
Da cosa ho capito che sarebbe finita
Serie: Embolie di un separato
- Episodio 1: Il gatto della mia vicina
- Episodio 2: Il ciuccio & Babbo Natale
- Episodio 3: Mi devi dire di no
- Episodio 4: Notti insonni
- Episodio 5: La comitiva
- Episodio 6: Da cosa ho capito che sarebbe finita
- Episodio 7: Il coraggio delle tre di notte
- Episodio 8: Stefano non c’è più
- Episodio 9: Il viaggio
- Episodio 10: La paura non fa sempre novanta
STAGIONE 1
Quella sera mia moglie mi disse che sarebbe uscita per andare a comprare le sigarette e buttare l’immondizia. C’era un distributore automatico non lontano da casa che, vista l’ora tarda, avrebbe fatto, probabilmente, al caso suo. Ma l’immondizia, prima di quel giorno, l’avevo sempre buttata io.
Ho scritto questo racconto in quarantasei parole, ma il sistema mi ha stoppato. È necessario arrivare almeno a trecento. Trecento parole, per me, sono un’infinità. Sono sincero. Mi sarei fermato tranquillamente alle quarantasei di prima. Io, quello che dovevo dire, l’ho detto. Anzi, l’ho scritto. Girarci intorno? Ricamarci sopra? E perché mai? Le cose nascono e, poi, finiscono. Punto. Stop. E l’amore, pure. È quello che è successo a me, mica al mondo intero, certo… Lo so… Difatti. Però, le cose hanno un nome, un nome preciso e se sei bravo lo stani, lo tiri fuori. Come fanno i cani coi tartufi. E non si tratta di essere fenomeni… Assolutamente, no. Si tratta del fatto che certe cose le senti, le percepisci. Le annusi. L’odore è quello, non ce ne può essere uno diverso. Come, appunto, fa il cane col tartufo. Che, poi, si ferma, s’impunta, comincia a dar di matto, a smaniare, finché non gli tiri fuori quello che lui ha trovato. Col naso. Anche lo scrittore, secondo me, fa così. Oppure fa come il cuoco che cucina e fa piatti strepitosi con quattro ingredienti in croce, però gli ingredienti giusti. O il sarto che ti cuce il vestito perfetto addosso, non un centimetro di più e non un centimetro di meno, la lunghezza che ci vuole, quella giusta. Il di più si taglia via. Non serve. Serve per nasconderci e a chi non piace nascondersi, dietro le parole? Ma le parole servono per svelare, dischiudere, liberare. Avete presente lo scultore? Quello che fa? Mica aggiunge. Toglie. Elimina. Sottrae. E sotto il blocco di granito o di marmo (boh?) ecco che magicamente esce il capolavoro. Adesso, però, la smetto, le trecento parole sono belle che finite, sennò continuo a scrivere e non la smetto più. Predico bene, ma razzolo malissimo. Me lo diceva sempre mia moglie. Anzi, la mia ex. Moglie.
Serie: Embolie di un separato
- Episodio 1: Il gatto della mia vicina
- Episodio 2: Il ciuccio & Babbo Natale
- Episodio 3: Mi devi dire di no
- Episodio 4: Notti insonni
- Episodio 5: La comitiva
- Episodio 6: Da cosa ho capito che sarebbe finita
- Episodio 7: Il coraggio delle tre di notte
- Episodio 8: Stefano non c’è più
- Episodio 9: Il viaggio
- Episodio 10: La paura non fa sempre novanta
E meno male che ti hanno importo le trecento parole perché le hai usate veramente bene. Divertente e irriverente. Molto piaciuto 🙂
Grazie mille Cristiana, veramente di ❤️ per le tue belle parole!!!
Se c’è un modo di mettere insieme le parole tipico dei maschi, tu lo padroneggi (e lo incornici) perfettamente.
Queste sono le parole usate dal mio primo marito quando si è trovato nella situazione che descrivi: “Quando mi hai detto di non preoccuparmi di arrivare presto, ho capito che non ti avrei trovata”> Bigliettino sopra il tavolo.
Ciao Francesca! Grazie per le tue parole e per aver condiviso, nel commento, una tua personalissima esperienza!!! A presto!
Una storia che è prigioniera del numero delle parole e che proprio sulle parole si fonda….sulle parole negate, sulle parole che danno forma alla vita, sulle parole che aprono squarci e su quelle che formano la nostra identità…..radici della storia che ci appartiene, fantasmi da cui non sappiamo trovare pace…..parole che sono casa, famiglia e vita.
Parole che con una lunga e dolorosa storia, arrivano con l’urgenza di raccontare il distacco e la distanza di tutta una vita…….
Bellissimo commento, ti ringrazio di cuore per le tue parole, anzi io lo pubblicherei come se fosse esso stesso un vero e proprio racconto!!!
Grazie a te Alberto.
Questo stile mi ha colpito profondamente. Il racconto sembra giungere a conclusione nel momento in cui il personaggio esprime ciò che intendeva comunicarci, come se, in sole quarantasei parole, fosse già stato detto tutto il necessario. Eppure, la riflessione che segue, pur apparendo come un’aggiunta esterna all’opera stessa, esplora con velata intensità il suo stato d’animo e le sue emozioni.
Mi ha coinvolto emotivamente, nonostante non abbia mai vissuto esperienze simili a quelle descritte.
Molto suggestivo!
Ciao Rachele! Ti ringrazio di cuore! Ti ringrazio soprattutto per aver esplicitato in maniera estremamente cristallina quello che a me stesso era totalmente oscuro! A presto!