Discussioni

  1. Il testo ha una voce narrante molto forte e coerente, costruita come un’invettiva sociale sostenuta da immagini crude e metafore ricorrenti. Il contrasto tra il narratore emarginato e la società spettacolarizzata è efficace e dà compattezza al discorso.
    Forse, in alcuni punti la ripetizione di immagini simili appesantisce il ritmo, ma la tensione polemica resta chiara e incisiva.

  2. Una vera e propria orazione, dai toni che potrebbero ricordare qualche predicatore medievale fautore del contemptus mundi. Ma c’è forse un po’ di paradossale narcisismo nel cuore di Don Bastiano? La rivendicazione della propria orgogliosa eccellenza interiore di chi fa della propria emarginazione un punto di forza etico?

    1. Grazie per il commento. Sì, la scelta di Don Bastiano è profondamente narcisista ed è proprio come dici: rivendicare l’orgoglio di un’eccellenza interiore che trasforma l’emarginazione in forza.

  3. Un monologo rabbioso e frontale, senza filtri né consolazioni. Colpisce per l’eccesso consapevole e per lo sguardo rovesciato: la marginalità diventa punto d’osservazione lucido.

  4. Sì, un bel monologo di critica sociale, contemporaneo e al contempo eterno che descrive, dolorosamente, come ci siamo ridotti negli ultimi venticinque anni. Ultimamente, ho rivisto due film nei quali questo monologo non sfigurerebbe: Essi vivono di John Carpenter e The Palace di Roman Polanski.
    Complimenti.

    1. Ho visto casualmente il monologo di Don Bastiano ne Il Marchese del Grillo in un video, mi ha ispirato e il resto è venuto fuori da solo. Vedere il paragone con Carpenter e Polanski è un complimento enorme. Grazie mille.