Cowboy e Fucsia

Serie: I PASSANTI IN VIA DEI MATTI


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ritornano i personaggi di via dei Matti, finora ho cercato di mantenere l'ordine cronologico di apparizione, ma avevo troppa voglia di riprendere due dei personaggi che mi stavano più a cuore.

“E’ stata proprio una giornata schifosa” pensa Cowboy mentre si spinge lentamente sulla carrozzina. 

Tutto era iniziato quella mattina, quando dopo essersi alzato dal letto e buttato sulla sua sedia motorizzata, il joystick si muoveva a vuoto. Rotta, la sua sedia si era rotta, così nella notte, senza sapere come. Aveva chiesto ad Amélie se gli potesse portare quella di riserva, così sua moglie, con gli occhi ancora chiusi si era diretta verso lo sgabuzzino per tirarne fuori una vecchia seggiola.

“Quasi quasi chiamo a lavoro e sto a casa” disse Cowboy dopo che la sua unica opzione era davanti ai suoi occhi “se penso che dovrò andare a bracciate tutto il giorno… mi passa proprio la voglia”.

“Tu adesso ti siedi qua, fai le tue cose e te ne vai a lavoro” aveva risposto Amélie, stavolta l’occhio destro mezzo aperto “Mi hai svegliata, mi hai fatta alzare e mi hai mandata a prendere questa sedia. Tu ora la usi!” disse con voce bassa e minacciosa.

“Che toni con una povera persona portatrice di handicap” aveva provato a scherzare Cowboy mentre si sollevava sulla braccia per fare il cambio di seduta.

“Ma se mi hai sposata proprio perché non mi impietosisco!” rispose Amélie dandogli un bacio sulla guancia.


 Cowboy con un paio di bracciate passò prima in cucina a far colazione, poi in bagno. Non sapeva se radersi o meno, in fondo la barba era la cosa più maschile e naturale che ci fosse.

“Raditi e muoviti!” urlò Amélie dall’altra stanza. Non sentendo l’acqua del rubinetto scorrere aveva intuito i pensieri del marito. Alla fine erano sempre gli stessi, tutte le mattine, da quasi 5 anni.

Cowboy rise e iniziò a radersi, ma arrivato al mento, zac, un bel taglio che aveva iniziato a sanguinare così tanto da sporcargli la maglia.


“Eh, sì” pensa ora sconsolato “i segnali c’erano tutti, dovevo stare a casa oggi”.

Tre ospedali diversi in giro per la città, 7 mediazioni tra pazienti molto impazienti e medici che imponevano il loro punto di vista senza volersi sentire rivolta la benché minima domanda. Con quella carrozzina cambiare autobus da una destinazione all’altra era stato un incubo.

“Dai che stavi pensando addirittura di iscriverti a sala pesi, ma a far che? mi conviene uscire con questa carrozzina tutti i giorni e vedi che bicipiti!”

E comunque quella era semplice routine. Non era la prima volta che la sedia motorizzata lo lasciava a piedi. Quello che lo aveva davvero destabilizzato quel giorno erano state le ultime due mediazioni che aveva fatto a distanza di 10 minuti l’una dall’altra al consultorio familiare. 


“No, non posso ripensarci così, mi serve una birra” e così Cowboy ferma un attimo il cervello per entrare in un bar e chiedere una birra. 

Non capisce perché quello sguardo serio e carico di giudizi della barista mentre gli apre la bottiglia e gliela porge. In fondo sono le sei di sera, gliela sta pagando ed è anche discretamente pulito nonostante la faticaccia che ha fatto tutto il giorno su quella sedia. Comunque non importa, che pensi quello che vuole quella ragazza. Forse è solamente una sua impressione visto la stanchezza e la giornata come sta andando.


Una, due, tre sorsate e ora può di nuovo analizzare quello che era successo quel giorno.Prima però deve cercare di non prendere sotto un tizio strano che sta camminando senza una meta. Gli pare di averlo già visto in un locale argentino, ma non ne è sicuro. In ogni caso ha già da pensare per i fatti suoi senza mettere anche sotto le sue ruote quello che forse è un povero cameriere che del suo giorno libero non sa che farsene ma che attira l’attenzione di gente strana ad una finestra che sembra guardarlo intensamente. Meglio girare lontano.


E’ stata quasi una piacevole digressione, ma poi alla mente gli si ripresenta la scena che più lo ha scosso.

Due donne al consultorio familiare. Lui di solito quelle mediazioni non le fa, sono questioni delicate ed è meglio che ci vada una donna. Le pazienti si sentono più a loro agio se a mediare e tradurre c’è un’altra donna. O forse semplicemente un uomo non può sopportare il carico emotivo che alcuni casi portano con sé. 


La prima mediazione era per una donna che aveva appena perso il figlio in un parto troppo prematuro e troppo complicato. Stava ricevendo supporto psicologico perché ne aveva già persi altri così, ma il suo desiderio di avere un figlio era così forte che tentava e tentava continuamente, anche se il risultato finora era stato tragico. Una scena straziante e lui non sapeva come starle vicino. Le aveva messo una mano sulla spalla, ma altro non le sapeva dire. 

Dieci minuti dopo, la seconda donna. Era arrivata in ambulatorio perché voleva abortire. Il cervello di Cowboy aveva avuto come un blackout. Come, perché? Erano domande che non poteva fare, anche se la situazione familiare della donna sembrava tranquilla, un marito, un altro figlio, vestiti costosi. Non capiva e in realtà il suo ruolo in quel momento non era capire, ma accertarsi che la comunicazione tra dottore e paziente avvenisse senza intoppi.


“Che razza di mondo” lungi dal giudicare, ma la cosa era davvero paradossale. “Io, al consultorio non ci vado più”.


“Dov’è che non vai?” chiede una voce da dietro. 

Cowboy si sente strattonare la sedia avanti e indietro. Per poco non cade, ma anche dovesse succedere, piuttosto si spacca la faccia per terra ma il braccio con la birra resta in alto per tenerla in salvo!


Il mondo si ferma di nuovo. Cowboy non cade, ma si volta pronto a lanciargli il peggior insulto che abbia mai imparato in Italia. 

E’ suo fratello, ride, ma in realtà sarebbe Cowboy a dover ridere di lui, di come si è vestito.


“Ma cosa sono quei pantaloni?” chiede Cowboy ridendo.

“Erano in saldo e sono di cotone! Che importa il colore?” risponde Fucsia. “Pronti e via!” Prende le maniglie della sedia e inizia a correre. Cowboy alza le braccia e inizia a urlare di gioia.


Arrivano a casa della madre entrambi sudati e col fiatone. La madre li sgrida come se avessero ancora 10 anni e forse è proprio così che si sentono.

Finalmente la giornata ha preso tutta un’altra piega. Cowboy vede anche Amélie arrivare di corsa, sorridente. 

“Gente, ho due notizie belle!” annuncia Amélie sulla soglia di casa,

“Prima cosa, la sedia non è rotta, ma ci siamo dimenticati di caricarla ieri notte”.

“Ma come? Te lo avrò chiesto 10 volte ieri sera se la batteria era sotto carica!” urla Cowboy.

“Ehi! Non gridare ad una donna incinta Simon!” dice severa Amélie a Cowboy (N.d.A.: che ora sappiamo che si chiama Simon). 


Tutti fanno silenzio.“Ah, ecco… ora sapete già anche la seconda notizia” conclude Amélie ridendo.

Serie: I PASSANTI IN VIA DEI MATTI


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao ShanLan. Prima di tutto, che piacere ritrovarti. Ed é stato un piacere leggere questo tuo racconto. Per me uno dei migliori che hai scritto qui su Open. Mi é piaciuto lo spirito positivo con cui Simon affronta le sue difficoltà dovute alla carrozzina. É una questione che mi sta molto a cuore. Molte volte, in passato, mi sono ritrovata coinvolta, indirettamente, in situazioni di questo genere. Cowboy é fortunato: ha una moglie, un fratello e una madre vicini che reagiscano e lo spingono a reagire nel modo migliore. Non sempre é così. La tua narrazione mi piace perché la sento equilibrata: un po’ di ironia, tanta sensibilità e la giusta dose di positività che é sempre importante.
    Brava ShanLan.

    1. Grazie mille M. Luisa, non sai il sollievo che il tuo commento mi ha dato. Manco da tanto, troppo tempo e quasi me ne vergogno. Nella mia vita ci sono stati tanti cambiamenti nell’ultimo anno e non sono riuscita a rimettere la testa ai miei racconti. Ho pensato di ritornare con questa storia perchè è quella che più mi stava a cuore. Avevo anche un po’ paura in realtà, perché tocco tematiche che fanno nascere in fretta polemiche e dibattiti, cosa che invece non volevo che accadesse. Vedo che a te il messaggio è arrivato così come volevo che fosse e ne sono davvero contenta!
      Cercherò di rimettermi al passo con i tuoi racconti, perché ogni volta ne vale davvero la pena… e cercherò anche di non mancare più così a lungo coi miei racconti.

      1. Ne sarei felice anche io che sento molta affinità col tuo genere di scrittura. E come me, penso, tanti altri, continuerebbero ad apprezzare i tuoi racconti.
        Questo é uno spazio prezioso, per noi che amiamo scrivere, leggere e condividere. Un’occasione anche per te, da non perdere. A presto.