatica di quanta ne avesse davvero fatta.
“Perché non l’hai fatto subito?”
“Perché mi mancava sparare a dei bersagli in movimento, devo tenermi allenato in qualche modo.
Non risposi, ma d’altronde non serviva. Eravamo entrambi ipnotizzati dal fuoco che ardeva e si dimenava trasformandosi in lingue infernali che abbracciavano lo spiedo. Solo il rumore di un elicottero che ci sorvolò riuscì a distrarci. Cercai subito di notare se sulla fiancata ci fosse un rimando a qualche corpo delle forze dell’ordine, magari alla guardia forestale, ma scoprii subito che non c’erano scritte e il veicolo era completamente nero. L’elicottero si allontanò e poi sparì dalla nostra vista, ma da quel momento una sensazione strana cominciò a farsi strada nelle mie viscere.
“Forse dovremmo rinunciare al barbecue” dissi a Pete continuando a scrutare il cielo.
“Spero che tu stia scherzando. Non dirmi che quell’elicottero ti ha messo paura perché giuro che ora salto lì dentro e lo faccio schiantare se non accettano di mangiare con noi. E se si schianta, andrò a cuocere quel dannato cinghiale sui rottami” disse Pete utilizzando l’indice della mano destra come uno strumento per minacciarmi.
Appena smise di parlare, cominciammo a ricevere colpi di bastone in testa e sulla schiena. Ci girammo di scatto e quando capimmo chi ci stava bastonando senza remore, tirammo un sospiro di sollievo.
“Siete degli stupidi imbecilli incoscienti” tuonò la donna col bastone in mano.
“Buongiorno anche a te, Gloria” dissi sfoggiando uno dei miei sorrisi migliori.
“Non è più un buongiorno da quando voi due imbecilli disgraziati avete deciso di sparare a degli animali all’interno di una riserva naturale fuori dal periodo di caccia e di segnalare la vostra posizione con un dannato barbecue!” rincalzò la donna poco prima di riprendere a far svolazzare il bastone sopra le nostre teste. Pete afferrò il bastone e lo tenne vicino a sé.
“Dannata vecchiaccia, è solo un pranzo diverso dal solito per ravvivare l’atmosfera in questo buco dimenticato dall’universo.”
“Vi ho nascosto in questo buco dimenticato dall’universo, come lo chiami tu, proprio per tenervi lontano dai guai, dannato imbecille! E ora avete mandato tutto all’aria!”
“Piano, piano, ha fatto tutto lui!” dissi io cercando di sdrammatizzare e di evitare eventuali future bastonate.
“Non ci provare neanche giovanotto, siete responsabili l’uno dell’altro e tu avresti dovuto fermarlo!” disse Gloria col tono di una maestra che rimprovera un bimbo cattivo. Magari ero davvero ancora alle elementari e non me n’ero reso conto.
“Va bene, allora vado a spegnere il fuoco” dissi cercando di calmare la situazione.
Entrai in casa, seguito dal sottofondo di Pete e Gloria che continuavano a litigare. Riempii d’acqua un piccolo secchio e tornai fuori, dirigendomi verso il barbecue. All’improvviso l’elicottero di poco prima sbucò nel cielo e rimase in aria sopra di noi. Svuotai subito il secchio sul barbecue e ne venne fuori un’enorme nuvola di fumo. Tornai dagli altri che ormai fissavano l’elicottero.
“Visto? Ora dovrò sborsare un mucchio di soldi per convincere questi tizi che non hanno visto nessuno quassù e un altro bel mucchio per trovarvi una nuova sistemazione”, Gloria si voltò verso Pete e finì la frase dicendo “..e sì, sarà in un altro buco dimenticato dall’universo e te lo farai piacere.”
Pete si limitò ad annuire sbuffando mentre continuava a fissare l’elicottero.

“Almeno immagino che il resto della carne tu possa portarlo” dissi a Pete ridendo. Mentre parlavo, notai dei simpatici pallini rossi fermarsi esattamente in mezzo agli occhi di Pete e Gloria. Mi voltai rapidamente verso l’elicottero e quando notai un lieve bagliore provenire dal fianco del veicolo li afferrai entrambi e saltai qualche metro più distante da dove eravamo. Non appena atterrammo, udii lo schianto dei proiettili nel terreno e saltai nuovamente con gli altri verso l’interno della casa. Solo una volta atterrato mi resi conto che Pete non c’era più.
“Dov’è andato quell’imbecille?” urlò Gloria.

“Ho paura di saperlo” dissi facendo un cenno con la testa verso l’alto.
Qualche attimo dopo ci affacciammo verso l’esterno per controllare se l’elicottero fosse ancora lì. Lo vedemmo subito mentre girava su sé stesso e rapidamente andava a schiantarsi nel bosco di fronte al nostro rifugio.
“Ecco l’imbecille” dissi, coprendomi il volto con le mani.
Pete venne fuori dalla boscaglia trascinando un tizio, probabilmente ancora vivo ma sicuramente non cosciente. Quando fu di fronte a noi lo lasciò cadere al suolo e fissò prima me e poi Gloria.
“Chiedetegli chi e perché ha deciso di rovinare il mio barbecue, perché se lo faccio io potrebbe non avere il tempo di rispondere” disse Pete mentre si accendeva una sigaretta e andava a rimuovere lo spiedo dal barbecue ancora fumante.

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