
Creatore D’Ogni Cosa
Serie: Raccolta di Voci e Volti
- Episodio 1: Zio Ergo
- Episodio 2: Randagio
- Episodio 3: Creatore D’Ogni Cosa
- Episodio 4: Il Peccato Universale
- Episodio 5: Chanel N.5
- Episodio 6: La donna dalle mani magiche
STAGIONE 1
Mi sveglio con la pioggia che batte contro le finestre; esco di casa perché non posso sopportare di restarci chiusa dentro. Cammino in trance, fino a quando, all’angolo tra un ristorante di Tacos ed una farmacia, mi coglie un’improvvisa disperazione.
Sono così stanca. Stanca di dover continuamente cercare me stessa, ma troppo spaventata per farmi trasportare dalla corrente. Come una boa, resto in stallo, in balia.
Mi siedo per terra, sotto una piccola paratia. La schiena appoggiata al muro freddo del ristorante, il sedere sul cemento della strada che sembra però accogliermi. Guardo nel vuoto per un lungo momento, le lacrime che mi rigano a tratti il viso.
Un paio di piedi mi si fermano davanti: Nike verdi e rosse. Alzo gli occhi e mi ritrovo a fissare il volto di un uomo: occhi piccoli e marroni, pelle tirata dalle rughe, barba sfatta e gengive vuote da incisivi e canini; un paio di occhiali neri, un po’ storti sul naso, ed un cappellino a tesa larga, dai colori militari. Porta sulle spalle una lunga giacca verde, con della pelliccia attorno al cappuccio, finta presumo. In una mano, tiene un cornetto al cioccolato, nell’altra un bicchiere di Caffè Freddo Emmi.
“Cosa stai aspettando? Chiedi per una qualche moneta?” Ha una voce calma, meno profonda di come mi sarei immaginata. Gli sorrido, scuotendo la testa: non so veramente cosa sto aspettando, e mi sento pure un po’ in colpa perché io, nonostante tutto, una casa l’ho. Lui no.
“Aspetti che esca il sole?” La bocca vuota sorride, le gengive rosse e lisce mordono tranquillamente il cornetto, dolce e croccante.
“Aspetto il coraggio di iniziarlo, questo Oggi. Ma credo che mi ci voglia ancora un po’” rispondo. “Hai ragione” fa, mentre mi si siede accanto; incrocia le gambe lunghe e magre e si copre con la giacca. “Non sei di qui, vero?” mi chiede poi, guardandomi gentilmente. Rispondo che no, ci sono per gli studi, e che vengo dal T****o in realtà. Si illumina.
“Il T****o, che bello! Ho fatto tante feste lì, negli anni ’90.” Ride forte, la testa che si appoggia per un attimo al muro del ristorante e poi continua: “Un sacco di droghe, mi ricordo. Ero il Re delle droghe. LSD, conosci?” È una domanda retorica. “Era tantissima e buonissima ai miei tempi. Non come la merda di adesso. Ero il Re laggiù. Ho provato tutto quello che c’era da provare. Ma nello stesso tempo lavoravo. Ero un chimico industriale.”
Gli occhi mi si aprono dalla sorpresa, e lui ridacchia.
“Non lo sapevi, vero? Non sembra ora, a guardarmi” fa tranquillamente. Lo sa anche lui, che non si direbbe. Non mi pongo veramente la domanda se stia dicendo la verità o no; non mi interessa.
“E poi cosa è successo?” gli chiedo invece.
“Il mondo è andato a puttane, ecco quello che è successo. Io sono diventato un grande Profeta, dell’Islam e del Buddismo da più di trent’anni” risponde, “e l’ho detto a tutti, in Europa, che la fine stava arrivando, e che dovevano smettere di giocare.” Fa una pausa, e poi aggiunge: “Ma non l’hanno fatto. Non hanno smesso, ed ora guarda dove siamo. Cambiamento climatico, i giovani che non sanno più chi sono e chi dovrebbero amare, al disopra dei loro genitori e dei loro simili”.
Beve un sorso di caffè. “Io sono cresciuto in Spagna, sotto la dittatura.” Mi guarda con gli occhi un poco tristi, agitando la mano che tiene il cornetto verso il cielo. “E lì, se non eri come volevano loro, finivi per strada. Più di cento morti al giorno, li contavi nei parchi, nelle piazze. Era il pugno di ferro.” Si accalora.
Alcuno passanti ci guardano timidamente, o disturbati; lui che parla forte, l’energia di chi vuole toccare nuvole e menti, mentre io, sedutagli accanto, non so come sentirmi. Mi passa per la testa il pensiero fugace di come potrebbe, da un momento all’altro, tirare fuori un coltello e piantarmelo dritto in pancia, o in un occhio. Non ci voglio pensare però, voglio solo ascoltare. “Tutto funzionava con la violenza” continua, agitando il suo, di pugno, accanto alla mia faccia. “Dei malati” urla, guardandomi.
Di riflesso sento il cuore che accelera. Mi chiedo se non sia il caso di partire ora. Io con la mia giacca nera, la berretta che mi copre la testa rasata dall’aria fredda, la lunga sciarpa scura attorcigliata attorno al collo ed i grandi occhi aperti, resi ancora più rotondi dal viso magro che mi ritrovo di questi tempi. Credo che nessuno verrebbe a proteggermi, se dovesse saltarmi addosso, questo Re delle Droghe. Dal fuori potrebbe sembrare una rissa tra tossici.
Niente di quello che penso, succede. Lui si rimette tranquillamente a bere, a piccoli sorsi. “Avevamo però il prodotto puro, che veniva direttamente dall’India. Non erano porcherie, solo cose pure. Vera cocaina e vera ganja, ed io sono cresciuto tra quegli odori. Mi hanno impregnato, capisci?” spiega, mentre si passa le dita sotto al naso, mimando le mosse di un degustatore. “Un vero conoscitore sono io” continua “e poi sai, tutte quelle cose, non ti distruggono se sai come usarle. Ti aprono piuttosto una porta, nella mente, ad un mondo diverso” fa, alzando nuovamente entrambe le braccia al cielo.
Io annuisco, una parte di me affascinata come lo puo essere un bambino dalla pancia di una donna incinta; l’altra che vorrebbe chiedergli, secondo la sua teoria, cosa l’ha allora ridotto nello stato in cui è ora. Ma non lo faccio, continuo ad ascoltare. “Vedi altre cose, capisci come funzionano le persone, come funziona tutta la società, e per questo sono poi diventato un grande credente, ed un Creatore D’Ogni Cosa. Mi conoscono dappertutto. Sono stato uno dei primi a viaggiare in quei paesi, grazie a quello che avevo qui dentro” si indica la tempia con un dito lungo e magro, “e qui dentro” aggiunge, mentre si tocca forte il petto con una una mano aperta. Il bicchiere di caffè è appoggiato a lato. Alza lo sguardo al cielo ancora grigio e dice qualcosa in una lingua che non conosco. “Dico la verità sorella, la religione cristiana è una religione falsa. Piena di pedofili, piena di vergogna, di violenza, di cattive persone, e di paura. Io l’ho conosciuta, quella gente, ma ora mi ritrovo qui, in un bel posto” le braccia che indicano la strada “che ti fa capire moralmente cosa è la normalità. Ho trovato un posto normale, ma è proprio in questo paese che vivo per la strada. Da trent’anni.”
Si volta e mi guarda; sorride, poi nota il quaderno che tengo stretto in mano e mi fa capire che vorrebbe vederlo. “Scrivo” gli dico, passandoglielo, come a giustificarmi.
Lui lo prende con gentilezza e poi mi fissa, gli occhi lucidi. “Sei come me. Scrivi poesie?”
Scuoto la testa: “Piuttosto di quello che vedo, della gente nelle strade, nei treni”.
“Sei come me” ripete, “siamo destinati a vedere oltre e per questo tenteranno sempre di ammazzarci” le mani scorrono tenere sulle pagine che ho riempito di inchiostro. Me lo restituisce dopo poco, con estremo rispetto. “Hai dei bellissimi occhi” dice poi, mentre con una mano mi accarezza una guancia delicatamente. Il mio “Grazie” è appena abbozzato, mormorato con lo sguardo diretto al cemento. Lui diventa improvvisamente serio.
“Lo dico dal cuore, sorella. Non posso mentire, hai degli occhi bellissimi, ma non perché li guardo, ma perché sento le storie che nascondono” lo dice tenendosi una mano sull’altra, incrociate al centro del petto.
Si alza in piedi, scrocchiandosi il collo e poi mi tende una mano. “Vieni, ti posso far mangiare se hai bisogno, conosco dei posti dove non ti chiedono soldi, ed hanno anche dei letti. E poi se vuoi, possiamo fumare insieme.” Io scuoto la testa, e gli dico che per oggi non ho voglia di mangiare.
Lui mi guarda, e poi aggiunge con fare quasi paterno: “Devi fare pranzo, altrimenti sei veramente della strada”.
Rifiuto, inchinando un poco la testa e lo ringrazio ancora; gli dico che ci rivediamo in giro. Mi guarda tristemente. “So come funziona sorella, la vita” risponde “e sicuramente non ci rivedremo mai più. Una volta era così: ci si lasciava e poi ci si ritrovava, era bello. Ma ora, so che se ti lascio, non ti troverò più.” Si guarda attorno, poi riposa gli occhi su di me. “Devi comunque alzarti, e trovare il coraggio di iniziare questa giornata.” Si ricorda.
Mi tende la mano, e gliela stringo. Fa come per baciarmela, sfiorandomene solo il dorso con il respiro; poi si china, raccoglie il bicchiere ed alza gli occhi al cielo per l’ennesima volta.
“Ha smesso di piovere” esclama. Io gli sorrido, ringraziandolo ancora per le sue storie.
Si allontana di qualche passo. Urla: “Ti amo sorella, ti amo. Non dimenticarlo”. In un secondo è perso nella folla, la camminata un poco storta viene nascosta da altre mille e più gambe, giacche, cappellini.
Mi sono dimenticata di chiedergli come si chiamasse, questo Creatore, Re del Mondo.
“Morirò presto” aveva detto ad un certo punto, “ma non vedo l’ora, perché non ne posso più di questo sporco e matto posto in cui viviamo ora. Ero un genio, e per questo ancora vogliono uccidermi.”
Serie: Raccolta di Voci e Volti
- Episodio 1: Zio Ergo
- Episodio 2: Randagio
- Episodio 3: Creatore D’Ogni Cosa
- Episodio 4: Il Peccato Universale
- Episodio 5: Chanel N.5
- Episodio 6: La donna dalle mani magiche
Così intenso da diventare reale. Mentre lo rileggo trovo che avrei voluto persino più dettagli. Della storia, delle persone e della strada dove si incontrano.
Molto bello. Grazie.
Grazie a te Giancarlo, di aver accettato di sederti accanto a me e conoscere questo Volto.
Ciao Fanni, il tuo racconto mi ha affascinata, le tue descrizioni mi hanno colpita. Le parole di questo “volto” sono profonde e universali. La carezza sul volto è molto intensa. Brava
Grazie mille Cristiana, di leggermi sempre, e di essere ora anche un po’ testimone della vita di questo Volto.