DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO

Ho ucciso un cane, si l’ho ucciso colpendolo con una mazza di legno.

È stato rapido ma sporco, questa è la verità e come tutte le verità è sporca.

Se vuoi romanticismi e benevolenza, amore e patriottiche morti allora spara bugie a non finire,

e rimani bambino per sempre.

Ma se vuoi la verità, che ti stringe la bocca dello stomaco, ti fa scoppiare il cervello, ti irrigidisce ogni singolo muscolo, allora preparati alla verità più sporca che la vita ti possa dare, e fattene una ragione.

CRESCI!

Scuse?

Non ho nessuna scusa da mettere in piazza, Mi sono alzato dal letto, ho lavato viso e mani, ho fatto colazione, niente di particolare, poi dopo un mezzo sigaro con il caffè ho preso la mazza di legno che tengo sopra l’armadio, sono sceso in cortile, mi sono avvicinato alla bestia e Bang, un colpo secco e via.

Ho aspettato, all’ombra del platano nel cortile che, le urla del pubblico finissero, poi presa una stuoia dalla casetta del custode ed ho avvolto il fascista.

Sangue, sabbia e cervella da tutte le parti, cazzo quella bestia ne aveva in corpo, mi sono rifatto un mezzo bagno e mi sono cambiato, prima di pranzo, ma ne valeva la pena, quella bestia fascista era morta.

Lo messo su di una carriola, poi giù per la strada che porta al fiume, saltando ad ogni buca, sperando di non  farla volare nelle braccia di qualche passante, di bianco vestito in rotta per la messa, la ruota della carriola era un continuo stridere che mi affettava il cervello, ma stringo i denti e vado a vanti, senza badare a nessuno. A chi mi si parava davanti, lo scartavo urlandogli contro senza prestare orecchio alle loro risposte.

Una giornata calda, fatta di sudore polvere e sangue, una giornata che avrei dimenticato solo, al mio secondo bicchierone di Rum, da quattro soldi che la mia mamacita mi avrebbe versato, dopo un servizietto di lingua a quella prugna secca che lei continua a chiamare susina.

Sono violento, alcolizzato e senza un soldo, un uomo dotato di una proboscide tra le gambe ed una lingua da camaleonte che  tutte fa impazzire, provare per credere.

Il fiume si avvicina, ne sento l’odore, l’erba secca della strada cambia colore: è più verde, a quest’ ora sulla sponda ci si trovano solo i vecchi a pescare e qualche ragazzotto che ha saltato la messa.

Vedo l’acqua grigia scivolare via, lenta, profonda, fresca, con la carriola mi sporgo dall’argine, mi fermo e cerco il ponte, eccolo, riprendo il mio viaggio destinazione il centro del ponte dove la corrente spinge al massimo.

Incontro alcune vecchiette in ritardo per il culto, le saluto togliendomi il panama, loro tirano dritto, ricambio con un gestaccio, poi PLUFF.

Il sacco con il suo bastardo carico, sfreccia sotto il ponte, lo vedo galleggiare per qualche metro ancora poi scompare sotto il pelo dell’acqua.

Io soddisfatto faccio riprendere un mozzicone di sigaro, e mi gusto l’impresa seduto sul bordo della carriola, mentre vedo avvicinarsi il custode e i gendarmi.

Forse non mi farò, quei due bicchieroni di Rum, ma almeno, non dovrò leccare la vecchia prugna della mia mamacita, questa notte in galera.

Domani è un altro giorno.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. Grazie non è facile trovare parole che possano esprimere stati d’animo, descrivere situazioni. Non posso fare altro che provarci rimanendo fedele alla mia linea narrativa. Grazie ancora.

  1. Mi ha davvero colpito questo racconto, perché riesce a comunicare, in maniera cruda e inconfondibile, tutte le sensazioni provate dal protagonista.
    Solo qualche refuso in qualche punto, ma per il resto è veramente molto intenso e coinvolgente.