Dopo il ritorno (prima parte)
Serie: Morti
- Episodio 1: Dopo il ritorno (prima parte)
- Episodio 2: Le mandava segnali
- Episodio 3: Dopo il ritorno (seconda parte)
- Episodio 4: Dopo il ritorno (terza parte)
- Episodio 5: Dopo il ritorno (quarta e ultima parte)
- Episodio 6: Contratto a termine
- Episodio 7: Valigie
- Episodio 8: Legno
- Episodio 9: Tre vivi
STAGIONE 1
Aveva lentamente ricominciato a scrivere. Gli costava molta più fatica di un tempo e si accontentava anche di una sola riga in un giorno, anche se quella riga era bianca. Era quasi riuscito a smettere di bere. Quando sentiva il freddo lo contrastava aprendo l’armadio e guardando a lungo i suoi abiti appesi in ordine sulle stampelle. C’erano pantaloni, giacche, nessuna cravatta, maglioni, una gonna a scacchi che segnava il confine con i vestiti di Penni. Uomo e donna, pensava, non ancora vecchi, alla fine la pianteremo di sentire dolore. Rimaneva in casa da solo quasi tutto il giorno, perché Penni tornava dall’ufficio alle otto passate. All’inizio, quando ancora beveva, a quell’ora era sempre in letargo sul divano e Penni lo lasciava dormire. Quando si riprendeva, magari a notte fonda, trovava la cena nel forno elettrico. Mangiava da solo e poi si metteva a letto facendo piano. La mattina si svegliava che lei era già uscita. Questa cosa era andata avanti per un sei mesi buoni. Una sera però era riuscito a tirarsi su prima che Penni rientrasse. Aveva fatto la doccia, la barba, e si era cambiato d’abito. Penni l’aveva trovato in cucina che sfogliava una rivista. «Ciao» disse Penni tutta allegra «ha cominciato a piovere appena sono scesa dall’autobus, certe volte sembra che lo faccia apposta.»
«Ti va di andare fuori?» chiese Cori chiudendo la rivista.
E così avevano mangiato vicino casa, in una pizzeria aperta da poco dove ancora non li conoscevano. Lui aveva bevuto una birra e basta e avevano preso una pizza e dei fiori di zucca fritti.
«Mi piacerebbe imparare a farli così» disse Penni «La cosa più difficile è la pasta. Non deve inzupparsi d’olio.»
«A ciascuno il suo mestiere» replicò lui scherzando. «Pensi che il cuoco sappia fare una camomilla buona come la tua?»
Poi lei si era messa a piangere e aveva le mani sul volto quando il cameriere portò il conto. Lui aveva acceso una sigaretta ed erano andati a prendersi un caffè nell’unico bar ancora aperto. Ma da quel giorno non aveva più bevuto automaticamente e ci pensava su prima di ogni bicchierino. Naturalmente sentiva di più il dolore e il freddo, ma scrivere un po’ l’aiutava, e poi lui e Penni stavano insieme più tempo. Ora tirava avanti con un paio di sorsi direttamente dalla bottiglia, solo la mattina dopo che Penni era uscita.
Quando sei fuori dal giro da tanto tempo, non è che gli editori ti tempestino di telefonate. Ce n’è tanti che scrivono. La cosa più semplice è pensare che hai chiuso, ed è questo che pensano, semplicemente. Del resto della tua vita non si interessano, perché tu per loro sei soltanto una macchina da scrivere. Lui stava lavorando da qualche tempo a una cosa ma procedeva talmente a rilento che la fine gli sembrava inconcepibilmente lontana, quasi come il sorriso di Giobbi. A volte le frasi sembravano annullarsi da sole, come se non avessero abbastanza forza per sopravvivergli. Venivano fuori come bambini prematuri e finivano subito. Ma non sempre, a dire il vero. Capitava che certe parole, anche meno di un periodo completo, si attaccassero alla carta con maggior decisione, quasi avessero mani con cui stringersi al foglio, e quando dopo un po’ lui tornava a guardarle erano ancora lì. Lui le metteva da parte in una cartellina e, se era mattina, tirava giù un altro sorso.
Adesso rilegge quello che ha appena scritto: «La macchina di Paperino si era fermata in un angolo del pavimento, vicino allo zoccolo del muro. Giobbi girava lo sguardo per tutta la stanza senza riuscire a trovarla. Io la raccattai e nascosi le mani dietro la schiena. Per caso c’è qualcuno in questa casa interessato a una vecchia trecentotredici? – domandai con fare misterioso.»
Solo quando finisce di leggere si accorge che sta piangendo.
Ogni tanto si diceva che forse doveva piantarla di scrivere di Giobbi. Forse era troppo, magari sarebbe andato più spedito se avesse cambiato argomento. Ma era impossibile. Giobbi era l’unica cosa che gli interessava, a parte Penni. Anzi, in un certo senso Penni e Giobbi erano la stessa cosa, si chiamavano l’un l’altro come da stanze vicine e avevano lo stesso colore. L’unica differenza stava nel fatto che Penni la sera tornava e Giobbi no. Tolse il foglio dal rullo e lo infilò nella cartellina ancora magra. Non rileggeva quelle pagine dopo averle archiviate. Voleva prima concludere, e non era sicuro di sapere che stava aspettando una cosa impossibile.
Serie: Morti
- Episodio 1: Dopo il ritorno (prima parte)
- Episodio 2: Le mandava segnali
- Episodio 3: Dopo il ritorno (seconda parte)
- Episodio 4: Dopo il ritorno (terza parte)
- Episodio 5: Dopo il ritorno (quarta e ultima parte)
- Episodio 6: Contratto a termine
- Episodio 7: Valigie
- Episodio 8: Legno
- Episodio 9: Tre vivi
Ciao, Francesca. Ho trovato il tuo episodio riuscitissimo, con una scrittura distesa, lineare che scende in profondità senza peso. Ho avvertito sonorità alla Carver, ma anche la nettezza di Peter Cameron. Le sensazioni arrivano tutte fresche, dirette, così la natura dei luoghi, la loro dimensione. Mi ha colpito molto la dinamica dei processi di scrittura, quel senso artigianale di lentezza, di intarsio, che descrivi benissimo, tra frasi e parole che si annullano e altre che si attaccano alla carta, con una loro natura prensile, impenetrabile. Un ottimo lavoro. Una buona giornata.
Grazie mille, Luigi! Un’analisi di prim’ordine che forse non merito. Ma grazie ancora.
Un testo che lavora tutto sulla resistenza quotidiana: scrivere una riga, bere un sorso in meno, restare. Mi ha colpito molto il modo in cui il dolore non viene mai spiegato, ma attraversa i gesti, gli oggetti, le abitudini. La scrittura che nasce a fatica e resta attaccata al foglio è forse la cosa più forte di tutte. Un brano silenzioso, ma pieno.
Grazie mille, Daniele, per la tua analisi e per la lettura attenta.
Grazie, Melania. Il racconto ha ormai qualche anno, all’epoca ero molto influenzata dalla lettura di R. Carver e credo che si percepisca.
Ciao Francesca, ho capito solo alla fine il dramma di questa coppia, ma sono rimasta da subito colpita dal loro modo di convivere. Mi è piaciuto molto come hai descritto il processo di scrittura del protagonista, come se le parole avessero vita propria e alcune più di altre avessero la capacità di imporsi sullo scrittore stesso.
Grazie, Melania. Il racconto ha ormai qualche anno, all’epoca ero molto influenzata dalla lettura di R. Carver e credo che si percepisca.
Una prima parte intensa, che costruisce con misura un personaggio fragile e credibile.
Non posso neanche immaginare il dolore.
Il racconto mi ha tenuto attento e curioso fino alla fine.
Ciao
Quando lei è scoppiata a piangere, ho pensato subito che avessero perso un figlio; forse perché in una coppia è raro che entrambi si guardino con tenerezza rispettando l’autodistruzione l’uno dell’altra: significa che il dolore è comune. Grazie per la lettura, Francesca.