Domande

Serie: La Curiosa


«E secondo te, come fa un Padrone ad aiutare la schiava a superare i limiti?»
Le chiesi. Questa domanda la spinse a riflettere un po’ di più.

«Con….con gli ordini?»

«Uhm, più o meno. Ma non basta impartire gli ordini. Occorre che la schiava li esegua. E perchè li esegua, c’è un’unica condizione: deve fidarsi del Padrone. Quindi il Padrone porta la schiava a superare i propri limiti conquistando la sua fiducia. La schiava deve sapere che potrebbe buttarsi da un ponte, e il Padrone sarebbe sotto a braccia aperte a prenderla al volo. La schiava deve potersi fidare del Padrone. Quando si crea questa alchimia…è la perfezione. Quando si forma questo legame, il Padrone sa che avrà ubbidienza assoluta dalla schiava, e la schiava sa che avrà sempre il Padrone a prendersi cura di lei.»

Mati ormai mi seguiva a bocca aperta.

«E come fa un Padrone a meritarsi la fiducia della schiava?»

La domanda, che voleva essere difficile, fu invece di facile risposta:

«Con la sincerità. Con l’onestà. Con l’attenzione nei suoi confronti. Con tutte quelle caratteristiche che trasformano un uomo comune in un Uomo con la U maiuscola. Non puoi essere Padrone, se non sei prima Uomo.»

Sembrò sorpresa, ma estremamente soddisfatta della risposta.

I camerieri intanto avevano apparecchiato per la colazione. Mati si alzò per prendersi un bicchiere di succo di frutta. Aveva fatto due passi, quando si fermò, si voltò, e disse:

«Oh, scusi, che maleducata che sono…..lei vuole qualcosa?»

Le sorrisi, rispondendo che avrei preso un succo di pompelmo, e la ringraziai. Così come la ringraziai quando me lo portò al tavolo. Mentre lei beveva il suo succo all’arancia, mi chiese ancora:

«E una schiava, invece? Com’è la schiava ideale? È quella che ubbidisce agli ordini più difficili?»

«No, direi di no. La brava schiava è quella che cerca di superare i propri limiti, ed è quella che quando fa qualcosa, lo fa pensando al suo Padrone. Se il Padrone ordinasse alla schiava di bere un bicchiere d’acqua tutto d’un sorso, e lei lo facesse, non sarebbe certo un ordine particolarmente impegnativo, o trasgressivo. Ma sarebbe, comunque, un ordine. E la schiava lo farebbe sapendo che è tale, e così lo vivrebbe. E’ lo spirito, è quello che hai dentro, è ciò che provi quando ubbidisci.»

Mi fissava, col bicchiere di succo in mano. Continuai:

«E poi, una schiava deve mettersi a nudo, davanti al suo Padrone. Non avere imbarazzo davanti a lui.»

Qui, stavolta, non colse al volo.

«Intende…intende che deve spogliarsi? Che deve sempre mostrarsi nuda al suo Padrone?»

«Si,» sorrisi» «ma non nel senso letterale del termine. O meglio, non solo. Mettersi a nudo nel senso di non nascondere le proprie paure, i propri sogni, le proprie sensazioni. Parlare apertamente col Padrone, confidare a Lui quello che non si direbbe mai a nessuno, quello che ti imbarazzerebbe dire a chiunque altro. E se si prova imbarazzo nel farlo, meglio ancora, perchè…perchè, secondo te?»

«Perchè diventa più difficile farlo…e fare una cosa nonostante sia difficile, vale di più! Perchè si cerca di superare il limite!»

Lo esclamò quasi, soddisfatta di aver capito le dinamiche. Le dinamiche del BDSM, ovviamente, non secondo la Bibbia, ma secondo il mio personale punto di vista.

Guardai l’orologio. Purtroppo il mio taxi per la fabbrica stava arrivando. Glielo dissi, e non posso negare di aver provato una certa soddisfazione quando vidi la delusione sul suo volto. Le augurai una buona giornata, lasciandole intuire che non interrompevo certo volentieri la nostra chiacchierata, ma volente o nolente, uscii dall’hotel e salì sul taxi, che mi portò su un altro pianeta. 

Serie: La Curiosa


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