Contratto a termine
Serie: Morti
- Episodio 1: Le mandava segnali
- Episodio 2: Dopo il ritorno (prima parte)
- Episodio 3: Dopo il ritorno (seconda parte)
- Episodio 4: Dopo il ritorno (terza parte)
- Episodio 5: Dopo il ritorno (quarta e ultima parte)
- Episodio 6: Contratto a termine
STAGIONE 1
domenica
Dormito fino a mezzogiorno. Pomeriggio così. Alle cinque è venuta Anna, ci siamo baciate ma non mi andava di fare altro. A letto alle dieci. Lina, stai invecchiando.
lunedì
La metro ha saltato due corse. Lo sa il diavolo. Cormanni dice che una professionista deve avere la macchina anche se ha un contratto a termine. Mangiato con lui al bar. Dice che forse mi mette in cronaca ma in prova. E che una professionista deve avere la macchina anche se ecc.
Telefonato ad Anna. Fredda, c’è rimasta male non so che farci.
A cena da mamma. Meglio il bar. Scritto a Mario poi nanna.
martedì
Niente. Piove. Anna zero. Rivisto bozze tutto il giorno. Aspetto la cronaca, aspetto la risposta da Mario, l’avvocato forse ha buttato il cellulare.
Al cinema solo merda e poi con chi.
Casa, cena, tv, letto mezz’ora Madame Bovary, esiste altro?
mercoledì
Risposto Mario, dice che i bonifici non so che, fa l’offeso, ma pensa un po’. È già dietro di tre mesi. Stronzo. Avvocato morto? Cazzo, mi serve la macchina.
Anna nel pomeriggio tardi. Si è sciolta nel letto, lacrime, quando fa così la odio. Dice che Madame Bovary è una palla. Pavese non so.
Ha cucinato lei, senza sale. Ma come si fa?
Troppo giù, dormirò male.
giovedì
Giorno libero. Avvocato risorto, dice che scrive una lettera a Mario sennò causa. Gli ho detto che adesso non ne ho per lui. Se ne avessi non mi servirebbe, ci vuole tanto? Anna parte per lavoro. Torna domenica l’altra. Sollievo e dolore. Tv, poi Madame Bovary. Stanca morta di nulla. Sonno.
venerdì
Doccia gelata, addio cronaca. Cormanni dice che per adesso la proprietà non so che e se andiamo a cena. Figlio di puttana.
Bozze su bozze. Luigi mi ha portato un caffè alle nove di sera. Dice Lina vai a dormire. Vabbè, gentile. A casa tardissimo, niente Madame solo letto.
sabato
Arrivato bonifico. Però manca un mese. Cazzo di macchina vaffanculo. Email di Mario furioso per la lettera dell’avvocato.
Alle due detto a Cormanni che ho la febbre. Non gli sta bene, dice che un professionista a termine non si ammala e che ecc. Stronzo. Ma la cena se la sogna, crepasse.
Madame Bovary fino a tardi. L’arsenico sa di inchiostro. Un’allusione? Buonanotte.
domenica
Email di Anna. Non ci credo, per email! Pianto per ore, poi ho chiamato Luigi.
Voleva venire dire fare. È un caro uomo ma ho sbagliato a tirarlo in mezzo. Quelli capaci di compassione mi fanno odiare di più.
Per Anna dolore, per il modo soprattutto. Le mando dei fiori? Stupida. Io, non lei.
Madame Bovary, non c’è altro. Anzi c’è, un cazzo di qualcosa che non si capisce bene. Un pensiero? Ci sono stata insieme un’ora.
Poi tv, cena di latte e letto senza leggere.
lunedì
Confusione beata. Un qualcosa nella nebbia come ieri. Per noia ho messo e tolto lo smalto.
martedì
Continua febbre finta, chiamato dottore, dice cinque giorni.
Alle undici medico fiscale.
Non se ne andava più, poi ha confermato.
Pranzo nulla, caffè. Tv accesa ma come spenta.
Anna zitta. Oddio.
Finita e ricominciata Madame Bovary, sono arrivata alla vedova Dubuc.
“Era morta. Che stupore!” frase formidabile.
mercoledì
Risveglio alla grande con email di Cormanni, tutto finito, a scadenza via. Sarebbero ancora quindici giorni, ma davvero? Però uscita alle diciotto, pensa! per paura che tornasse il fiscale. Ma che cazzo, fedele nei secoli. Comprato whisky, due per sicurezza.
Arrivato mese e subito bonifico mio sul conto di Anna, tutto.
Non è per oggi, forse domani o poi.
giovedì
Non c’è una causa. Arriva chiaro e ti sembra che avresti dovuto saperlo da prima. Che avresti dovuto saperlo sempre. Che Anna è tutto. Che mia madre cucina da schifo. Che Cormanni non ha colpa di esistere. Che Luigi è un bravo ragazzo. Che la cronaca non c’entra. Che il giornale non sa di inchiostro. E che io non so di niente.
venerdì
Nulla di fatto. La chiarezza non basta, serve il buio.
È tornato il fiscale, gli ho detto che sto bene. Sembrava dispiaciuto.
Domani voglio dare buca al lavoro, che Cormanni guardi l’orologio e dica dov’è quella stronza. Ammesso che.
Pomeriggio sul divano. Dormito mezz’ora, un sogno, Anna con la testa fra le mie gambe. Ma chi è che geme, la testa o il corpo?
Io voglio gemere. Chiamare qualcuno e gemere a lungo. Gemere e basta.
Ha telefonato mia madre, ho detto tutto bene. Poi ho riso da sola per un quarto d’ora.
Mangiato molto, spero notte di piombo e nera.
sabato
Svegliata presto, zero telefonate. Per loro sono già fuori.
Però Luigi magari, ma vabbè, mica è tenuto.
Anna si vede che sta scrivendo “grazie” una lettera al giorno, oggi sarà alla erre.
Lina, fa’ che questo giorno non passi. E poi domani è domenica, non sia mai.
Adesso a letto col portatile e quelle in mano. Le ho da mesi, mai toccate. Erano di quando non dormivo. Dicono piano piano sennò vomiti. Mandarle giù due al minuto e il whisky in mezzo. Conta fino a trenta lentamente. Email a Anna, manca qualcosa ci vedo male.
Già sonno adesso, più svelta, tutto ma non il ridicolo. Tentato? No no.
Devo pisciare. Cazzo, non credo che riesco a stare diritta.
Ancora due. Ecco, Ciao amore niente pettegolezzi.
Serie: Morti
- Episodio 1: Le mandava segnali
- Episodio 2: Dopo il ritorno (prima parte)
- Episodio 3: Dopo il ritorno (seconda parte)
- Episodio 4: Dopo il ritorno (terza parte)
- Episodio 5: Dopo il ritorno (quarta e ultima parte)
- Episodio 6: Contratto a termine
Molto intenso. Avvincente lo stile di scrittura. Si sentono la sofferenza e la confusione prendere forma lentamente, per poi torcersi di colpo alla fine. Inevitabile il pensiero ai defunti che non sopportano i pettegolezzi. Bell’omaggio.
Grazie mille, Luigi. L’ultima frase è una citazione da Pavese, sono le parole che lasciò prina di lasciare il mondo.
Pensavo che fosse Majakovskij.
Sono andata a controllare e sì, entrambi scrivono, nelle rispettive ultime lettere, le stessa frase. Dunque Pavese citava a sua volta Majakovskij. Grazie ancora, Luigi.
Una serie di pensieri simile a un diario. Un crescendo del ‘male di vivere’ che, senza un motivo apparente, porta all’autodistruzione. È un finale che non mi aspettavo. Brava Francesca.
Grazie mille, Concetta. In effetti l’intenzione era proprio quella di scrivere le ultime pagine di un diario.
Diario realistico, molto ben scritto e dove ci vedrei bene colpi di scena, omicidi e avvistamenti di oggetti non identificati… A crescere.
Crescere: bel problema. Grazie, in ogni caso, anche per i suggerimenti (di oggetti non identificati ne ho in testa un’intera collezione).
Ciao Francesca, il ritmo serrato e la forma del diario sono davvero perfetti per questo racconto. Mi è piaciuto dall’inizio alla fine, sembrava proprio di sbirciare in una vita che sta andando a rotoli, ma l’ultima parte mi è arrivata comunque come un pugno allo stomaco.
Bravissima!
Cara Melania, grazie mille. La forma di diario mi si è presentata spontaneamente, sono contenta che ti sia parsa adeguata.
Stile che sembra un tiro al bersaglio, con le freccette che fanno centro ad ogni frase: dritta, concisa, efficace.
👏 👏 👏
Grazie! Una lettura cosi attenta e anche spiritosa. Mi ha fatto davvero piacere, M. Luisa.
“Anna si vede che sta scrivendo “grazie” una lettera al giorno, oggi sarà alla erre.”
😂 👏 👏 👏
“Al cinema solo merda e poi con chi.”
Al cinema da sola, se il film ti trasporta, non c’é evasione migliore.❤️
Bello stile. Complimenti. Racconti tutto in poche parole.
Grazie mille, Rocco. Il tuo apprezzamento mi fa pensare che la storia ti sia apparsa credibile.
Assolutamente sì. il testo è molto forte, coerente e riuscito. La forma diaristica è asciutta, nervosa, credibile; il lessico quotidiano regge una tensione crescente senza compiacimenti. La progressione temporale funziona: accumulo, stanchezza, svuotamento, fino al gesto finale. Madame Bovary è un controcanto intelligente, mai ornamentale, usato come specchio e veleno lento.
Grazie ancora.