E ora?

Guardo il monitor del PC assonnato e con gli occhi rossi. Ho dormito poco e male.

Formule ed equazioni danzano attorno senza più un significato. Provo a mettere a fuoco i codici che ho davanti, avvio la simulazione su Matlab e dopo pochi istanti ho i risultati. Cosa dovevo fare? Non lo ricordo. Mi appare la notifica su una finestra nella barra delle applicazioni. Apro e vedo che ci sono aggiornamenti del bollettino di guerra. Altri raid, altri combattimenti, altri morti, altre parole indignate dei leaders occidentali e il resto del mondo che continua a fare come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Scuoto la testa e riapro la finestra di Matlab. È tutto assurdo.

Come cazzo siamo arrivati ad avere questa situazione? Continuo a guardare il monitor e mi chiedo che senso ha continuare a studiare? Per cosa? Chiudo Matlab e la cronaca fastidiosamente morbosa mi riappare davanti crudelmente.

Ieri ho dato l’ultimo esame prima della laurea. Una laurea sudata, una laurea faticosa, una laurea cercata con forza e determinazione attraverso pochi momenti alti e molti bassi. Ieri Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina. Sembra così strano dirlo. Per due mesi politici, giornalisti, opinionisti ed esperti vari hanno sempre rigettato questa possibilità. “Anacronistico” hanno sempre detto. Già. Anacronistico. Come due anni fa i grandi professoroni dicevano che il Covid era solo un raffreddore. Vatti a fidare degli esperti da salotto. Nuova notifica. “Questa mattina ci siamo svegliati in un nuovo mondo” recita il titolo citando la ministra degli esteri tedesca. Loro di invasioni se ne intendono, forse vale la pena ascoltarla. Non era esattamente il mondo post-covid che mi aspettavo, ma ormai alle emergenze dovremmo averci fatto il callo. Ricordo ancora l’ex presidente Conte due anni fa: “È come una guerra”. Ora lo è davvero. Cosa ci riserverà il futuro? Tutto è possibile, meno lo scenario indicato dai professoroni invitati nei vari special. Mi appare nel monitor la reazione di Ursula Von der Leyen. Sembra Churchill nel 1940. Allegria. Chiudo tutte le finestre e spengo il PC. Ne ho abbastanza, fuori c’è il sole, vado a fare un giro in biciletta. Mi dirigo verso il mare, c’è una bella pista ciclabile e respiro aria pulita. Il sole caldo mitiga l’aria fresca di questa mattinata di fine inverno. La primavera qui arriva presto ma forse quest’anno, come nei due anni precedenti, avrà ancora un sapore invernale. Mi viene alla mente il libro di Ken Follet, “L’inverno del mondo”. Capisco alla perfezione quel titolo ora. Continuo a pedalare, sento la frequenza cardiaca aumentare ma io non ho accelerato. Mi sta salendo la rabbia. Sono nato dopo la dissoluzione dell’URSS e la fine ufficiale della Guerra Fredda. Per me, quel periodo, è solo nei libri di Storia. Ora la viviamo la Storia. Che illusi a credere che un ex agente del KGB che da vent’anni comanda in Russia non volesse la sua vendetta, magari assieme al suo amico di merenda Xi con cui guardava sfilare gli atleti olimpici poche settimane fa. Lo spirito olimpico li ha conquistati vedo. Evidentemente allo Zar fanno questo effetto le Olimpiadi Invernali. Mi chiedo cosa ci sarà dopo Milano-Cortina 2026. Se mai ci saranno. Una signora di mezza età attraversa la pista. Rallento e mi godo il sole, il silenzio e la pace del mare. Supero una vecchia torretta di pietra costruita dagli aragonesi secoli fa e che fu usata anche come contraerea durante la seconda guerra mondiale. Di nuovo la guerra entra prepotentemente nei miei pensieri. Cosa sta succedendo nella costa del Mar Nero? Cosa succede in quelle cittadine simili a quella dove vivo io? Magari ieri c’erano ragazzi come me che passeggiavano allegri per il lungomare di Odessa o il porto di Mariupol, magari mano nella mano con la persona amata, con la quale sognavano un futuro insieme e oggi invece sono al fronte. E se succedesse qui? Se un giorno mi svegliassi e trovassi una flotta d’invasione a largo della mia città? Ieri erano pensieri assurdi, oggi sono ugualmente assurdi, ma il mondo oggi è assurdo. O forse il mondo è sempre stato assurdo ma noi abbiamo fatto come i fenicotteri, abbiamo messo per vent’anni la testa dentro l’acqua, illudendoci che il mondo fosse come lo vedevamo da sotto, appannato e lontano. Oggi invece scopriamo che è maledettamente vicino e nitido.

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Discussioni

  1. Ho riletto questa tua riflessione sul primo giorno di guerra in Ucraina. Il racconto e’ fluido; il contenuto amaro e purtroppo molto vero e condivisibile. A distanza di 75 giorni la situazione non e’ affatto migliorata. Il russo V. P. ieri, durante la grande parata, non e’ apparso in splendida forma, con la copertina sulle gambe da vecchio acciaccato, ma neppure sufficientemente fiacco. Temo che questo conflitto faccia comodo ai tanti che, da un lato e dall’ altro, stanno continuando ad alimentarlo.

    1. Agli storici l’arduo dovere di giudicare obbiettivamente questa guerra, a distanza di 80 anni ancora non riusciamo a farlo con la seconda guerra mondiale. Come la pandemia, fa comodo a qualcuno, e lo stesso questa guerra. Rispetto al primo giorno sono passati tanti eventi, Bucha e Mariupol soprattutto, che hanno dimostrato cosa sono le orde di bestie al soldo di V. P. e al contempo l’esercito ucraino grazie alle armi occidentali ha respinto e riconquistato territori, facendo crollare il mito dell’invincibilità dell’Armata Rossa. Resta ancora la guerra che si combatte sul campo, non mi permetto di dire se sia giusta o sbagliata, solo gli ucraini lo possono dire, e mi pare di vedere un popolo unito attorno al suo Presidente che continua a chiedere armi per poter combattere l’invasore.

  2. E ora? Credimi, è la domanda che mi faccio tutti i giorni. Quello che sta accadendo mi ha fatto riflettere su come la guerra sia una realtà che normalmente ignoriamo perchè lontana da noi. Mi auguro che il conflitto in Ucraina possa trovare una soluzione pacifica, ed auspico che l’umanità metta lo stesso impegno per sedare le altre mille guerre che affliggono il mondo (ad esempio, il continente Africano).

  3. Se non sbaglio c’era qualcuno che chiedeva pieni poteri. Dopo anni di pieni poteri queste sono le conseguenze pratiche. Prima possono sembrare assurde, poi, quando si materializzano, è troppo tardi per tornare indietro.
    Il popolo prima asseconda l’ultimo capopopolo, pende dalle sue labbra e poi, in ultimo, lo appende a testa in giù.
    Davvero un racconto scritto di getto, fluido e realistico del dramma che stiamo vivendo. Complimenti.

  4. Ben scritto, ed una bella quanto triste riflessione. Mi trovo perfettamente d’accordo con te soprattutto nell’ultimo paragrafo, sull’assurdità. Forse noi eravamo convinti che la “normalità” del mondo fosse il periodo che s’è vissuto dagli anni 80, col boom consumistico dopo gli anni di piombo, fino agli anni 2010 (nonostante le crisi economiche), ma la realtà è che forse eran quelli gli anni anomali. La realtà è che la condizione normale del mondo è questa.Paura di pandemie, carestie e guerra hanno sempre accompagnato l’umanità nel passato, per noi era una cosa lontana, ed invece.