DOPO TUTTA UNA VITA

Sta fermo davanti allo specchio della camera, si fissa il viso con la barba leggermente incolta mentre si annoda la cravatta in modo automatico, lo fa da tutta una vita ed ogni volta, quel piccolo pezzo di stoffa, è come se pesasse una tonnellata. La cravatta nera quasi si confonde con la camicia ed il completo, entrambi neri. Esce dalla camera con la testa bassa, dalla piccola folla di amici e parenti sente il vociare sommesso con le solite frasi di circostanza, tanto calorose quanto distanti, tutti sono dispiaciuti ma nessuno vorrebbe trovarsi lì in quel momento. Il forte odore di fiori si mischia a quello più sommesso di muffa, che da tempo copre alcuni angoli di quella casa, da sempre in penombra, con quelle tende scure, impolverate, che come una barriera coprono l’entrata dei raggi di sole. Si ferma un momento passando davanti alla camera più piccola, un tempo era quella utilizzata dai bambini per dormire, se la ricorda piena di giochi ovunque. Ora è una stanza vuota, buia e fredda. Si ricorda quando quella sera portò un regalo ciascuno: quattro fantastiche armoniche a bocca. Passarono tutta la serata tentando di suonarle. Si ricorda il frastuono che facevano tutti e quattro insieme ed ora l’assordante silenzio che regna fra quelle quattro mura è come un macigno che gli schiaccia il cuore.

Si volta per guardare dietro e dalla porta aperta della sua camera vede lei. L’amore di tutta una vita, la sua compagna fedele che tanto lo ha amato, è distesa sul letto, dopo aver condiviso sogni, avventure, delusioni, gioie e dolori ha deciso di smettere di combattere, mentre questo mondo, sporco e crudele senza pietà continua ad andare avanti, incurante. La vecchia casa è gremita di persone in abito nero, la maggior parte sono parenti lontani che stanno in disparte mentre figli e nipoti piangono il dolore seduti su un divano. Gli scende qualche lacrima nel vedere la disperazione della figlia più piccola, vent’anni e ancora tanto da dimostrare, ora sta lì, piegata sulle sue stesse gambe, mentre piange a dirotto come una bimba di tre.

Il tavolo nell’angolo, adibito a buffet, viene quasi del tutto ignorato dai presenti, colpa anche delle pietanze non molto invitanti, cucinate in fretta; «giusto per non arrivare a mani vuote» si saranno detti la maggior parte di loro. Passa accanto ai presenti, divisi per gruppi, ascoltando distrattamente i loro discorsi, alcuni privi di significato, altri più di sostanza ma parecchio fuori luogo; gli unici che parlano di lei, sono i quattro figli seduti sul divano. Ricordi che prendono vita, immagini create dalle parole e spezzate dall’emozione e dal dolore, che solo chi ci è passato può capire. Ma lui non vuole ascoltare più nessuno, non vuole più capire gli altri, anzi pretende che ora capiscano lui, diavolo!

Una vita di sacrifici, straordinari e week-end per costruire casa, per far studiare i figli e permettergli una vita dignitosa, migliore di quella che ha fatto lui. Una vita di «Sì Signore» detti mal volentieri ad un coglione in giacca e cravatta, piazzato sulla scrivania perchè amico di qualche pezzo grosso. Una vita di delusioni dallo stato, dalla società e da amici che pensava fossero leali e che si sono rivelati essere serpi in seno. Una vita che ha passato nella speranza che qualcosa possa cambiare, che la classica “Botta di Culo” sia dietro l’angolo, dove invece ha trovato solo e sempre egoismo e cattiveria. L’unica cosa che lo ha sempre fatto andare avanti è stata lei, dal primo all’ultimo momento.

I tanti ricordi di loro affiorano nella sua mente e un sorriso malinconico ne sottolinea uno in particolare. Sulla sponda di un lago al tramonto, lui è in ginocchio e le chiede di sposarlo. Sapeva già che lei avrebbe risposto sì, ma un po di nervosismo c’è sempre in queste situazioni. Non ricorda il discorso preciso, ma una frase non la potrà mai dimenticare. «Sposami e con te ci sarò sempre. Non solo nei bei momenti, ma soprattutto nei periodi bui e difficili. Se morirò prima di te, ti aspetterò per incamminarci insieme verso il paradiso». Quella era la frase a cui teneva di più, era una frase uscita dal suo cuore ed a cui crede veramente. Si dice che se credi veramente ad una cosa quella si avvererà, ancora non aveva scoperto se fosse vero, ma lui non smetteva di credere.

Perso nei suoi pensieri vaga per la casa, finché non la vede. Bella come il primo giorno, ormai tanti e tanti anni prima. Lo stesso vestito a fiori di quel giorno al lago, stessa pettinatura e stesso sorriso che riporta la luce dove c’è oscurità. Sembra sia passato solo un minuto, sembra quasi che gli anni non siano passati per lei, lui si avvicina e la guarda. Una grande emozione sale dal profondo del cuore, si guardano negli occhi e si baciano. Mano nella mano escono dalla casa e si incamminano verso il tramonto svanendo in un soffio di vento, di loro rimane solo il ricordo, due anime gemelle unite per l’eternità.

In casa l’attesa è finita, il dottore scende le scale lentamente con tutti gli occhi su di lui. Si avvicina ai quattro fratelli e con voce calma e sommessa gli comunica la notizia. La mamma non c’è più, ha esalato l’ultimo respiro sul letto nella sua stanza. «Lo ha raggiunto, ora mamma e papà staranno per sempre insieme…» commenta tra le lacrime il figlio più grande.

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