
Due lenti sono meglio di una
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Un pianoforte in penombra
- Episodio 2: Con le buone maniere
- Episodio 3: Aria pesante
- Episodio 4: Piove sul bagnato
- Episodio 5: Topo di biblioteca
- Episodio 6: Salmone Affumicato
- Episodio 7: Arriva la cavalleria
- Episodio 8: Carnevale
- Episodio 9: Due lenti sono meglio di una
- Episodio 10: Il passato non si cancella
- Episodio 1: I problemi non vengono mai da soli
- Episodio 2: Alla base della piramide
- Episodio 3: Dietro le quinte
- Episodio 4: Pioggia di sangue
- Episodio 5: Nuovi incentivi
- Episodio 6: Destruction Derby
- Episodio 7: Incontro clandestino
- Episodio 8: Una visita inaspettata
- Episodio 9: Nuovi orizzonti
- Episodio 10: Tempo di risposte
- Episodio 1: A pesca
- Episodio 2: … Si ottiene tutto
- Episodio 3: Come tutto ebbe inizio
- Episodio 4: Si accendono i riflettori
- Episodio 5: 60 minuti
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
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“Mai una volta che mi chiamate per bere qualcosa” disse Morello mentre puliva le lenti degli occhiali sulla sciarpa rossa.
“Fidati, avrei gradito anche io ma non c’è stato proprio il tempo di organizzare una bevuta.”
“Diamo un’occhiata alla stanza: cerchiamo di capire che cosa ci ha lasciato il nostro omicida. Qualcosa da raccontare sulla vittima” varcò la soglia con passo lungo, quasi volesse sbrigarsi ad uscire, fuori rimasero un paio di poliziotti.
“Era una spogliarellista, si è presentata un paio di notti fa allo studio e mi ha chiesto aiuto con una questione di lettere minatorie. A quanto pare aveva un ammiratore segreto che, all’inizio, le chiedeva di incontrarsi per conoscersi meglio, dopo il suo tacito rifiuto il ragazzo deve essersela presa a male e l’ha minacciata di morte. A quanto pare, ha deciso di passare dalle parole ai fatti” cercai nella mente altro da dire ma non c’era davvero niente più da aggiungere alla vicenda.
Morello si diresse al cadavere che si trovava a metà strada tra il letto e la porta, alle sue spalle la penisola che sostituiva il bancone logoro della cucina, l’illuminazione pallida rendeva l’atmosfera lugubre, presto sarebbe arrivata la scientifica con i fari ad illuminare gli angoli bui di quella stanza. Non c’era odore di cadavere, segno che doveva essere accaduto da poco, nonostante tutto si respirava morte, accanto a me Sullivan scandagliava tutto con lo sguardo calcolatore.
“Nella borsetta abbiamo solo qualche effetto personale: trucchi; una dose di Hypervortex; e questa?” il commissario tirò fuori una lettera sgualcita e un anello “sembra una lettera d’amore, firmata Patrick, sull’anello sono incise le lettere “M&P”. Dobbiamo scoprire di chi si tratta.”
“Cosa dice il nostro ammiratore?”
“Le chiede di sposarla, ti ha detto di questa novità?”
“Non ha mai accennato a niente del genere, ma il colore della carta indica qualcosa di vecchio?”
“Sì, la scientifica lo confermerà di sicuro. Ad ogni modo, sarete voi i miei referenti per il caso” Sullivan era diventato dello stesso colore pallido delle pareti, per poco non sveniva.
“Cosa? No, ehi, non se ne parla, abbiamo già un sacco di merda per le mani e non possiamo certo aggiungere anche questa” Frank si avvicinò al Commissario che intento a sistemarsi le pieghe del cappotto.
“Ho tutti gli uomini occupati e voi stavate già lavorando sulla questione, inutile istruire i miei per poi farli ricominciare da capo. E poi, in un Club come il “Rising” avrete più fortuna di poliziotti ufficiali, sapete come vanno queste cose” abbozzò un sorriso sarcastico, ce l’aveva messo nel culo senza troppi complimenti.
“Vogliamo una ricompensa, nel caso riuscissimo a risolvere la questione” fu la prima cazzata che mi passò per la testa, non che pensassi davvero di salvare le sorti dell’ufficio con qualche dollaro.
“Va bene, facciamo duemila se lo chiudete in due giorni al massimo” era la seconda volta che l’uomo controllava l’orologio.
“Affare fatto.”
“Io ora devo andare, vi lascio nelle mani dei miei agenti e della scientifica, vi terrò aggiornati sui responsi delle analisi. Ora non fatemi perdere altro tempo, buona fortuna” con un cenno della mano ci salutò e varcò la soglia senza voltarsi.
“Ci ha fottuti” Frank si passò le mani tra i capelli, per poco non centrò con il piede la testa del cadavere.
“Sta calmo, ne usciremo e poi ci ha anche offerto un po’ di grana per portare a termine il lavoro” a chi volevo darla a bere?
“Diamoci da fare, risolviamo questa merda e andiamo oltre, ne ho già le palle piene di questa stronzata.”
L’appartamento era un monolocale, niente di enorme e, a quanto pareva, Mary non aveva un gran gusto nell’arredamento e nemmeno tanti soldi per poter togliersi qualche sfizio. Solo mensole attaccate ai muri, un comodino e un armadio consentivano di poggiare qualcosa che, altrimenti, sarebbe finito a terra. Senza che potessi rendermene conto mi ritrovai a frugare il letto della vittima, in un gesto automatico, le lenzuola bianche ondeggiavano come un mare mentre le agitavo in cerca di qualcosa che potesse fare al caso nostro. Il rumore di un oggetto metallico che cadeva sul pavimento attirò la mia attenzione: ai piedi del letto scintillava una spilla. Mi chinai a raccoglierla per darle un’occhiata da vicino.
“Sully, vieni subito qui” il mio collega mi raggiunse subito senza fiatare, con mia grande sorpresa.
“Dove l’hai trovata?” la fronte corrugata come la mia.
“In mezzo alle lenzuola. Pensi che possa trattarsi di un falso?”
“Chi diavolo mai si metterebbe a produrre il falso della spilla dei portuali? No, è autentica.”
“Il nostro amico pare aver dimenticato un dettaglio di poco conto” dissi, nella testa mi immaginavo un uomo alto due metri che strangolava la mingherlina Mary con la borsetta fino a romperla. Una scena strana senza dubbio, ma non impossibile.
“Speriamo ci sia qualche altra sorpresa in giro.”
I miei occhi caddero sul comodino: la foto di un uomo con la ballerina attirò la mia attenzione. Avvicinai un po’ la testa per scorgere meglio i contorni del viso dello sconosciuto e scoprii che si trattava del pianista, lo appuntai nel mio taccuino mentale. Accanto alla cornice la polvere disegnava il contorno di quella che poteva essere un portagioie o qualcosa di simile. A quel punto mi diressi all’armadio sulla sinistra, all’interno pareva non mancare alcun vestito, si trattava di abiti dozzinali e da pochi soldi, l’unico ad attirare la mia attenzione fu una pelliccia colorata, forse usata in qualche numero al Club. La tirai fuori con un gesto secco e ai miei piedi rotolò una pistola di piccolo calibro e quello che pareva il tasto di un pianoforte, sopra vi era incisa una “S”.
“Mary aveva un’arma da fuoco in casa ma non l’ha usata per difendersi, conosceva il suo aggressore?” domandai ad alta voce, nella speranza che Frank potesse avere la risposta.
“Era rivolta verso la porta, stava scappando, forse l’armadio era ormai troppo lontano per prendere l’arma. Ho trovato delle pasticche e della birra, probabilmente era stordita. Accanto al bicchiere c’è un foglietto con una penna.”
“C’è scritto qualcosa?”
“Soltanto una “N” maiuscola.”
“Continuiamo a cercare.”
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: A pesca
- Episodio 2: … Si ottiene tutto
- Episodio 3: Come tutto ebbe inizio
- Episodio 4: Si accendono i riflettori
- Episodio 5: 60 minuti
Mi spiace per la povera Mary (che forse non aveva detto tutto a Colt?), ma mi piace la piega che sta prendendo la vicenda: stai mettendo sul tavolo degli indizi, poco alla volta, così che il lettore sia anche coinvolto direttamente nell’indagine, e questo è davvero stimolante!