Denise
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: L’idraulico
- Episodio 2: Una sbronza colossale
- Episodio 3: Eva
- Episodio 4: Un Natale di merda
- Episodio 5: Telefono erotico
- Episodio 6: La sconosciuta
- Episodio 7: Il dolore
- Episodio 8: Melania
- Episodio 9: Irina
- Episodio 10: La donna della domenica
- Episodio 1: Sandra
- Episodio 2: Scrittura creativa
- Episodio 3: L’assenza
- Episodio 4: Il mistero della penna di Flaiano
- Episodio 5: Il ritorno alla strada
- Episodio 6: Florentina
- Episodio 7: Andrea
- Episodio 8: La ragazza del killer
- Episodio 9: Eugenia
- Episodio 10: A Casa di Loredana
- Episodio 1: Sull’autobus di notte
- Episodio 2: Teresa
- Episodio 3: Gineceo
- Episodio 4: Addio
- Episodio 5: Denise
- Episodio 6: Ninna nanna malfamata
- Episodio 7: OF
- Episodio 8: I gemelli Murphy e il fantasma di Joyce
- Episodio 9: Il vino triste prima parte
- Episodio 10: Il vino triste seconda parte
- Episodio 1: Liturgia del desiderio – Parte prima
- Episodio 2: Liturgia del desiderio – Parte seconda
- Episodio 3: Non è successo
- Episodio 4: B-Movie
- Episodio 5: Francesca
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
C’è una parte di Milano che non trovi nelle guide turistiche, né in quei cazzo di articoli che celebrano il “rinascimento della città”. È una parte dimenticata, sepolta sotto il rumore di fondo del traffico e la luce sbiadita dei lampioni che non illuminano niente. È quella Milano che ti si incolla addosso come l’umidità nelle notti d’inverno. Ed è qui che mi trovo, a fare quello che faccio meglio: ficcarmi in storie che preferirei non conoscere.
Il caso di Denise è uno di quelli. Una ragazzina scomparsa e poi ritrovata morta dietro un cassonetto. Drogata, violentata, torturata. Soffocata. Non è il tipo di storia che vendi bene, ma alla gente piace il macabro. Due giovani pusher magrebini sono stati presi. Li hanno trovati con la stessa merda che hanno dato a Denise, quella che l’ha portata a seguirli dietro quel maledetto cassonetto. Una vita spezzata per pochi grammi di polvere.
Sono qui per scrivere un articolo. Non il solito pezzo da cronaca nera che si dimentica in cinque minuti. Voglio scavare sotto la superficie, trovare la merda che si annida in questi quartieri, capire come cazzo siamo arrivati a questo. E così finisco davanti a una chiesa, l’unica luce in una via buia e sporca. La porta è aperta. Dentro, un prete sta parlando a due fedeli annoiati. Due vecchie pie che hanno visto tempi migliori, immagino. Non so perché, ma entro.
Il prete mi vede subito. Non c’è nessuno in chiesa a parte quelle due anime perdute e lui. È un uomo anziano, con i capelli bianchi e il volto segnato da rughe profonde. Ha quella faccia di chi ne ha viste troppe. Troppa sofferenza, troppa merda, troppa gente che gli ha chiesto aiuto quando non c’era niente che potesse fare.
Mi avvicino alla fine della messa. Le due vecchie escono piano, senza fretta, e ci troviamo soli in quel fottuto silenzio che solo una chiesa sa avere.
«Cercavi qualcosa?» mi chiede. Non c’è ironia nella sua voce, solo stanchezza.
«Sì,» rispondo. «Voglio capire cosa cazzo succede qui. La ragazzina morta… Denise…»
Lui sospira, un suono lungo e pesante. Mi guarda negli occhi, e vedo che non ha paura di quello che potrei chiedergli. Non più.
«La città è un mostro» dice. «E noi viviamo dentro il suo stomaco.»
Non dico nulla. Mi limito ad ascoltare, lasciandolo parlare. Questo prete non ha più la fede incrollabile che magari aveva da giovane. No, lui sa che la sua fede è fragile, che può crollare da un momento all’altro, ma continua a far finta che non sia così. Mi piace, in un certo senso. È onesto nel suo fallimento.
«Denise» continua, «veniva qui a volte. Non per pregare, capisci? Voleva solo un posto dove sentirsi al sicuro per un’ora, magari due. La vedevo seduta là, in fondo, con gli occhi fissi su niente. Non diceva mai nulla. Poi un giorno non è più venuta. Ho capito subito che qualcosa non andava.»
«E tu non hai fatto niente?»
«Cosa avrei dovuto fare?» risponde con un filo di voce. «Non è questo il mio compito, no? Dovrei pregare per le anime perdute, ma cosa cambia? Pregare non ti salva da un coltello alla gola o da una dose sbagliata.»
Lo guardo. È un uomo spezzato, proprio come questa cazzo di città. Ma ha ancora qualcosa dentro di sé, una scintilla che lo tiene qui, che lo spinge a rimanere in questa fogna anche quando sa che tutto è già perduto.
«La gente non capisce» dice scuotendo la testa. «Non capisce che in questi quartieri non c’è salvezza. Solo resistenza. Resistere ogni giorno, aspettando che il prossimo non sia peggio di quello che hai appena vissuto.»
Annuisco, perché capisco perfettamente quello che intende. La città è un campo di battaglia, e siamo tutti soldati senza armi, senza ordini, senza speranza. Solo in piedi, cercando di non cadere prima del prossimo colpo.
Gli chiedo di Denise, della sua famiglia, se ha mai provato a parlare con loro. Mi racconta che la madre di Denise è una donna distrutta, che non sa nemmeno da che parte cominciare a mettere insieme i pezzi della sua vita. Il padre non c’è più da anni. Se n’è andato come fanno molti padri in queste situazioni, lasciando dietro di sé solo vuoto e disperazione.
«Le ho detto che avrei pregato per lei» dice il prete, con un sorriso amaro «Ma cosa cazzo cambierà una preghiera? Non riporterà indietro sua figlia. Non le darà risposte. Solo altre domande.»
Usciamo dalla chiesa insieme. L’aria fuori è fredda, pungente. Il prete si accende una sigaretta. Lo guardo, sorpreso. Non avrei mai immaginato di vederlo fumare.
«Non dovresti?» chiedo con un sorriso.
Lui ride, ma è una risata vuota. «Non dovrei fare molte cose, ma ormai non conta più. La fede non mi salva da questo, Rocco. Niente mi salva da questo.»
Lo guardo per un momento, e capisco che lui è esattamente come me. Solo un altro bastardo che cerca di sopravvivere in un mondo che non gli dà scampo. La differenza è che io non ho mai finto di essere qualcosa di diverso da quello che sono. Lui, invece, indossa ancora quella tonaca, ancora recita le sue preghiere, anche se sa che non servono a nulla.
Prima di andarmene, gli chiedo il suo nome.
«Don Piero» dice spegnendo la sigaretta sul muro della chiesa.
Annuisco. «Grazie per aver parlato.»
«Non farci troppo affidamento» mi dice, guardando in basso «Tutti siamo soli qui. Anche Dio ci ha abbandonato.»
Me ne vado, lasciando Don Piero sotto la luce tremolante del lampione. Cammino attraverso le strade deserte, pensando a Denise, a Don Piero, a questa cazzo di città che non perdona mai. So che non troverò risposte, so che non ci sono finali felici. Ma cazzo, continuo a cercare.
Perché in fondo, è tutto quello che ci resta.
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: Sull’autobus di notte
- Episodio 2: Teresa
- Episodio 3: Gineceo
- Episodio 4: Addio
- Episodio 5: Denise
- Episodio 6: Ninna nanna malfamata
- Episodio 7: OF
- Episodio 8: I gemelli Murphy e il fantasma di Joyce
- Episodio 9: Il vino triste prima parte
- Episodio 10: Il vino triste seconda parte
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