Discorso sulla morale

Serie: Discorsi


La differenza fra il bene e il male è evidente, ma ci ingannano facendoci credere in altri valori fantocci.

Il mondo è tale perché troppa gente è pronta a uccidere per quello in cui crede, per le proprie idee, ma non è altrettanto disposta a morire per le stesse.

Faccio un esempio: immaginiamo un politico potente, lasciamo stare quelli italiani e consideriamo solo quelli che hanno un forte potere a livello internazionale. Immagina che questi vengano giudicati per i loro crimini, certo ci sono poche speranze, e, davanti al giudice, venga loro offerta una scelta: morire per gli ideali per cui hanno ucciso migliaia di persone, oppure continuare a vivere rinnegando tutto ciò in cui credono. Pensi davvero che uno di questi possa avere il coraggio di continuare a sostenere le sue idee razziste a una corte marziale?

Per questo, sono convinto che questi potenti, che si permettono di calpestare ogni diritto umano, sono in realtà dei vigliacchi, codardi che vivono nella paura e nella menzogna. Dico codardi perché il coraggio è sacrificare sé stessi per salvare gli altri, non distruggere gli altri per salvare sé stessi. Non è una questione di egoismo e altruismo, c’è sempre un interesse dietro ogni nostra azione, che potremmo chiamare anche la causa o motivazione della nostra azione. L’interesse o causa c’è sempre, l’azione disinteressata è un’illusione. Anche il santo che vive in povertà e aiuta i poveri ha un interesse nel farlo, ma non bisogna pensare sempre a qualcosa di materiale, il santo compie le sue azioni perché sa che sono giuste e per sentirsi bene con sé stesso e con il suo dio, ha questi interessi. Ma c’è una differenza con chi mette al primo posto ciò che è esterno a sé. Forse chiamiamo altruistiche le azioni del santo ed egoistiche quelle dei potenti, sia per la causa più nobile del santo, sia per le conseguenze. Forse qui sta la differenza tra ciò che definiamo bene e ciò che chiamiamo male.

Inoltre, il male è voler ottenere tutto e subito, riuscirci anche, ma distruggendo ciò che ci circonda. Il bene, invece, non vuole tutto e subito, forse il santo non otterrà il successo o la ricchezza perché sacrifica queste cose per star bene con sé stesso e con il suo dio. Il vero egoista è il santo che fa star bene il proprio io, mentre il peccatore non sta bene con sé stesso e non lo permette neanche a chi gli è vicino. Il santo è sicuramente più saggio perché sa quali sono le cose che hanno davvero valore. Non possiamo portare niente con noi, alla fine dobbiamo lasciare tutto, spogliarci completamente, perché siamo nati nudi e nudi ce ne andremo. Certo non voglio dire che bisogna vivere in povertà come degli eremiti (senza soldi non si può vivere) ma avere la giusta scala di valori. Non si può mettere al primo posto il denaro, perché esso è un mezzo e non un fine. Molti purtroppo lo fanno e questo produce rapporti e relazioni non più basate sulla fiducia o il rispetto, ma sulla paura o sull’interesse economico.

Se fossi ricco, sarei molto più sospettoso verso gli altri e le loro motivazioni: come potrei essere sicuro che le persone a me vicine non vogliano solo i miei soldi? Lo stesso se, insiemi ai soldi, avessi anche il potere, forse mi circonderebbero solo dei leccapiedi. Se agissi come un santo, aiutando gli altri, sacrificando me stesso, probabilmente non otterrei il potere e la ricchezza di chi calpesta gli altri, ma avrei più possibilità di trovare persone sincere, che mi rispettino come io rispetto loro, che mi amino per quello che sono e non per quello che ho.

Non è difficile distinguere fra bene e male. Molti diranno che ci sono molte zone grigie, situazioni nelle quali è difficile decidere e questo può accadere. Prima di tutto, bisogna seguire la propria coscienza, ma essa è facile da desensibilizzare. Il male ubriaca la coscienza al punto che non è più chiara, netta, la differenza, tutto diventa confuso, grigio come quando si è sbronzi. Nessuno può dirci cosa fare, perché nessuno è più fidato di noi stessi. Il male deriva dall’ignoranza, dal non riconoscere l’azione compiuta come cattiva, dal non saper affatto distinguere fra la luce e le tenebre. Non c’è un elenco di azioni giuste e sbagliate come i dieci comandamenti di Mosè. È inutile creare un Codice penale lungo migliaia di pagine e aggiungere sempre nuovi reati con il passare del tempo. È necessario saper distinguere e poi scegliere, liberi da condizionamenti, leggi, fede, ecc.

Il primo principio di cui tener conto è la libertà, a qualunque livello la si intenda. La caratteristica delle azioni positive, giuste, buone è che aumentano il livello di libertà personale e altrui, le azioni negative, sbagliate, cattive, riducono la libertà, sia quella propria, perché il vantaggio ottenuto costringe a interpretare un ruolo per mantenerlo riducendo la libertà di scelta del prepotente, sia quella altrui, per ovvie ragioni.

Il secondo fattore è la sofferenza. Le azioni buone riducono la sofferenza, possibilmente anche il dolore, proprio e altrui, mentre il male è come benzina sul fuoco.

Tengo a precisare che questo scritto vuole trasmettere il mio pensiero personale, che non c’è niente di definitivo e nessuno è costretto a essere d’accordo con me. Il mio intento è far riflettere sul fatto che nessuno può dirci cosa è bene e cosa è male, perché è chiaro già da sé. Solo che i sistemi come la religione, la politica e qualsiasi persona o associazione che vorrebbe trasmettere certezze, hanno ingannato e illuso per troppo tempo le coscienze individuali. La coscienza collettiva, a cui fa sempre capo la nostra individuale, non può essere ingannata. Certo, possiamo anche imprigionare la nostra coscienza, seppellirla sotto il cemento dell’ignoranza o del menefreghismo, ma sono convinto che un pilota che sgancia delle bombe su gente innocente o spara su dei civili per divertirsi, in realtà sta solo uccidendo sé stesso e che in fondo gli sia chiaro cosa sta facendo.

I miglior giudici delle nostre azioni siamo e saremo sempre noi stessi. Possiamo anche vivere un’intera vita senza farci scrupoli, senza abbassare mai la guardia, tenendo sempre d’occhio la nostra voce interiore imbavagliata. Ma non durerà per sempre. Arriverà il momento in cui ci addormenteremo sicuri e spensierati e allora il nostro Io emergerà dalle profondità e capiremo quale enorme mostro volevamo controllare e proprio lui, il nostro vero Sé, sarà il nostro giudice.

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