Delfino
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Morirò d’estate
- Episodio 2: Bastardo
- Episodio 3: Fame d’amore
- Episodio 4: Mind to mind
- Episodio 5: Uomo fritto
- Episodio 6: Mutande nuove
- Episodio 7: Sarai felice
- Episodio 8: In gabbia
- Episodio 9: Chiamato per nome
- Episodio 10: Campo Base
- Episodio 1: Morto e risorto
- Episodio 2: Tutto questo per me?
- Episodio 3: Nuova possibilità
- Episodio 4: Amare per primo
- Episodio 5: La gallina che becca
- Episodio 6: Nato sbagliato
- Episodio 7: Il primo passo
- Episodio 8: Visto, sentito, compreso
- Episodio 9: Vicolo stretto
- Episodio 10: Paura e compiacimento
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
- Episodio 5: Urge Surfing
- Episodio 6: Azzurri come il mare. Infiniti come il cielo
- Episodio 7: Nessuna coincidenza
- Episodio 8: Il caffè negato
- Episodio 9: Il caffè proposto
- Episodio 10: Il caffè accettato
- Episodio 1: Koala
- Episodio 2: Delfino
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Mancava ancora più di un’ora alla festa, e io avevo ancora po’ di tempo libero, così decisi di aggiornare il mio diario.
«Martedì 29/08/2000. Oggi al lavoro tutto ha funzionato a meraviglia. Ho passato la mattinata a compilare rapporti, a rispondere a email e a fare telefonate, tutto con una calma che non provavo da tempo. Il mio incontro con Serena è stato davvero magico. Abbiamo parlato, riso e scherzato come se ci conoscessimo da sempre, e io mi sono sentito come se fossi a casa. Sono ancora un po’ incredulo, eppure non posso fare a meno di sorridere quando penso a lei. Sono stato davvero sereno in sua compagnia, e questo mi basta. Mi ha definito un koala, lasciandomi con il dubbio di cosa volesse veramente dirmi, ma non importa».
Sorrisi, pensando al binomio Serena/sereno, e allo stesso tempo, realizzai che non ero affatto abituato a vivere giornate così quiete.
Mentre scrivevo di Serena, cercando di descrivere le emozioni che avevo provato, sentii la porta aprirsi e Dario entrare. «Non si bussa più?» dissi, nascondendo il diario dietro di me, con un gesto talmente evidente da attirare la sua attenzione.
Era già la seconda volta che lui notava il mio diario, e anche questa volta fece finta di nulla.
«Vieni con noi al Da Vinci o ci raggiungi dopo?» mi chiese, mentre prendeva i suoi occhiali poggiati sul suo comodino.
«No, vengo da solo».
«Va bene!» disse, chiudendo la porta dietro di sé.
Rimisi il diario al suo posto e cominciai a prepararmi per la festa. Indossai i miei jeans e la mia camicia gialla e mi scappò un sorriso, guardandomi allo specchio e pensando che forse, quella camicia era troppo sgargiante, ma non avevo altre opzioni. Presi il mio orologio e lo indossai. Mancava ancora mezz’ora alla festa, ma in casa si respirava già allegria.
Uscii dalla stanza e mi diressi verso il bagno, da dove provenivano rumori di acqua e di musica.
La radio stava suonando a tutto volume, e Dario stava cantando a squarciagola.
Sorrisi e bussai alla porta, mentre Dario continuava il suo concerto senza neanche accorgersi della mia presenza.
Aprii la porta e vidi Dario che si stava pettinando i capelli, mentre Salvo stava cercando di infilarsi in un paio di pantaloni troppo stretti.
«Ma come fate a starci tutti e due in bagno? È un miracolo!» dissi ridendo, mentre Dario si voltava verso di me con un sorriso a trentadue denti.
«Tutto è possibile! Noi stiamo in due qui e io entrerò in questi maledetti pantaloni. Da domani dieta. Lo giuro» rispose Salvo, sbraitando.
«Devi solo inspirare Salvo, e poi… voilà! Sei dentro!», dissi, prendendolo in giro.
Salvo inspirò profondamente e cercò di tirare la zip, ma senza successo. Dario e io scoppiammo a ridere e Salvo ci lanciò un’occhiataccia.
«Non è divertente ragazzi. Sto soffrendo!» disse, mentre finalmente la zip si chiudeva.
Dario uscì dal bagno, canzonandolo divertito, e io rimasi lì a guardare Salvo che continuava a lamentarsi.
«Mi mancherete ragazzi, non l’avrei mai detto» dissi, prendendo il mio spazzolino da denti dallo sportellino della specchiera.
«Sì, certo» rispose Salvo uscendo dal bagno e facendomi un gestaccio.
«Noi andiamo, non tardare mi raccomando e non farti troppo bello, che stasera siamo noi i protagonisti!» urlò Dario, ridacchiando, mentre Salvo continuava a lamentarsi per il pantalone troppo stretto.
Rimasi solo in casa, con la radio ancora a tutto volume. Una band straniera cantava un brano pop: «Iù e mi, iù bebi ti. Uolking fri, in a mi bi», canticchiavo io, in un inglese tutto mio, mentre mi dirigevo in cucina per spegnerla.
Guardai l’orologio e vidi che mancava un quarto d’ora, quindi decisi di incamminarmi verso il Da Vinci, per non arrivare troppo in ritardo.
Presi la mia giacca di jeans, la legai alla vita, arrotolando le maniche tra i miei fianchi, e uscii di casa continuando a canticchiare la canzone che avevo appena ascoltato.
Quando arrivai al ristorante, Dario e Salvo stavano parlando con gli invitati: c’erano tutti i nostri colleghi accompagnati da qualcuno, e loro seduti vicini.
Mi accomodai in una sedia vuota e presi il cellulare dal mio marsupio, cominciando a guardarlo e a premere i tasti per nascondere il mio disagio di essere lì, solo. L’odore di pizza e piatti di pesce mi assalì, facendomi sentire una forte nausea. Mi resi conto che avrei dovuto mangiare e il pensiero di poter vomitare davanti a tutte quelle persone mi fece sentire ancora più ansioso. D’istinto mi alzai, cercando un bagno dove potermi rifugiare per qualche minuto e riprendermi dall’angoscia che si stava impossessando di me.
In quel momento notai tra i tavoli del ristorante Serena, in compagnia di altre due ragazze. I nostri sguardi si incrociarono e lei, sorridendo, alzò la mano per salutarmi, ma io abbassai gli occhi e mi diressi in bagno, ignorandola.
Per il resto della serata, evitai di guardarla e mi forzai a mangiare qualcosa. Verso fine serata, tornai in bagno e, come al solito vomitai tutto.
Quando uscii, vidi Serena che mi guardava, ma ancora una volta la evitai.
Tornai a casa con Dario e Salvo, che essendo mezzi brilli, fortunatamente non avevano notato nulla e andai a letto senza svestirmi e senza neanche lavarmi i denti. Mi sdraiai a letto, guardando il soffitto e sentendo una sensazione di vergogna ormai familiare.
Pensai a come ero bravo a rovinare sempre tutto. In un solo giorno avevo toccato il cielo e poi ero precipitato nell’inferno.
Improvvisamente sentii vibrare il telefonino, che avevo dimenticato di spegnere. Era un messaggio di Serena. «Non so perché ti sto scrivendo, e non so neanche perché mi ostino a interessarmi di te, ma sono sicura che tu non sei così coglione come sembri. Credo di non sbagliarmi quando ti definisco un koala, scompari e vai a dormire, quando vieni rifiutato, o meglio pensi di essere rifiutato. Ma io sono un delfino, sappilo. Il prossimo caffè te lo offro amaro. Buona notte, Serena».
Rimasi lì, a fissare il messaggio, fino a quando non mi addormentai con il telefono ancora in mano, esausto.
Serie: Morirò d'estate
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Quel messaggio di Serena alla fine è un pugno e una carezza insieme. E il bello è che arrivi lì dopo aver riso con Salvo e i pantaloni, e poi ti ritrovi in bagno a vomitare con lui. Il contrasto fa male, ma è vero.
Mi fa piacere che tu abbia colto la durezza e al tempo stesso dolcezza del messaggio di Serena, perché erano proprio questo che volevo trasmettere.
Grazie sempre 🙏🏻
Un po’ mi rattrista che nonostante Serena lo avesse reso sereno, i problemi alimentari che non sono mai facili da risolvere, persistano quasi invariati.
Ora dovrò fare una ricerca sulle caratteristiche del delfino. Bene, con te, Corrado, ho lo stimolo per imparare cose nuove. Grazie 🙏
Grazie a te @cedrina per le tue parole… e per dedicarmi sempre tempo e attenzione. 🙏🏻☺️