Dolores O’Cornell – Da leggersi veloce e cattiva come una canzone rock

“Ode alla mia famiglia”: si chiama così la canzone che sto ascoltando ed è forse perché piove che mi entrano tutte le emozioni della terra, tutta la mia famiglia.

Il basso mi solleva facendomi sussultare sempre. E poi la voce di questa donna, così intensa, così spessa, così violentemente sensuale. Una figlia tra la pioggia, che parla del padre, parla della madre. Com’era la sua famiglia in quella casa scura in periferia di Dublino? Io la ricordo Dublino, quell’estate: c’era una gran voglia di libertà, perché quando tra i muri scuri, neri e verdi dei palazzi di Dublino tu vedi il cielo di un azzurro che ti emoziona, allora capisci la voglia di libertà delle ragazzine di quindici anni che pensano: “Io qui non ci resto più!”. Le vedi correre vestite di scuro come la loro terra, come la loro birra e i visi di una che ti dice : “Io qui non ci resto più!”.

Alcune diventano cantanti, artiste in mezzo ad una strada che non sanno se ci arriveranno e devono essere forti ed incazzate, perché il rock mica è roba da donne e poi il prete lì a Dublino lo dice: “È una Vergine Puttanella…”.

Ti disegni gli occhi ed esci dal centro con un tatuaggio nuovo che brucia e pensi: “Cazzo, stasera se mio padre lo vede, sono cazzi…”, ma poi tu hai già quindici anni e… “Io qui non ci resto più! L’Irlanda è il mio paese, ma l’America è più luminosa, il sole ti si secca addosso giù a Los Angeles. E poi io qui potrei solo finire a fare la cameriera nei McDonald’s, o a farmi pizzicare il sedere in qualche pub giù a Temple Bar. No. Io qui non ci resto più. Merda, sono sempre incazzata, perché sono ancora troppo giovane e i soldi non ci sono mai. Il ragazzo me lo troverò? O ci staranno solo per fottermi? No, io canto il rock e mi incazzo con la chitarra di mio fratello che studia prete, che se lo sa che gli tocco lo strumento del diavolo, si incazza pure lui… Merda”.

Ecco, io l’ho vista così Dublino e se ci passi in periferia, capisci perché è un’Ode alla mia famiglia: perché se te ne vai, poi che sei irlandese Vergine Puttanella non lo puoi scordare, perché se passano mille milioni di dollari la famiglia è tuo fratello, è tuo padre, “…che sei sempre bambina”.

Gli occhi dei ragazzi insieme ora me li ricordo tutti a rallentatore: prima camminano normali, poi lenti, lenti e percepisci il tempo che inesorabilmente ci cambierà tutti; quest’inverno da quell’estate d’Irlanda, a Dublino, saremo tutti più diversi, più tristi o seccati, incazzati come le ragazzine bionde che si vedono troppo grasse per piacere agli americani e a noi italiani che siamo più ricchi e pure più stronzi. Dolores O’Cornell, la voce di una ragazzina che aveva quindici anni, violentemente sensuale. “Quanto durerà? Quanto potrò durare?”, lo urli al finestrino di quel treno che ti porta lontano, dove possono metterti in galera se fumi nei vagoni sbagliati e dove piove e poi piove e poi piove e ogni goccia la vorresti seccare in questo paese bagnato dal mare, in questa verde Irlanda scura e nera. “Ma i miei capelli sono biondi”, dici, “biondi e io li faccio più biondi con tutta la luce che prendo e poi li coloro come mi va e le miei unghie di più, che brilleranno fosforescenti quando suoneremo la chitarra masticando la gomma in un paese dove farà caldo, cazzo, dove per la prima volta si morirà dal caldo. Perché io qui non ci resto più. Papi, Mami, addio, ci rivediamo quando sarò famosa e vi renderò ricchi, perché ho i sogni che si realizzano, io. Ciao amici, ciao Dolores O’Cornell, irlandese, pura irlandese Vergine Puttanella, mi confesserò in un’altra chiesa, in un’altra Irlanda.

Il posto di noi giovani è una corsa senza fine, è un salto, è il volere volare e portarsi tutto dietro senza perdere nulla, perché se molli, allora sul serio non sai più cosa fare. Io scrivo canzoni nei pub di una Dublino che vuole cambiare, che è stanca di stare a picco sul mare. E i giovani si guardano ancora e si dicono basta, si deve lottare, ballare al ritmo delle mie canzoni rock, pop e disco e pop.

Io non mi ubriaco più per niente: mi chiamo Dolores O’Cornell e sono una fottuta Vergine Puttanella, ma ce l’ho fatta. Io qui non ci sono più.

Ode alla mia Famiglia

Ode alla tua Famiglia”.

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Discussioni

  1. Questo scritto fa letteralmente venire i brividi, Dolores, tra l’altro, quando canta trasmette tutte le emozioni delle sue canzoni, emozioni che hai abilmente trascritto. Grandissimi complimenti! Un racconto con l’anima davvero tanto rock, e per un’amante di questa musica come me, lascia scorrere tante emozioni.

  2. Il riferimento è chiaramente alla famosa canzone contenuta in No Need to argue e il racconto ci parla del disagio giovanile della cantante, in rappresentanza di tante ragazze sue coetanee. Mi sfugge perché la chiami O’Cornell.

    1. Ciao Francesco, infatti il mio racconto non vuole parlare direttamente di Dolores O’Riordan, voce dei Cranberries, ma di come una qualsiasi ragazzina irlandese può sentirsi come lei e desiderare di diventare famosa e ribelle. Per questo il nome è volutamente diverso, ma simile, perché la ragazza del mio racconto potrebbe essere una della mille “Dolores O’Riordan” che pur fuggendo, non potranno mai dimenticare la loro famiglia e le loro origini.

  3. Ciao Alberto, una vera delizia rock, bravo.
    Da ascoltare con una base di batteria incazzata, graffiata da note di basso elettrico.

  4. Non conosco le canzoni di Dolores O’ Cornell, cerchero` di rimediare, grazie per lo stimolo. E lasciarsi trasportare dai versi di una canzone o dalla prosa di un racconto, fino all’ Irlanda, fa sempre piacere. Io che mi muovo, in questo periodo, nel raggio di dieci chilometri o poco piu`, viaggio sempre volentieri, con la mente, attraverso le parole degli autori che a Dublino o in tante altre belle citta` ci vanno davvero. Grazie, quindi. La tua prosa, vagamente musicale, mi piace.

  5. Ho fatto come hai detto tu e ho letto il racconto velocemente, senza soffermarmi, ma gustandolo con i sensi. Ho lasciato che i miei ricordi affiorassero e si confrontassero con le immagini che passavano davanti ai miei occhi. Hai fissato come in una polaroid l’immagine di quel Paese così splendido e controverso, con la sua gente, rude e dolcissima. Di mare e di terra. Gente incredibile capace di darti tutto. Bellissimo l’omaggio a lei, che se lo merita di essere ricordata. Tu lo hai fatto in un modo così rock e grintoso che lascia il segno. Molto bravo.