
Dolcetto o Scherzetto?
«Dolcetto o scherzetto? Che dici, quest’anno ci permetteranno di uscire?»
«Ancora con questa storia? Ormai hai diciotto anni, dovresti pensare ad altro.»
«Ad altro? Questa stanza è troppo piccola per pensare ad altro… Voglio uscire, indossare un costume e bussare alla porta di ogni casa del quartiere. Ricordi? Era divertente!»
«Bé, mica tanto…»
«Oh avanti, ricordo le tue risate. Io ero vestito da pirata e tu da astronauta, anche se assomigliavi di più a un palombaro! Ha ha ha ha…»
«Ma cosa c’è da ridere? Il mio costume era uno dei più belli e tutti mi facevano i complimenti. La tuta l’aveva cucita mia madre e al casco aveva pensato mio padre: aveva modificato il suo vecchio casco da rugby…»
«Sì sì, va bene… Diciamo che era originale.»
«E ricordi il signor Smith? Da sbellicarsi dalle risate! Lui odiava Halloween, credeva che fosse stato Satana in persona a inventare questa festa. Ha ha ha ha… che idiota!»
«Non aveva tutti i torti…»
«Ma cosa dici?»
«È una stupidissima festa per bambini. Una scusa per prendere dolcetti gratis e rimpinzarsi la pancia.»
«Quanti ne ho mangiati quella sera… prima di… Ricordi?»
«E come potrei aver dimenticato?»
«Se oggi siamo qui, una ragione c’è.»
«Almeno siamo insieme…»
«Pensa se ci avesse separati. Che noia… solo queste pareti, sabbia e polvere.»
«Non è sabbia…»
«Non è sabbia?»
«Eh no…»
«Ricordi, no? Quel signore gentile, con gli occhiali.»
«Ah già, il nostro primo Halloween da soli. Ce la siamo spassata. Bé almeno fino a quando non abbiamo bussato a quella porta. Cose che capitano… però non ricordo bene cos’è accaduto dopo…»
«Meglio così, credimi. Io invece ricordo tutto… purtroppo!»
«Le risate che si trasformavano in grida, le nostre grida. Le sento ancora nella mia testa quando ne porta atri.»
«Altri? Non siamo soli?»
«Te l’ho detto, non è sabbia…»
«Senza occhi è normale che tu non capisca… quelle manine ossute, poi, sono poco sensibili al tatto. Anche se avrei preferito che li avesse cavati anche a me, almeno non sarei costretto a vedere tutto questo, ogni anno, da dieci anni. Sai, Alan, credo che siamo stati i primi. Non vedo niente di più vecchio di noi qui in giro. Gli altri odorano ancora di carne, noi invece…»
«Sì, hai ragione, sento anche io questo odore pungente… Ma cos’è?»
«Si chiama putrefazione… i vermi hanno iniziato a mangiarli. Proprio come è accaduto a noi prima che diventassimo per buona parte… sabbia.»
«Ah sì, adesso ricordo… Buon Halloween, Mike.»
«Buon Halloween, Alan.»
Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Horror
Anche se non è periodo adesso, questo genere di racconti mi piace sempre tanto e invidio voi che siete così bravi a scrivere in questo modo. Conciso, efficace, originale e davvero buoni i dialoghi.
Volendo fare un paragone, questo racconto potrebbe essere comparato ad un carillon: all’inizio la musica sembra dolce, ma poi, col proseguire delle strofe, si trasforma in qualcosa di inquietante e aberrante.
Ecco, la sensazione che mi ha trasmesso è proprio questa e mostra la tua capacità di giocare col lettore fino al finale, nel quale, poi, rivela la vera natura della storia.
Un gran bel racconto di Halloween!
Ottimo lavoro. Un dialogo surreale che ci ricorda come il male esista veramente. Bravo.
Alcuni tuoi testi sono l’esatta antitesi degli stili a cui sono familiare quando leggo nella quotidianità, eppure sono stupendi nella loro immediatezza. Quindi grazie per offrirmi varietà e qualità assieme, Maschera! 😀
Davvero inquietante!
Che te lo dico a fare? Bravo. Conciso, incisivo e ritmato, come si confà ad un racconto tutto dialogo. Molto bello.