Dolore

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle

    Terrore sfrecciava ad ampie falcate sulle dune, il vento si infrangeva sui baffi di Jordan provocandogli un piacevole pizzico, a tratti era un solletico.

    Alla vista del mare, Jordan iniziò a ridurre l’andatura, al trotto prima, al passo subito dopo. Terrore fu guidato fino alla spiaggia. Jordan indirizzò il gattone verso destra con le mani sotto forma di redini; lui, Ombra e Terrore, in quel momento erano una cosa sola.

    Passeggiando sul bagnasciuga, con il sole alle spalle, Jordan ammirava la pacatezza del mare e il perimetro della costa, sembrava che ruotasse. Il detective dedusse che si trattasse di un’isola. La passeggiata mostrò all’orizzonte un’altissima struttura: base quadrata, pareti oblique, che si alzavano alte finendo in una piattaforma, anch’essa quadrata ma più piccola rispetto alla base. L’edificio luccicava alla luce del sole, a ogni passo sembrava sempre più giallo. Jordan, arrivato ai piedi dell’altissima torre, constatò che fosse fatta d’oro, puro e finissimo oro cosparso da muschi e piante rampicanti.

    Jordan, Ombra e Terrore girarono intorno alla struttura, sulla parte posteriore era stata scavata un’apertura, come un ingresso. L’architrave rappresentava un volto dalla bocca aperta con il capo decorato da diversi tipi di piume e il mento che finiva in una freccia, gli stipiti rappresentavano invece due serpenti attorcigliati intorno a una colonna: la scena era suggestiva.

    Il sesto senso felino suggerì a Terrore di fare marcia indietro. Jordan si oppose e costrinse il gatto ad avvicinarsi; giunti a mezzo metro, la porta emanò una luce arancione, non veniva dall’interno, era come se quella luce fosse a protezione dell’ingresso.

    «Un portale.» sussurrò Jordan dando un colpo in avanti col bacino.

    Terrore avvicinò il muso alla luce e i tre furono risucchiati all’interno del portale.

    Trasportati all’altro capo, i tre si divisero, rotolavano in direzioni diverse, non riuscivano a fermarsi. Nello stesso istante, Jordan, Ombra e Terrore, colpirono qualcosa di duro e smisero di rotolare. Terrore si mise su quattro zampe e scosse il corpo per sistemare i peli, Ombra aumentò la sua massa e iniziò a guardarsi intorno, Jordan si appoggiò al muro che aveva fermato la loro corsa e cercò con lo sguardo i suoi compagni. Jordan era appoggiato alla parete in fondo, Ombra su quella destra, Terrore aveva sbattuto contro quella di sinistra. La stanza era completamente rivestita d’oro, le lastre dorate emanavano luce propria.

    «Bene, bene, bene.» disse una voce femminile scoppiando in una risata «Detective Jordan, sei stato celere. Devo dire di essere molto impressionata.»

    «Chi sei?» urlò Jordan.

    «Meglio che tu non lo sappia.» ripose una bocca apparsa in aria.

    «Dove siamo?» chiese Jordan spazientito.

    «Bentornato nel passato.» disse la bocca, finendo la frase con un’altra risata.

    Dalle pareti fuoriuscirono delle piante, uguali a quelle che ricoprivano l’edificio all’esterno, robuste e viscide, che avvinghiarono Jordan, Ombra e Terrore all’altezza delle articolazioni di polsi e caviglie e al collo, immobilizzandoli contro le pareti.

    L’oro iniziò a sciogliersi, dietro la colata del prezioso metallo presero forma delle immagini: era come una visione. Jordan era il protagonista di quell’apparizione. La proiezione illustrava la vita del detective, mostrava tutti i momenti più bui della sua esistenza: gli scherni degli altri bambini del villaggio, la sua quasi morte in un lago ghiacciato, il gatto della vecchia zia, la guerra a cui prese parte e la morte dei suoi commilitoni più cari, fino all’abbandono da parte di Mafalda e la caduta nel baratro dell’alcolismo.

    «Chiudi gli occhi Jordan!» intimò Ombra.

    Il detective non la sentì nemmeno, era come ipnotizzato, sentiva la rabbia montare dentro, a ogni secondo si infuriava sempre di più, non riusciva ad accettare tutte quelle angherie, non se n’era ancora fatto una ragione. Più la rabbia di Jordan aumentava, più Ombra diventava grande; le rampicanti facevano fatica a trattenerla, si liberò e iniziò a colpire la parete con le immagini. Per qualche secondo scomparirono ma ripresero a scorrere sulla parete di Terrore, Ombra caricò un pugno per colpirle. Terrore provò ad accucciarsi ma fu impedito dalle piante. Jordan se ne accorse.

    «Fermati Ombra!» urlò Jordan «Liberami.»

    Ombra spezzò le catene vegetali che attanagliavano il detective. Jordan si avvicinò alla sua parte oscura, le poggiò una mano sulla gamba, iniziò ad assorbirla, intorno a lui comparve un’aura nera, sembravano fiamme ribelli, montò in groppa a Terrore e chiuse gli occhi.

    Le immagini non potevano provocargli più dolore, non le vedeva, ma quella non era ancora la fine. Ombra era la proiezione, in quello strano mondo, del suo lato oscuro, il lato che aveva sopito, Terrore era una proiezione della sua paura. Jordan era riuscito a risvegliare Ombra e controllarla, come era riuscito a domare le sue paure, adesso era il momento dell’accettazione. Lui era Jordan anche per tutto ciò che aveva patito, per tutto quel dolore che aveva sofferto nella sua vita, doveva accettarlo, era stato prezioso.

    Jordan tirò un sospiro, alzò un braccio e chiuse la mano come se avesse afferrato qualcosa di invisibile; tirò il braccio verso il basso senza fretta, a ogni centimetro la stanza si rimpiccioliva fin quando non fu completamente contenuta nel pugno di Jordan.

    Il detective aprì contemporaneamente gli occhi e la mano, sul palmo vide un cubo d’oro munito di una sottile catena recante la scritta: Dolore. Jordan indossò Dolore intorno al collo.

    Il pavimento sputò lingue di fuoco blu, tutto intorno a Jordan divenne blu, il suolo si aprì sotto le zampe di Terrore e precipitarono.

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle
  • Episodio 1: Tristezza
  • Episodio 2: Intuizione
  • Episodio 3: Il De Orchibus
  • Episodio 4: L’isola di sapone
  • Episodio 5: Lo specchio senza riflesso
  • Episodio 6: Terrore
  • Episodio 7: Dolore
  • Episodio 8: Epilogo
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