Dolce metà

Leggerissime gocce di pioggia in quella notte nefasta. Un corto circuito aveva costretto tutti a stare senza energia elettrica, e la grande collina alle spalle della nostra piccola cittadella impediva alla già fioca luce lunare di rischiararci. Io e la mia Prina, un Golden Retriever di 5 anni, ce ne stavamo davanti al caminetto alimentato con la poca legna che abbiamo raccolto oggi; è difficile trovare legno secco in questo periodo. Ormai sono due settimane che piove quasi incessantemente.

Non ho mai voluto in casa una stufa, o dei termosifoni. Ho sempre amato il crepitìo del focolare domestico; è simile a quello che si sente in campeggio, ma ha la peculiarità di poter essere ascoltato mentre si è seduti su una comoda poltrona, con la propria cucciola distesa sulle gambe. Quella sera c’era qualcosa di diverso. Non ero tranquillo e nemmeno Prina. La mancanza di corrente non ci aveva mai turbato; viviamo in una casetta abbastanza isolata rispetto alle altre e capita spesso che ci troviamo in questa condizione, dunque mi sono regolato di conseguenza ed ho messo piccole candeline in tutta la casa. Non le avevo ancora accese e Prina cercava di ricordarmelo, stando impalata vicino ad una di esse che avevo vicino alla finestra chiusa del salone, di fianco al camino. Dopo un po’ afferrai il messaggio ed iniziai ad accenderle tutte, prima in salone, poi in cucina, poi in camera da letto; Prina abbaiò, sempre impalata vicino alla stessa candela, in direzione del bagno. Non è che forse mi aveva scambiato per il suo servo? 

Dopo aver acceso anche quelle in bagno ritornai in salone e vidi Prina come irrequieta, spaventata, seduta sulla mia poltrona. Mi chinai ad accarezzarla e sentii uno spiffero d’aria gelida dietro la nuca. La finestra sembrava socchiusa e la candela esalava gli ultimi fili di fumo. Mi avvicinai ed effettivamente la finestra non era chiusa come pensavo che fosse. La chiusi per bene.

Mi voltai nuovamente verso Prina; sparita. Il cuore mi batté improvvisamente in modo violento, quasi come se stesse per uscirmi dal petto. La chiamai per tre volte e solitamente scattava da me non appena sentiva il mio richiamo; ma non quella sera. Urlai il suo nome. Nulla. Mi venne un fortissimo capogiro e crollai a terra piangendo. Sentivo dolore, un male atroce che si diramava dal petto verso il resto del corpo. Mi svegliai nel cuore della notte, spaventato a morte. Cercai Prina. La cercai inutilmente in ogni angolo della casa, al buio; mi sentivo un pazzo. 

Lei aveva lasciato questo mondo esattamente un anno prima, colpita fino all’ultimo lamento da un ladro che entrò in casa; cercò di difendermi in tutti i modi, ma era armato e senza scrupoli. Persi subito i sensi ma riuscii a vedere per l’ultima volta il suo dolcissimo viso.

Preparai una camomilla e dopo essermi calmato mi avviai a letto. C’era uno strano calore in casa, contando che era pieno inverno. Più mi avvicinavo alla mia camera e più lo sentivo quel calore. Così candido, accogliente.

Quando arrivai sull’uscio della porta caddi sulle ginocchia; non potei fare altrimenti. Vidi Prina sul letto, seduta, che mi aspettava come era suo solito fare. Era chiara, reale, illuminata soltanto dalla piccola abat-jour; l’avevo presa dopo essere rimasto solo e la tenevo sempre accesa con la sua luce tiepida. In qualche modo me la faceva sentire ancora vicina. Prina mi fissava, sembrava che mi stesse sorridendo; scoppiai in un pianto logorante. Mi accasciai e la mattina dopo rinvenni, piegato su me stesso, col corpo che poggiava sul pavimento freddo, sentivo lo stesso gelo che si prova quando si è privati qualcosa. Ma allo stesso tempo avevo il cuore avvolto dal tepore di chi ha veramente amato.

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Discussioni

  1. Grazie di cuore per il commento. Purtroppo la confusione non era voluta e anzi era una mia paura; però ho voluto tenere il racconto quanto più simile all’originale (l’ho scritto più di un anno fa) anche per avere sott’occhio un mio eventuale mutamento.

  2. Racconto particolare ma forse un poco confuso.. e magari era proprio questo il tuo intento.
    Le immagini sono forti, si sente il legame con Prina e posso quasi avvertire il suo sguardo che parla così tanto senza emettere un solo suono. Forse una rilettura in più ti avrebbe aiutato a trovare alcuni errori che rendono la lettura meno piacevole: per esempio nel primo paragrafo racconti al passato ma termini una frase al presente (“Io e la mia Prina, un Golden Retriever di 5 anni, ce ne stavamo davanti al caminetto alimentato con la poca legna che abbiamo raccolto oggi”).
    In ogni caso ho apprezzato la tua storia.
    Alla prossima lettura.