Dopo il ritorno (quarta e ultima parte)
Serie: Morti
- Episodio 1: Le mandava segnali
- Episodio 2: Dopo il ritorno (prima parte)
- Episodio 3: Dopo il ritorno (seconda parte)
- Episodio 4: Dopo il ritorno (terza parte)
- Episodio 5: Dopo il ritorno (quarta e ultima parte)
STAGIONE 1
Lunedì mattina Penni va al lavoro che lui ancora dorme. Prima gli prepara la caffettiera e controlla che lo scaldabagno sia acceso. Poi tira fuori dal soprabito la lettera e la lascia sul mobile in soggiorno, vicino alla bottiglia. Ma sulle scale si ferma, torna indietro, rimette in tasca la lettera ed esce di corsa.
Cori si era svegliato tardi, col mal di testa. Aveva preso qualcosa e si era messo a scrivere. In tre ore buttò giù un racconto di centotrenta righe che poi accorciò di parecchio. Lo rilesse un paio di volte e fece alcune correzioni secondarie fino a quando si convinse che non se ne poteva cavare di più. Non era granché, ma era qualcosa.
Penni rientrò dal lavoro in anticipo, alle quattro del pomeriggio.
«Già qui» fece lui, che stava ancora scrivendo.
Penni aveva una strana espressione. Sembrava avesse voglia di ridere ma senza allegria.
«Mi dispiace disturbarti» gli disse «ma le cose non vanno sempre come uno si aspetta.»
Tirò fuori dal soprabito una busta non incollata.
«Vedi questa?» gli disse. «Volevo lasciartela stamattina, ma poi ho pensato che era meglio di no.»
Cori si alzò.
«Se vuoi ne parliamo ora» le disse.
Penni sedette sul divano senza levare il soprabito.
«Mi versi un po’ di quello?» disse indicando la bottiglia.
«Se vuoi» rispose Cori prendendo un bicchiere. «Occhio però, che non sei abituata.»
«Se è per questo» disse Penni «mi sono abituata a cose peggiori.»
Cori ebbe paura. Non era così che doveva andare. Bisognava continuare come prima, avere loro due di nuovo insieme e il dolore e basta. Era sempre stato così, dopo il ritorno. Perché non rimaneva tutto uguale?
«Ad esempio» disse Penni col bicchiere in mano «mi sono abituata ad essere la mamma di Giobbi.»
«Ma tu sei la mamma di Giobbi» disse lui «cioè, è come se lo fossi. Ce lo siamo detti tante volte» aggiunse.
Penni lo guardò fisso.
«Io quel bambino non l’ho mai visto» disse «neanche in foto.»
No, Penni, non questo.
«Che c’era nella lettera?» chiese Cori.
«Non l’ho mai visto» ripeté Penni, «tu l’hai riportato in casa con te insieme alle valigie tre mesi fa. Io non c’ero quando è nato. Non c’ero quando è morto.»
No Penni, non questo, no.
«Che c’era nella lettera?» ripeté lui versandosi da bere in fretta.
«E non so nemmeno dove sta esattamente» disse Penni senza smettere di fissarlo. «Eppure da tre mesi ho pianto per lui tutti i giorni.»
Dio Penni, ma perché?
«E allora? Ma perché non mi dici che c’era nella lettera?»
Penni bevve guardandolo da sopra l’orlo del bicchiere.
«E per i sette anni precedenti» disse «ho pianto perché tu non c’eri. Poi torni, e di colpo, come fosse naturale, io divento la mamma di tuo figlio. E ridivento tua moglie.»
Cori si versò di nuovo da bere, un po’ di whisky si sparse sul pavimento.
«Questo lo sappiamo già » disse. «Perché ne parli adesso?
«Nella lettera» disse Penni alzandosi «ti chiedevo scusa per la scena dell’altro giorno. Figurati» e si mise a ridere «ti invitavo a cena fuori per stasera.»
Cori ebbe una paura fortissima.
Dio santo.
«Te ne avrei parlato io» farfugliò «l’altro giorno quando ti sei chiusa in bagno. Poi ho capito che non c’entrava niente.»
Di colpo sentì il liquore affluire ovunque. Cosa aveva detto? Ma lo ripetè.
«Ho capito che non c’entrava niente.»
Penni aggrottò le sopracciglia.
«Cosa non c’entrava niente?»
«Giobbi» rispose Cori. «Giobbi non c’entrava niente. C’entrava lei» disse d’un fiato.
«Tu sei un infame» sussurrò Penni.
«Va bene» disse Cori quasi sollevato «finalmente l’hai detto. Finiamola con questa storia. Ti sei sforzata anche troppo. Era impossibile fare come nulla fosse. Ci abbiamo provato» disse guardandola «ma non può funzionare.»
Penni sorrise appena e fece un gesto col capo come quando uno cerca di infilare un ago ma non trova la cruna. Gli andò vicino e si sedette accanto a lui.
«Non è questo» gli disse, «non è per lei.»
Non stava piangendo e non sembrava nemmeno sul punto di farlo.
«Lei è stata una cosa che poteva succedere» disse «e anche tornare insieme poteva succedere. Non è questo» ripeté.
Cori si abbandonò sullo schienale del divano. Si accorse che con il gomito la stava sfiorando.
«Penni» dice «Dio santo, Penni, cosa è allora?»
Fuori si udì una frenata brusca e un clacson. Qualcuno cominciò strillare.
«E’ che hai perso mio figlio» disse Penni. «Il tuo unico figlio.»
***
«E con questa fanno dieci» disse Cori «la collezione è finita. Caro Giobbi, è proprio bella.»
Giobbi guardava le automobiline allineate sul tavolo della cucina.
«Posso giocarci fuori?» gli chiese «le faccio correre tutte quante e poi torno.»
Lui si mise a ridere con tenerezza.
«Oggi non si può» gli disse «fuori è tutto pieno di neve. Se domani è bel tempo andiamo al parco e ci giochiamo lì. Va bene Giobbi?»
Però Giobbi non sembrava convinto. Era tutto contento e non voleva rimandare il gioco.
«Allora» domandò «almeno ci mettiamo i numeri?»
«E dove li vuoi mettere?» chiede lui.
«Qui sul tetto» dice Giobbi «tutti i numeri delle automobili da qui a qui.»
«Da uno a dieci?» chiede lui «E con che cosa li scriviamo?»
«Col pennarello blu» dice Giobbi «da uno a dieci.»
Serie: Morti
- Episodio 1: Le mandava segnali
- Episodio 2: Dopo il ritorno (prima parte)
- Episodio 3: Dopo il ritorno (seconda parte)
- Episodio 4: Dopo il ritorno (terza parte)
- Episodio 5: Dopo il ritorno (quarta e ultima parte)
Non mi aspettavo questo finale, ma ora si spiega il titolo. Non mi è tutto chiaro in questa storia, ad esempio, in un dialogo Penni dice a Cori che ha riportato il figlio a casa tre mesi prima e, subito dopo, che lei lo sta piangendo da nove mesi. Scusami, magari sono io che non capisco.
Condivido la definizione di Luigi, il modo in cui racconti e usi i tempi verbali restituisce la sensazione di un sogno.
È una storia interessante, brava.
Ciao Francesca, apprezzo questa storia perché mi ha fatto emozionare. L’ho riletta per riprovare la stretta allo stomaco della tristezza. La stretta che poi, quando passa, rende la mente più lucida. Ci sono dei passaggi davvero poetici ( ” L’unica differenza stava nel fatto che Penni la sera tornava e Giobbi no”, l’anziana signora e il suo gesto, “ma ogni cosa a cui pensava gli entrava dentro e poi ne usciva portandosi dietro un pezzo di lui”: toccante.) Molto bello l’uso onirico dei tempi verbali, e lo stato di spospensione generale. Complimenti.
Ti sono grata per questa lettura cosi attenta e profonda, Luigi. È un vecchio racconto di cui sentivo il bisogno di liberarmi nell’unica maniera possibile: pubblicandolo.
Grazie ancora.
Ciao Francesca, il tuo racconto mi è piaciuto molto. Scusa però, ma considerando la mia passione per il genere psicologico/fantasy, alla fine ho interpretato Cori come uno scrittore che ha perso un figlio ed è quasi impazzito per il dolore; sette anni dopo la sua morte, scrive la storia con Giobbi, ma non avendo una moglie con cui dividere il dolore, nel racconto e nella realtà la immagina (forse è proprio la donna che ha perso).
​Penni è quindi un personaggio che è sempre con Cori, ma che alla fine diventa indipendente; oppure è Cori che, in un momento di lucidità , si rende conto che la situazione non è sostenibile. Un abbraccio.
La tua interpretazione di questo racconto è talmente bella che la faccio mia.
Il personaggio di Penni potrebbe avere una sua realtà solo in in mondo in cui fosse possibile amare e perdonare un altro così profondamente come fa lei, “adottando” il figlio che Cori ha avuto con un’altra e piangendone la perdita.
Ma la tua lettura di questa storia mi sembra più convincente e solida nonostante l’aspetto fantasy. Grazie di cuore, Concetta, come sempre.
Mi fa piacere che questa mia interpretazione ti piaccia. Penni è un personaggio unico, ma non escludo che possa esistere una persona così: improbabile non significa impossibile. Un abbraccio, Francesca.
Questo è la conclusione di “Dopo il ritorno*. La dicitura “continua” in calce al testo è dovuta al fatto che la serie continuerà con altri racconti, e dunque non l’ho chiusa.