
Destruction Derby
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: … Si ottiene tutto
- Episodio 2: Come tutto ebbe inizio
- Episodio 3: Si accendono i riflettori
- Episodio 4: 60 minuti
- Episodio 5: Un pianoforte in penombra
- Episodio 6: Con le buone maniere
- Episodio 7: Aria pesante
- Episodio 8: Piove sul bagnato
- Episodio 9: Topo di biblioteca
- Episodio 10: Salmone Affumicato
- Episodio 1: Arriva la cavalleria
- Episodio 2: Carnevale
- Episodio 3: Due lenti sono meglio di una
- Episodio 4: Il passato non si cancella
- Episodio 5: I problemi non vengono mai da soli
- Episodio 6: Alla base della piramide
- Episodio 7: Dietro le quinte
- Episodio 8: Pioggia di sangue
- Episodio 9: Nuovi incentivi
- Episodio 10: Destruction Derby
- Episodio 1: Incontro clandestino
- Episodio 2: Una visita inaspettata
- Episodio 3: Nuovi orizzonti
- Episodio 4: Tempo di risposte
- Episodio 5: A pesca
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
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“Hanno fatto saltare il cervello alla nostra cara amica Shirley, un cecchino era appostato di fronte alla tavola calda, aveva appena ordinato la torta che me l’ha innaffiata di sangue. Che cazzo” nonostante il mio mestiere odiavo parlare di morte e cadaveri, mi sembrava irrispettoso.
“Forse hai ragione, Vincent non corrisponde all’identikit del genio del crimine che occulta gli indizi di colpevolezza grazie all’aiuto di qualche altra mente svelta come la sua” il rumore dell’acqua in sottofondo rivelava che non si era ancora mosso dal porto.
“Pensavo fossi tornato in ufficio.”
“Mi sono preso il pomeriggio libero per pensare un po’ a come trovare soldi per salvarci il culo. Non so se ricordi che stiamo per essere sfrattati dal nostro adorato buco di cesso” odiavo il sarcasmo nella sua voce.
“Sì, ma prima finiamo di parlare di ciò che hai scoperto: dove impiegano il nostro uomo?” avevo lasciato la tavola calda in mano al Commissario, si divertiva sulle scene del crimine perché poteva sfoggiare deduzioni argute che incantavano poliziotti e passanti. Io, invece, preferivo mettere insieme i pezzi nella mia testa, una volta raccolti tutti. Decisi di prendere la superstrada per tornare alla casa base, il traffico del primo pomeriggio mi aveva già stancato il giorno precedente.
“Lo hanno messo a scaricare nell’ultimo molo a nord rispetto all’ingresso, lì la sorveglianza è armata e le casse sono contrassegnate da un numero di serie che sono riuscito a trovare.”
“Materiale governativo?” i Ricardo si erano infilati in un gioco più grande di loro?
“Centrato in pieno: si tratta di modifiche per il corpo, roba statale contrassegnata e controllata dalla fortezza dell’esercito. Devono aver corrotto qualcuno per ottenerla, non ricordo furti di qualche tipo finiti sui giornali.”
“Roba grossa, non c’è che dire. Ritieni possibile che siano riusciti a fare tutto da soli? Non parevano proprio fulmini di guerra quando hanno tentato di estorcermi una confessione” la strada era libera, accelerai un poco per far lavorare meglio il motore del mio catorcio.
“Mi pare un’ipotesi piuttosto improbabile, solo La Famiglia ha contatti con quei bastardi della fortezza governativa, ma c’erano solo uomini dei fratelli Ricardo sul posto. Si notano subito gli sgherri di Manzano, con quei completi del cazzo.”
In quel momento l’occhio mi cadde sullo specchietto retrovisore, un fuoristrada si avvicinava a grande velocità, i vetri oscurati; lì per lì non diedi molto peso all’avvenimento, ma quando il paraurti toccò il bagagliaio capii che quei bastardi cercavano me.
“Che cos’era quel botto?” il tono di Frank si era fatto apprensivo come quello di un padre.
“Qualcuno sta tentando di buttarmi fuori dalla superstrada, siamo sulla parte sopraelevata” afferrai con la destra la pistola che tenevo sempre nella fondina ascellare, tirai giù il finestrino e sparai un paio di colpi alla cieca. Quella merda di macchina era molto limitata in velocità ed era complicato seminare un bestione del genere, dovevo cercare un modo.
“Hai sparato tu?” non risposi.
Tentai di svincolarmi dalla spinta del fuoristrada, ad un certo punto, mentre percorrevamo una curva stretta, il bastardò si sganciò e passò sul fianco sinistro, l’urto fu potente, persi il controllo del volante, l’ultima cosa che ricordo è il rumore delle lamiere che cedono sotto il peso dell’auto. Doveva essere proprio un bel volo.
Il mal di testa più grande che avessi mai sperimentato in vita mia, ed ero una cazzo di autorità in materia, fu il primo sintomo del mio ritorno nel mondo dei vivi. Il controsoffitto bianco illuminato da luce dello stesso colore mi fece subito capire che mi trovavo sdraiato in un letto d’ospedale, alzai un po’ il capo, di fronte a me Sully, glo occhi di chi aveva dormito poco o niente.
“Sei stato rapido, pensavo che ci avresti messo giorni per tornare tra noi” un sorriso forzato stampato sul volto.
“Lo sai che odio farmi attendere dagli altri. E poi non si sta tanto bene in questi letti del cazzo, mi fa male il culo.”
“Te la sei cavata bene, nonostante tutto. Quei bastardi hanno avuto sfortuna, il volo che ti sei fatto era di un quindicina di metri; abbiamo ritrovato l’auto ridotta ad un rottame” fece il giro del letto e prese posto su una sedia di metallo dall’aria molto dura.
“Benissimo, ci voleva solo questa: chi ha i soldi per ricomprare una macchina. Maledizione, potevano spararmi almeno, così non avremmo dovuto rottamarla” risi, anche se il tentativo di sdrammatizzare non era ben riuscito.
“Sono stato da Nadia, subito dopo averti recuperato dal burrone, e beh, è riuscita a svelare un piccolo dettaglio interessante: l’auto con la quale Modigliani veniva al Club è un fuoristrada, magari qualcuno nei dintorni dell’appartamento di Mary potrebbe testimoniare” sapeva anche lui che nessuno l’avrebbe mai fatto, visto che si trattava di mandare in galera il figlio del braccio destro di Manzano.
“Di che colore?”
“Perché?”
“Dimmi di che colore è quel dannato fuoristrada.”
“Nero con i vetri oscurati.”
“Come quello che mi ha buttato giù dalla strada, pensa tu le coincidenze della vita.”
“I pezzi iniziano a finire al loro posto” Frank si lisciava la barba di un giorno sul mento, la forza dell’abitudine.
“Andiamo in ufficio, abbiamo del lavoro da fare.”
Mi feci consegnare un barattolo di anti-dolorifici potenti e firmai i fogli per le dimissioni volontarie dall’ospedale, il mio medico curante mi consigliò di rimanere sotto stretta osservazione ma lasciar trascorrere del tempo in quel momento significava perdere la nostra unica occasione di vincere la partita. Il tragitto verso l’ufficio trascorse nel silenzio più totale, ognuno assorto nei propri pensieri, ognuno in cerca della chiave di volta che ci consegnasse il figlio di puttana. Senza una prova schiacciante gli avvocati avrebbero fatto archiviare il caso in una settimana, dovevamo avere un bazooka fumante. Al nostro arrivo notammo un uomo di mezza età che passeggiava avanti e indietro davanti all’ufficio, la mano destra si sistemava i capelli a scatti mentre gli occhi si muovevano a destra e a sinistra come un tergicristalli.
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Incontro clandestino
- Episodio 2: Una visita inaspettata
- Episodio 3: Nuovi orizzonti
- Episodio 4: Tempo di risposte
- Episodio 5: A pesca
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