Destino crudele

Serie: The White Room


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: incontro paziente 10

“Signor Thomas, lei sa dove ci troviamo?”, chiesi immediatamente senza pensare alla sciocca domanda che avevo posto.

“Vede…non ne ho la minima idea, però sta di fatto che i muri son molto freddi, quindi oserei dire che ci troviamo in un paese freddo.

Finalmente ottenni un indizio, anche se il momento felice stava per terminare. L’altoparlante di quella stanza si attivò e la signora dell’ingresso mi riferì che la mia seduta era stata dimezzata stavolta. Probabilmente mi stavo immischiando in affari così grossi da non potermene più uscire fuori, ma non avevo altra scelta.

Salutai il signore e, prima che uscissi dalla porta, mi parlò dicendo testuali parole: “Fai attenzione Synove, dovunque tu vada e qualunque cosa tu faccia. Dio potrà essere magnanimo nei tuoi confronti, ma non ti potrà salvare se vorrai passare su un ponte di legno trasandato. Stai attenta a dove metti mani e piedi, mi raccomando”.

Se in un momento con Thomas mi sentivo sicura, ora mi sentii completamente nel vuoto. Mi sentivo come se fossi entrata in uno stato di limbo in cui ero stata trascinata e da cui non potevo più uscire.

“Gentile Synove, c’è il capo al telefono, la prego di rispondere”, disse la signora dell’entrata con tono serio.

Risposi immediatamente e chiesi del perché una telefonata così improvvisa.

“Signorina Synove, immagino che lei non vuole immischiarsi in faccende che non sono sue…Immagino che lei ami vivere tranquillamente lontana dai problemi, dico bene?”, disse con voce calma il capo dell’edificio.

“Ce-certo!”, risposi intimorita.

“Bene. Io non ho intenzione di rovinarle la vita, ma se mi mette alle strette, allora io non avrò scelta. Lei non è stupida, ma magari fa finta di esserlo. Se ci tiene alla sua vita, la prego di non ficcare il suo naso nelle nostre faccende. Ora la lascio andare e la prego, rifletti sulle mie parole e sulle sue azioni. Le auguro una buona giornata”, disse il capo con tono serio e frustrato.

Il capo riattaccò senza darmi neanche la possibilità di scusarmi o quantomeno di rispondere. L’unica cosa rimasta da fare, dopo aver finito la conversazione con Thomas, era tornare nuovamente a casa.

Il giorno dopo, precisamente il 24 novembre, mi ritrovai sul letto a pensare alle azioni che mi potevano mettere in pericolo, ma anche quelli dell’edificio. Decisi così di scusarmi con il capo per l’accaduto tramite mail.

Però qualcosa mi fermò. Il capo mi aveva inviato per la prima volta arrivò un file.jpeg da scaricare. Avevo paura di cosa potesse essere, ma nonostante ciò, decisi di scaricare quel file.

Mi pentii di quella scelta. Povero Thomas. Nel file che scaricai, trovai il corpo di Thomas insanguinato col cuore e le budella di fuori. La stanza bianca si sporcò di un rosso cupo, tendente al nero. Oltre quell’immagine, vi erano anche due file audio da scaricare. Cosa poteva andare ancora peggio?

Nel primo file c’era un audio di Thomas che diceva testuali parole:

“Synove, qualsiasi cosa accada, non prenderti la colpa. So che quando ascolterai la mia voce, sarai terrorizzata. Io non ho fatto nulla di che, ma, come sempre, vengo incolpato senza una buona ragione. Nel caso in cui fosse tua la colpa, non ti preoccupare giacché ti ho già perdonata. Vivi come sempre hai fatto e vedrai che prima o poi troverai una via di fuga”, disse Thomas nei suoi ultimi attimi di vita.

Nulla di più, se non uno sparo, dopo queste parole che mi avevano infilzato il cuore. Non avevano avuto pietà per lui: un buco in testa, i numeri del diavolo sulle guance, il cuore e le budella strappati via, fuori a marcire sul pavimento. Che visione deplorevole e brutale.

Non seppi cosa fare o cosa pensare e decisi di ascoltare anche il secondo messaggio:

“Synove, questo le fa capire che le sue scelte hanno delle conseguenze. Quell’uomo non aveva diritto di morire, ma purtroppo, a causa sua, lui ha dovuto prendere in mano i suoi errori. Spero che questo le sia da lezione. A presto e buona riflessione sulle sue azioni”, disse il capo.

Un vero bastardo, solo questo riuscii a pensare. Come aveva osato strappare una vita altrui per i miei errori? Se mi vuole morta, allora perché non mi uccide e basta? Non avendo la risposta, lo chiesi al capo.

“Devi sapere, cara Synove, che sono maturo e non uccido perché ho voglia di farla soffrire o perché amo fare queste cose. Uccidere non dovrebbe essere una parola a noi nota, dato che, non siamo giudici degli altri e di noi stessi. Come la pensava anche Thomas, Dio è colui che giudica, non noi. Noi siamo soltanto giocattoli che controllano altri giocattoli. Se pensa che io abbia ucciso Thomas per puro divertimento nei suoi confronti, si sbaglia di grosso. Voglio vedere come reagisce in base alla situazione che le viene incontro. Se vuole, le consiglio di andare nella camera 666 la prossima volta. Vedrà che le sarà molto utile. Cordiali saluti, (X)”

Era forse una sfida questa? Non lo sapevo, ma tanto non potevo fare altro. Pensai a lungo su molte cose. Cosa c’entrava Thomas con quella stanza? Cosa avrei trovato nella stanza 666? Cos’è che realmente vuole il capo di quell’edificio?

Troppe domande vennero a galla e la mia mente smise di funzionare. Rimaneva soltanto un’opzione, varcare quella maledetta porta.

Serie: The White Room


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