
Dissonanza cognitiva
Serie: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 1: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 2: I sussurri della scuola
- Episodio 3: Il profumo
- Episodio 4: Elena o Ellen T
- Episodio 5: Quella vita
- Episodio 6: Panacea
- Episodio 7: Dissonanza cognitiva
- Episodio 8: Solo Finzione?
- Episodio 9: Luna piena
- Episodio 10: Una carezza con i calli sopra le mani
- Episodio 1: Confusione e liberazione
- Episodio 2: Forse era destino
- Episodio 3: Respira e lascia a me i dubbi
- Episodio 4: Solo l’inizio
- Episodio 5: L’amore forse non esiste, se esiste non dura per sempre
- Episodio 6: Il sipario
- Episodio 7: Artefice del destino
- Episodio 8: Finite incantatem
- Episodio 9: Primo giorno di scuola
- Episodio 10: Veemenza
- Episodio 1: Dolce paranoia
- Episodio 2: Bilancio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Mentre mi dirigevo verso il bar del lido per dissetarmi, Ellen emerse dal nulla, un miraggio tra la folla estiva. Mi afferrò la mano con dolcezza prima che potessi ordinare e mi guidò dietro un séparé, tra il bar e l’ingresso. Lì, nascosti agli occhi del mondo, mi regalò un bacio che fece esplodere una tempesta di emozioni dentro di me. Vederla in costume, ammirare il suo fisico e baciarla, iniziava ad eccitarmi sempre di più.
Tutti potevano vederci dietro quel séparé e lei avrebbe potuto arrabbiarsi con me. Corsi il rischio, sentendo l’adrenalina mescolarsi al desiderio. Sfiorai Ellen, un brivido le salì da ventre fino alla labbra che mi morse.
“Non qui!” Fu categorica, ma il suo sorriso e gli occhi maliziosi dicevano altro.
Mi fermai, tuttavia prima la baciai, sul collo, poco sotto l’orecchio, non se lo aspettava. Gemette al mio tocco sussultò.
“Fermo!”
Arrivò qualcuno, ma vide solo due ragazzini parlare e ridere e nessun atteggiamento intimo. La vera sorpresa arrivò quando, allontanandoci, mi sussurrò all’orecchio: “Stasera, in spiaggia, sotto le stelle, per fare qualcosa di diverso.”
Il suo invito era un biglietto per esplorare la nostra intimità e accrescere il legame che ci univa.
Dopo il nostro incontro furtivo, più tardi quando il sole iniziava a calare tingendo il cielo di arancione, Ellen mi raggiunse sulla spiaggia, si sedette accanto a me. Il suo sguardo perso all’orizzonte rifletteva la serenità di cui aveva bisogno. Avrei voluta sempre vederla con quella espressione. La folla, ormai diminuita, il suono delle onde in sottofondo. Quei momenti sarebbero rimasti impressi nella mia memoria. Tutto andava bene, tutti gli altri potevano tranquillamente scomparire. Ellen si sdraiò, lo sguardo perso nel cielo, e iniziò a raccontarmi della relazione tra suo fratello e Claudia, condividendo i suoi pensieri e i suoi dubbi. Parlò anche della situazione a casa, con la mamma. La ascoltavo in silenzio, affascinato dalla malinconia che emanava dalle sue parole, un’ombra poetica che avvolgeva ogni sua frase. Ellen mi sfiorava di tanto in tanto la mano, con un tocco leggero che mi faceva sobbalzare il cuore. La sua presenza era rilassante, ammiravo la sua forza di volontà. Di come volesse essere più astuta del destino. Però, quella di Ellen sembrava paura. Mentre la guardavo, mi chiedevo cosa provassimo davvero l’uno per l’altra. Percepivo un legame intenso, un senso di benessere intriso di infinite domande.
“Ellen!” Il suo nome echeggiò per la spiaggia, pensavo fosse esploso nella mia testa.
“Arrivo!” Esclamo Ellen, rivolta al fratello. Si alzò di scatto, si coprì con la tovaglia da mare. “Ci vediamo dopo.”
Mi sorrise e andò. Quando occhi indiscreti erano lontani, si voltò e mi lanciò un bacio immaginario. La salutai con la mano. Rimasi solo per qualche istante. Poi uno dei miei amici mi chiamò da lontano, urlando se volessi giocare a calcio. Accettai, ma intanto immaginavo di passare la sera sulla spiaggia con Ellen.
La donna chiuse il libro, si era fatta un idea piuttosto chiara sul contenuto. Tenendolo in mano andò alla cassa, pagò con carta. Rifiutò la bustina per una scelta ecologica e mise il libro dentro la sua costosa borsa. Uscì fuori, Milano era grigia quel pomeriggio. La donna indossò degli enormi occhiali da sole. Attraversò la strada, non aveva altre direzioni se non quella di casa.
***
Sembrava che entrambi avessero avversione verso il loro passato insieme, anche se, in modo molto naturale e disinvolto il legame era destino. Indissolubile, il fato delle Moire. Il che li fece diventare entrambi sempre più cauti sapendolo. Niccolò, pragmatico e diretto, considerava rimuginare sul passato, seduto di fronte alla scuola, una perdita di tempo. Nonostante trascorrerlo accanto a lei avesse un’aura di nostalgia, Elena, con i capelli scuri e gli occhi verdi, era più bella che mai. Ma quando Niccolò la guardò intensamente, si rifiutò di provare qualcosa. Il ricordo di ciò che erano svanì come un’ombra sfuggente. Mentre Elena parlava, lui non l’ascoltava, scolò il prosecco e notò un fremito nella mano quando adagiò il bicchiere sul tavolo. La ragione gli diceva che Elena non esisteva più insieme ai sentimenti, ma il cuore continuava a pulsare forte per la sua presenza. Era inspiegabile: più voleva dimenticare, più tutto lo investiva con una dolcezza calda. Era snervante percepire mente e cuore combattersi come Dante e Vergil, i figli di Sparda. I colpi li subiva solo lui, e per difendersi finì col diventare tristemente sgarbato.
«Elena, andiamo al punto. Perché sei qui?» Domandò con nervosismo. Eppure il cuore urlava per lei, la desiderava. Niccolò era lacerato dalla confusione: da un lato, una parte di lui era consapevole del destino che li univa, mentre l’altra parte, più razionale, era travolta da una dissonanza cognitiva che lo faceva vacillare.
Lei aprì la bocca, ma non disse nulla. Si corrucciò elegantemente a braccia conserte, lanciò un’occhiata a Niccolò e scosse la testa ridendo.
«Cosa c’è da ridere?» Chiese lui calmandosi.
«Dopo oltre dieci anni spunti così, con un libro? Avresti potuto dirmelo Nic.»
«Perché avrei dovuto?»
«Perché? Nic, c’è la mia vita in quel libro. Volevo essere interpellata non pensi?»
«È un romanzo, Elena. Una storia di pura fantasia, magari ispirata da fatti realmente accaduti ma, resta una storia, un romanzo. Nulla di più.»
«Sei serio?» Elena alzò la voce, incuriosendo i rari passanti. «Nulla più?»
Per Niccolò risultò complicato sminuire il libro e il significato del loro passato con quella frase iridescente. Si chiese se sentisse ancora il bisogno di proteggerla dai suoi crimini passati. Forse aveva pagato con dieci anni di vita lontano da lei, ma erano stati anche anni splendidi, durante i quali aveva scoperto la passione per la scrittura e acquistato l’officina. Poi la tragedia e il dolore avevano spazzato via ogni desiderio di vivere. Elena era il tempo perduto, di nuovo la cura al dolore? Ancora Panacea?
«Dovevo proteggerti in qualche maniera. Ho preferito allontanarmi per un po’, spero che su questo concorderai?» Domandò Niccolò. Il tacito consenso e l’espressione cupa del volto di Elena furono una risposta più che esaustiva. «E poi… Tu non mi hai permesso più di avvicinarmi.» Aggiunse.
«Cosa vorresti dire con questo? Sei sparito Nic!»
«Vivevamo a tredici chilometri di distanza. Sai esattamente dove vivo tutt’ora. Io ho sbagliato Elena, tu non mi hai permesso di rimediare e lo accettato con tutto me stesso. Io non sono sparito, lo sei tu, tutte le volte che ho provato a cercarti…»
«Nic!» Il tono di Elena si alzò nuovamente. Stava per urlare, ma si rese conto che dietro la sua rabbia c’era qualcosa di più profondo. Quella sensazione, quell’emozione nascente, morì improvvisamente.
«Avevo un orgoglio anche io, mi ero ripromessa che sarei stata lontana. Quando mi cercavi era come se abbattessi le mie difese. Poi hai smesso, ti sei arreso ed io non ho vinto nulla.» Le sue parole, cariche di significato e tristezza, avevano la consistenza di lacrime non versate.
Niccolò, colpito, non fece caso alle prime parole di Elena: «Avevo un orgoglio anch’io…»
Sentì una profonda amarezza. Fisicamente rimase composto, impassibile, con un volto che non rivelava emozioni facilmente decifrabili. Fece un cenno con il dito ad Elena, chiedendole silenzio per un attimo, nel tentativo di riorganizzare il caos nella sua mente.
«Per usare la tua metafora» disse Niccolò guardandola negli occhi. «Forse le mie forze sono esaurite nel tentativo di abbattere le tue difese.»
Elena scosse la testa, gli occhi lucidi. «Non so che dire, Nic.»
«Tranquilla, Elena. Cerchiamo di capire perché siamo qui.»
«Per il tuo libro. Avrei voluto saperlo.»
«Visto com’erano le cose, non ho ritenuto necessario avvertirti.» Replicò Niccoló, con una smorfia gentile, seria. Senza mai distogliere gli occhi da lei. A prescindere non le avrebbe detto nulla.
«Va bene. Capisco, anche se è difficile da accettare,» rispose Elena come se dovesse misurare il peso di ogni singola parola. «Quello che hai scritto… è bello, ma pericoloso. Ogni riga è una lama. Ci ferirà.» Chiuse gli occhi, sentì un frastuono in testa. Un incubo che aveva cancellato.
«É solo un romanzo.» Ribadì Niccolò, sorridendo parzialmente. Il taglio di una lama era nulla paragonato a ciò che aveva passato. «Riflettici, Elena. Solo un romanzo scritto da qualcuno che voleva raccontare una storia. Chissà quante ce ne sono di queste storie. Nessuno ci farà caso. Non sono uno sprovveduto.» Cercò di minimizzare la sua opera affinché lei potesse ritenerla innocua.
«So che non sei uno sprovveduto ma, un paio di milioni di persone hanno letto il tuo libro. Sì, magari tante sono ragazzine e ragazzini, ma quando uscirà la serie, avrà una risonanza diversa. Capiranno.»
«Cosa capiranno? Andranno a cercare i giornali, le notizie dell’epoca? Mi serviva una fonte di ispirazione e l’ho trovata. Non preoccuparti.» Niccoló fece un gesto carino con la testa verso Elena, per rassicurarla.
La donna continuava a guardarlo, non del tutto convinta. Forse stava esagerando, ammise a se stessa. Si morse il labbro. Niccolò notò la smorfia. Lei stava riflettendo senza trovare una soluzione.
«Elena, solo noi due siamo i custodi del segreto. La verità non esiste se non la vogliamo, è finzione, mia creazione, come il romanzo e la serie. Rilassati e lascia che questo peso svanisca.» Sussurrò Niccolò con voce rassicurante. I ricordi che entrambi avevano promesso di cancellare riaffioravano come morti viventi.
Serie: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 1: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 2: I sussurri della scuola
- Episodio 3: Il profumo
- Episodio 4: Elena o Ellen T
- Episodio 5: Quella vita
- Episodio 6: Panacea
- Episodio 7: Dissonanza cognitiva
- Episodio 8: Solo Finzione?
- Episodio 9: Luna piena
- Episodio 10: Una carezza con i calli sopra le mani
È sempre affascinante la strategia di saltare fra realtà e finzione e tu la stai gestendo molto bene.
Questo episodio ha innescato ancora di più la mia curiosità: sono ansioso di capire quale sia questo segreto.
Anche io sono curiosissima
Credo che questo sia l’episodio che ho preferito finora. Innanzitutto mi è piaciuto molto il salto fra la narrazione e la realtà ‘La donna chiuse il libro, si era fatta un idea piuttosto chiara sul contenuto’ e poi ho apprezzato tutta la seconda parte. Il dialogo è molto coinvolgente e sono gli stessi protagonisti che si svelano e si rivelano, con tanta umanità. Molto bravo
Grazie Cristiana. Mi fa sempre piacere la tua opinione.
“Ma quando Niccolò la guardò intensamente, si rifiutò di provare qualcosa. “
Questo passaggio mi ha colpito tantissimo. Credo spieghi alla perfezione la complessità dei rapporti umani e la sofferenza che a volte ne consegue. Quella lotta eterna tra cuore e cervello, insomma.
Si, è così, appunto dissonanza cognitiva. Un conflitto tra ciò che pensiamo e ciò che proviamo.
Episodio molto intenso. Il fatto che romanzo e realtà si mescolino mi piace tantissimo, mi crea una sensazione di capogiro, e leggere è un pò come stare sulle montagne russe. Un poco prima della discesa, quando senti le farfalle dentro lo stomaco, hai presente?
Insomma, davvero ben riuscito.
Onestamente non sono mai andato sulle montagne russe, ma
conosco la sensazione delle farfalle nello stomaco. Grazie!
È un capitolo molto interessante. Mi sono piaciute diverse frasi che hai usato e sono sempre più curiosa di scoprire che cosa hanno fatto di così terribile Niccolò ed Elena. Bravo!
Grazie! Sono due birbanti.