Contratto a termine

Serie: Morti


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una serie di racconti a tema.

domenica

Dormito fino a mezzogiorno. Pomeriggio così. Alle cinque è venuta Anna, ci siamo baciate ma non mi andava di fare altro. A letto alle dieci. Lina, stai invecchiando.

lunedì

La metro ha saltato due corse. Lo sa il diavolo. Cormanni dice che una professionista deve avere la macchina anche se ha un contratto a termine. Mangiato con lui al bar. Dice che forse mi mette in cronaca ma in prova. E che una professionista deve avere la macchina anche se ecc.

Telefonato ad Anna. Fredda, c’è rimasta male non so che farci.

A cena da mamma. Meglio il bar. Scritto a Mario poi nanna.

martedì

Niente. Piove. Anna zero. Rivisto bozze tutto il giorno. Aspetto la cronaca, aspetto la risposta da Mario, l’avvocato forse ha buttato il cellulare.

Al cinema solo merda e poi con chi.

Casa, cena, tv, letto mezz’ora Madame Bovary, esiste altro?

mercoledì

Risposto Mario, dice che i bonifici non so che, fa l’offeso, ma pensa un po’. È già dietro di tre mesi. Stronzo. Avvocato morto? Cazzo, mi serve la macchina.

Anna nel pomeriggio tardi. Si è sciolta nel letto, lacrime, quando fa così la odio. Dice che Madame Bovary è una palla. Pavese non so.

Ha cucinato lei, senza sale. Ma come si fa?

Troppo giù, dormirò male.

giovedì

Giorno libero. Avvocato risorto, dice che scrive una lettera a Mario sennò causa. Gli ho detto che adesso non ne ho per lui. Se ne avessi non mi servirebbe, ci vuole tanto? Anna parte per lavoro. Torna domenica l’altra. Sollievo e dolore. Tv, poi Madame Bovary. Stanca morta di nulla. Sonno.

venerdì

Doccia gelata, addio cronaca. Cormanni dice che per adesso la proprietà non so che e se andiamo a cena. Figlio di puttana.

Bozze su bozze. Luigi mi ha portato un caffè alle nove di sera. Dice Lina vai a dormire. Vabbè, gentile. A casa tardissimo, niente Madame solo letto.

sabato

Arrivato bonifico. Però manca un mese. Cazzo di macchina vaffanculo. Email di Mario furioso per la lettera dell’avvocato.

Alle due detto a Cormanni che ho la febbre. Non gli sta bene, dice che un professionista a termine non si ammala e che ecc. Stronzo. Ma la cena se la sogna, crepasse.

Madame Bovary fino a tardi. L’arsenico sa di inchiostro. Un’allusione? Buonanotte.

domenica

Email di Anna. Non ci credo, per email! Pianto per ore, poi ho chiamato Luigi.

Voleva venire dire fare. È un caro uomo ma ho sbagliato a tirarlo in mezzo. Quelli capaci di compassione mi fanno odiare di più.

Per Anna dolore, per il modo soprattutto. Le mando dei fiori? Stupida. Io, non lei.

Madame Bovary, non c’è altro. Anzi c’è, un cazzo di qualcosa che non si capisce bene. Un pensiero? Ci sono stata insieme un’ora.

Poi tv, cena di latte e letto senza leggere.

lunedì

Confusione beata. Un qualcosa nella nebbia come ieri. Per noia ho messo e tolto lo smalto.

martedì

Continua febbre finta, chiamato dottore, dice cinque giorni.

Alle undici medico fiscale.

Non se ne andava più, poi ha confermato.

Pranzo nulla, caffè. Tv accesa ma come spenta.

Anna zitta. Oddio.

Finita e ricominciata Madame Bovary, sono arrivata alla vedova Dubuc.

“Era morta. Che stupore!” frase formidabile.

mercoledì

Risveglio alla grande con email di Cormanni, tutto finito, a scadenza via. Sarebbero ancora quindici giorni, ma davvero? Però uscita alle diciotto, pensa! per paura che tornasse il fiscale. Ma che cazzo, fedele nei secoli. Comprato whisky, due per sicurezza.

Arrivato mese e subito bonifico mio sul conto di Anna, tutto.

Non è per oggi, forse domani o poi.

giovedì

Non c’è una causa. Arriva chiaro e ti sembra che avresti dovuto saperlo da prima. Che avresti dovuto saperlo sempre. Che Anna è tutto. Che mia madre cucina da schifo. Che Cormanni non ha colpa di esistere. Che Luigi è un bravo ragazzo. Che la cronaca non c’entra. Che il giornale non sa di inchiostro. E che io non so di niente.

venerdì

Nulla di fatto. La chiarezza non basta, serve il buio.

È tornato il fiscale, gli ho detto che sto bene. Sembrava dispiaciuto.

Domani voglio dare buca al lavoro, che Cormanni guardi l’orologio e dica dov’è quella stronza. Ammesso che.

Pomeriggio sul divano. Dormito mezz’ora, un sogno, Anna con la testa fra le mie gambe. Ma chi è che geme, la testa o il corpo?

Io voglio gemere. Chiamare qualcuno e gemere a lungo. Gemere e basta.

Ha telefonato mia madre, ho detto tutto bene. Poi ho riso da sola per un quarto d’ora.

Mangiato molto, spero notte di piombo e nera.

sabato

Svegliata presto, zero telefonate. Per loro sono già fuori.

Però Luigi magari, ma vabbè, mica è tenuto.

Anna si vede che sta scrivendo “grazie” una lettera al giorno, oggi sarà alla erre.

Lina, fa’ che questo giorno non passi. E poi domani è domenica, non sia mai.

Adesso a letto col portatile e quelle in mano. Le ho da mesi, mai toccate. Erano di quando non dormivo. Dicono piano piano sennò vomiti. Mandarle giù due al minuto e il whisky in mezzo. Conta fino a trenta lentamente. Email a Anna, manca qualcosa ci vedo male.

Già sonno adesso, più svelta, tutto ma non il ridicolo. Tentato? No no.

Devo pisciare. Cazzo, non credo che riesco a stare diritta.

Ancora due. Ecco, Ciao amore niente pettegolezzi.

Continua...

Serie: Morti


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Molto intenso. Avvincente lo stile di scrittura. Si sentono la sofferenza e la confusione prendere forma lentamente, per poi torcersi di colpo alla fine. Inevitabile il pensiero ai defunti che non sopportano i pettegolezzi. Bell’omaggio.

        1. Sono andata a controllare e sì, entrambi scrivono, nelle rispettive ultime lettere, le stessa frase. Dunque Pavese citava a sua volta Majakovskij. Grazie ancora, Luigi.

  2. Ciao Francesca, il ritmo serrato e la forma del diario sono davvero perfetti per questo racconto. Mi è piaciuto dall’inizio alla fine, sembrava proprio di sbirciare in una vita che sta andando a rotoli, ma l’ultima parte mi è arrivata comunque come un pugno allo stomaco.
    Bravissima!

      1. Assolutamente sì. il testo è molto forte, coerente e riuscito. La forma diaristica è asciutta, nervosa, credibile; il lessico quotidiano regge una tensione crescente senza compiacimenti. La progressione temporale funziona: accumulo, stanchezza, svuotamento, fino al gesto finale. Madame Bovary è un controcanto intelligente, mai ornamentale, usato come specchio e veleno lento.