Dalla parte sbagliata

Le insulse telenovele, i banali e truffaldini quiz televisivi che saggiano la memoria e non l’intelligenza, le liti vere o presunte tra i partecipanti ai talk-show, fatte per attirare audience. Immondizia allo stato puro. Meglio una televisione culturale, documentari, seri dibattiti gestiti da menti illuminate. Rubriche di informazione avvalorate dalla partecipazione e conduzione di rinomati scienziati. Classifiche di libri letterari e di opere musicali classiche e non di canzonette. Spettacoli teatrali d’autore e non ridicoli e volgari sketch di comici d’avanspettacolo. Che bello tutto questo. Che sogno se accadesse. Ma vedo una pensionata, una donnetta del popolo, certo; ma un essere a cui è dovuto rispetto e considerazione. Sa scrivere a malapena, ma è diventata madre all’età di quattirdici anni. Non conosce Proust ma ha cresciuto onestamente sei figli. Non è mai stata in un teatro, ma ha pulito le case dei “signori” per anni; le loro belle librerie ricche di volumi costosi e opere letterarie imperiture le ha sempre viste dal basso, mentre in ginocchio lustrava i pavimenti di marmo. Non ha mai rubato, anche se avrebbe potuto farlo, spiccioli forse, ma avrebbe potuto farlo. Non ha mai alzato il braccio al cielo implorando vendetta per una condizione sociale sfortunata, e avrebbe avuto le ragioni per farlo. E lei sorride compiaciuta, e si diverte e apprezza quelle ore di svago serale che la nostra televisione spazzatura le offre, in cambio della raccomandazione di comprare quel particolare detersivo. Allora guardo con occhio nuovo questa montagna di niente e penso che, se solo fanno felice una persona così, è giusto che vi siano anche questi programmi. Non è vero che livellano verso il basso. Ora e sempre chi vuole guardare in alto non deve fare altro che alzare gli occhi. Cercare di imporre il nostro standard culturale e pretendere che la realtà massificata risponda alle nostre elevate aspettative è già prevaricare e sopraffare. È come il sesso a tarda notte su oscuri canali che nessuno guarda di giorno. Esiste perché esistono dei fruitori. E serve perché, a chi non ha nemmeno la gioia di una persona in carne ed ossa da accarezzare, non va negato il diritto di una voce suadente che si offre per compagnia. Quando anche non più tu – donnetta del popolo, zia, madre, vicina di casa, persona sola – ma i tuoi figli apprezzeranno Baudelaire dopo il telegiornale, mi sentirò in diritto di reclamare, forte e chiaro, la cultura televisiva in ogni programma.

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