
Dalla vita in su
“La morale è sempre quella, lalla la la ella.” Il sapore sinuoso della spirale di cioccolato si scioglieva nel pan di spagna alla nocciola, mentre un tocco di vaniglia ne ampliava la rotondità. Nelle narici si diffondeva il profumo tranquillo e avvolgente del latte caldo, una carezza olfattiva con una piacevole nota caramellata, perché era stato scaldato piano, a fuoco lento.
“Ne vuoi ancora una?” gli chiedeva sua nonna mentre versava un cucchiaio grondante di miele di sulla nel bicchiere tiepido e bianco. Lo guardava come se non dovesse morire mai.
“Sì.”
Prima la scartava, poi l’annusava, faceva un piccolo cenno di approvazione col capo e poi gliela porgeva.
“Grazie, nonna.”
Si svolgeva così il rituale della merenda. Ogni volta che richiamava questo ricordo, una sensazione di morbida sazietà esistenziale pervadeva il suo spirito amaro, mentre il suo cuore si perdeva in una dolce assenza. Aveva avuto un‘infanzia decisamente serena, cresciuto nella culla di una famiglia di amanti della vita, che gli avevano donato tutti i tesori custoditi dentro di sé. Eppure, la prova più tangibile del loro amore era la sigla di una pubblicità, un dolce carico di conservanti e un bicchiere di latte.
Le emozioni affioravano da un passato lontano, ma la sensazione era quella di essere stato catapultato improvvisamente nell’età adulta. Era ormai un uomo maturo dalla vita in su, mentre dalla vita in giù sgambettava ancora come un bambino piccolo, affamato di scoperte. Viaggiava per passione e per lavoro. Tutti gli ricordavano quanto fosse fortunato e, solitamente, non osava contraddirli, ma in cuor suo avrebbe voluto rispondere con una domanda: l’origine del suo vagare non era forse la ricerca del luogo che non avrebbe mai voluto lasciare?
Immerso nella memoria di sé bambino, entrò con la sua piccola Dufour 312 nel porticciolo di Arma di Taggia, che le guide turistiche definivano “ridente cittadina situata sul litorale imperiese”: apparentemente un atto di suicidio assistito. In realtà, aveva sentito parlare di un posto nei dintorni dove gli anziani, lontani dai ritmi impazziti della società schizoparanoide, rifiutavano l’uso dell’auto e percorrevano ancora le antiche mulattiere, lentamente, come il latte scaldato piano, a fuoco lento.
Ogni viaggio comincia con una tabula rasa, libera dal peso di esperienze passate, priva della ricerca di emozioni già vissute. Sbarcò, si guardò intorno e si avventurò, senza aspettative.
“Mi scusi, per il paese di Castellaro?”
Il giovane armeggiava nervosamente con una vecchia pialla, appoggiato ad un banco da lavoro in legno. Forse era un pescatore. Le sue mani scivolavano sul manico consumato, cercando di ottenere una superficie liscia su un pezzo di legno ruvido e stanco.
“Quale paese? Non esiste più da anni!” rispose serio, continuando a fare quello che stava facendo.
“Ah no? Mi hanno detto che c’è una trattoria che offre un menu tipico, con piatti locali antichi. Non è così?”
“Beh …se le piace mangiare in mezzo alle rovine…passi il ponte, salga a sinistra, sempre dritto fino ai cartelli.”
“Grazie!”
“Aléh” rispose, alzando un po’ il capo.
Mentre saliva con le gambe pesanti, il precipizio alla sua sinistra si apriva e i passaggi stretti e angusti, forgiati dall’uomo con maestria, sembravano custodire la terra, costringendo il visitatore a procedere in un’unica inesorabile direzione. Una sensazione ansiogena lo invase. Comprese come la morfologia del territorio, avesse scolpito l’animo degli abitanti, notoriamente duri, talvolta ostili, figli di una terra che non concede alternative di azione e di pensiero. Gli sguardi chiusi sulla fatica e le pupille strette di fronte alla vastità del mare.
Del paese nessuna traccia all’orizzonte. Nessun cartello.
“Mi scusi per il paese?”
“Quale paese?” rispose la signora anziana che stava raccogliendo erbe e fiori in un piccolo orto.
“Questa è la strada per Castellaro, giusto?”
“Ah sci,sci, deve tornare un pochino indietro e poi prende la mulattiera a destra.”
“Ah sì, benissimo, la mulattiera! Fantastico! Grazie.”
L’anziana signora lo fissò, smarrita.
Apprezzò il sottofondo di kafkiana memoria, si sentì parte di un mondo scollato dalla prevedibilità del pensiero logico-deduttivo, perso in una nebbiolina distopica, dove il passato e il futuro non s’intrecciano più.
Le serre, orribili seppur funzionali installazioni per la coltivazione invernale dei recisi, apparivano, per la più parte, completamente abbandonate. Attraverso i vetri rotti facevano capolino le foglie e fiori delle strelitzie, rami spinosi di rosa damascena, gerani e begonie. Le specie più forti, di fronte ad una fine imminente imposta dall’uomo, avevano spaccato le pareti di vetro per sopravvivere, mentre le più deboli approfittavano delle aperture create dalla grandine, che con un atto di deturpazione, aveva generato un passaggio per una nuova vita.
Inalando i profumi dei fiori e della ruggine, svoltò lungo la curva a gomito che la stradina imponeva e il panorama si aprì. Poté finalmente vedere il paese, che, aggrappato alla pendice del rilievo esposta a sud est, non trasmetteva il calore di un rifugio lontano dal caos, bensì la sensazione di essere appeso ad un filo, come se da un momento all’altro dovesse scivolare a mare. La mulattiera larga appena un metro o poco più, lo condusse velocemente nel centro storico. Alla sua sinistra il dirupo, sulla destra muri. Sentì un eco minaccioso: “O mangi la minestra o salti dalla finestra.”
In serata, mentre si addormentava, nel ventre della sua barca, si vide a penzoloni sull’orrido, aggrappato alla roccia, sapendo per certo, che un giorno sarebbe scivolato nella vastità cosmica dell’oceano. Spalancò gli occhi. Siamo tutti appesi a un filo, ovvio, ma è cosa ben difficile vivere una terra spietata come questa che, senza offrire alcuna via di scampo o distrazione, costantemente ce lo ricorda.
DIARIO DI BORDO
Nave: Cassiopea – Dufour 312
Capitano: John Guy Ripamonti
Data: 30 Ottobre 2034 Ore: 11h24
Latitudine: 43.8744° N Longitudine: 7.8353° E
Meteo: cielo grigio, nebbiolina, mare calmo
Esplorazione del borgo di Castellaro
Il paese è stato abbandonato qualche anno fa, a causa di un terremoto. Nessuna traccia dei longevi abitanti sulle mulattiere. Tenterò di nuovo domani. Questa terra dalle sfumature decadenti, mi rende compassionevole.
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Non so se si tratti della stessa persona, ma mi ha ricordato molto il viaggiatore di ‘A sinistra nei giorni dispari’. Un ottimo racconto che trasporta dentro e fuori dalle situazioni e dai limiti spazio-temporali. Mi piace il tema del viaggio, soprattutto se affrontato con un tocco di malinconia. Ho pensato ai paesini arroccati sulle montagne liguri e anche a quelli diroccati e abbandonati che accompagnano la dorsale appenninica o certe zone remote di alta montagna. Molto evocativo.
Buongiorno Cristiana, grazie per il tuo commento così dettagliato. Sì, il protagonista è lo stesso. Ho seguito il consiglio di molti, compreso il tuo, che avevi espresso a proposito di “A sinistra nei giorni dispari” e ho pubblicato il primo capitolo della serie proprio ieri. E’ la prima volta che mi cimento con una serie, devo ammettere che è una pratica molto stimolante.
Il recupero memoriale del tempo passato grazie a una percezione causale dei sensi……
La magia dei ricordi, l’antico sapore e il mondo perduto dell’infanzia…..
La rivelazione improvvisa che sgorga dalla sensazione…..non semplice rievocazione, ma conquista di conoscenza e creatività…..il sapore che palpita in fondo all’essere…..
La funzione della memoria involontaria e delle intermittenze del cuore……le sole che possono sconfiggere l’inesorabile trascorrere del tempo e di ridare vita al passato e alle sensazioni che si agitano nel profondo dell’animo……
Una gioia potente e preziosa……………….
Buongiorno Migeè. Grazie per aver condiviso riflessioni così intime.
Scritto molto bene e la trama colpisce. Ho notato che la barca è la stessa del racconto ambientato in Grecia e di conseguenza il protagonista potrebbe essere lo stesso. Legare i racconti in un
una serie attraverso questo fil rouge?
Buonasera Francesco, è da qualche tempo che rifletto sulll’ipotesi di legare i racconti in una serie. Ho qualche perplessità in merito, ma prendo molto sul serio il tuo prezioso consiglio. Sono felice che la trama ti abbia colpito positivamente. Grazie!
Belle le sensazioni che trasmetti e come descrivi profumi e sapori. E bellissima la frase “adulto dalla vita in su…” Complimenti!
Buongiorno Melania, grazie per il tuo commento. Quella frase è praticamente un autoritratto, purtroppo o per fortuna, questo ancora devo scoprirlo :)!
Praticamente ho fatto un viaggio nel tempo pure io!!! Sensazione molto bella!!!
Grazie per il tuo commento! Riuscire a diffondere belle sensazioni mi rende profondamente felice.
Un viaggio nel tempo e nello spazio, su tre dimensioni spaziali e su una, quella temporale, percorsa avanti e indietro, dal passato della Girella al presente dell’approdo al porto, e di nuovo al passato, quello del paesello che non esiste più, e ancora al presente del diario di bordo. Pochi, essenziali dialoghi, surreali. Molto ben intrecciato e composto. Mi è piaciuto.
Grazie Giancarlo! Come ho già scritto il tempo è un compagno di viaggio divertente, che ama scherzare e sfuggirci. Il mio tentativo è quello di imparare a seguirlo, senza lasciarmi sopraffare.