Eccomi

Serie: Le innumerevoli vite di Natan


Dal fondo al fondissimo. Come raggiungerlo in pochissimi passi essenziali. Storia del diavolo che divenne Buddha.

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Eccomi

La sopravvivenza è divenuta il mio stile di vita. Mi chiamo Natan, vengo dal vento dell’Occidente. “Vengo” e “vento” si somigliano perché sono legate dallo spostamento. Ecco, questa è una delle cose a cui faccio caso: le connessioni a cui gli altri non fanno mai caso o che non capiscono neanche. Sono parzialmente illuminato, parzialmente maledetto e in parte stronzo.

I miei genitori sono morti entrambi: mia madre mentre le iniettavo cibo attraverso un buco nella gola, e quel maledetto bastardo di mio padre è morto folle, continuando a insultarmi anche sul letto di morte, sempre mentre gli portavo del cibo. Una famiglia felice, come potete vedere. Mi sono portato dietro la maledizione della casa, e sono stato pian piano abbandonato da tutti, persino dai pochi sopravvissuti alla catastrofe. Con “catastrofe” intendo lo svuotamento delle emozioni che ha colpito tutti gli altri esseri umani negli ultimi anni, forse decenni.

Mi sto ancora chiedendo quale ne sia stata la causa, ma non trovo una risposta. È come se tutti volessero soffrire a ogni costo, fino in fondo. Tutti. E questo crea un circolo tutto tranne che virtuoso.

Mi chiederete perché sto scrivendo questo libro; lo capirete strada facendo. Nel frattempo, sappiate che anch’io sono un cane bastardo. Sono orfano a tutti gli effetti, e anche se lo sono diventato a una certa età, questo non significa che non abbia provato la stessa sofferenza di un ragazzino di dieci anni con gli stessi sintomi e la stessa prognosi. Magari anche uno stress post-traumatico, soprattutto dopo la morte del vecchio. Ma la verità è che io sono uno dei pochi che continua a provare qualcosa per gli altri esseri umani. Da questo punto di vista potrei ritenermi un sopravvissuto e vantarmene, ma non è così. È solo un inferno.

Insegno storia della filosofia, psicologia e scienze della seduzione in una piccola università. Lì ho conosciuto innumerevoli donne, ma alla fine, non so come sia successo, ho preferito forse restare solo, almeno per un po’, per riflettere meglio su ciò che desidero realmente. Il fatto è che ciò che desidero in campo amoroso sembra quasi essersi estinto dalla cultura umana, eppure continuo a cercarlo, imperterrito.

Ho una strana relazione con la mia psicoterapeuta, di cui sono innamorato, ma cerco di tenerlo segreto anche a me stesso. Lei è la dottoressa Caroline, una donna che definirei con la “D” maiuscola. Ma, per via del contesto professionale in cui lavora, cerco di tenermene a distanza.

La mia casa è un’umilissima dimora, vecchia e decrepita, ma molto grande. Tra qualche anno cadrà giù a pezzi, perché mio padre non se ne è mai occupato quando era in vita. Un uomo pessimo e inutile che odierò per sempre, ma che mi ha anche ferito per sempre. L’unico modo per guarire queste ferite sarebbe perdonarlo, e perdonare anche me stesso per il mio odio verso di lui.

Non ho molta simpatia per le presentazioni, ma credo che questo possa bastare per ora. E tu? Tu che leggi, come ti chiami? Forse un giorno saprò il nome di tutti quelli che avranno letto questo mio romanzo, perché io sarò leggenda.

Serie: Le innumerevoli vite di Natan


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Un inizio che, in parte, sembra quasi anche una fine. Vi sono mille emozioni che scaturiscono da questo capitolo e tutte lasciano intravedere la sofferenza e l’oscurità attraversate dal protagonista.
    Sono molto curioso di leggerne il seguito.

  2. “È come se tutti volessero soffrire a ogni costo, fino in fondo. Tutti. “
    Quanta verità in questa frase…
    Mi ha colpito proprio nel profondo ed era da tanto che non capitava. Scrivi davvero bene, in modo chiaro e intimo.
    Sono riuscita ad immedesimarmi nel protagonista, forse perché qualcosa di lui è simile ai miei pensieri.
    Ti ringrazio per questo racconto, lo continuerò senz’altro!

  3. Molto efficace la domanda finale rivolta direttamente al lettore.
    Mi ha colpita anche il modo in cui Nathan parla di sé. Si definisce illuminato, stronzo, e ancora, l’unico a provare qualcosa verso gli altri umani…sembra soffrire molto, nel dirlo. Emerge netta la dolorosa consapevolezza di chi sa di provare qualcosa in un mondo dove nessuno prova più niente. È reso tutto molto bene.